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Sulmona. Insulto in aula, la consigliera si difende e viene cacciata

24 ore dopo la solidarietà

Redazione PdN

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SULMONA. Una pioggia di messaggi di solidarietà, oggi, per la consigliera comunale Roberta Salvati dopo lo ‘show’ di ieri.

 

Ieri in aula la consigliera, molto agitata e provata, aveva mostrato dal suo tablet ai giornalisti presenti  (richiamata dal presidente del Consiglio) un video nel quale l’ex sindaco di Sulmona Bruno Di Masci, oggi in minoranza, le rivolgeva  un pesante insulto.

Nel video mostrato si vede l’uomo, che si trovava in un negozio, al telefono con un amico, al quale avrebbe riferito, ridendo, l’epiteto. Il filmato è girato su WhatsApp fino ad arrivare alla stessa Salvati che, furiosa, ha voluto portare il caso in Consiglio.

La consigliera è stata allontata dai vigili annunciando di voler fare sul caso, immediatamente, una conferenza stampa.

In realtà la conferenza stampa non c’è stata e come raccontato da Il Germe Salvati è poi tornata in aula, visibilmente scossa, seduta tra le sedie riservate al pubblico.

Di Masci ha ammesso di aver pronunciato quell’affermazione e di averla semplicemente ripetuta dopo che era stata pronunciata dalla persona con cui era al telefono «un consigliere di maggioranza» di cui non ha fatto il nome.

 

 

 

Il consigliere Di Masci ha già annunciato che si tutelerà nelle sedi opportune e nelle prossime ore formalizzerà una querela contro ignoti. Contesta la diffusione del video privato.

 

Intanto arriva la solidarietà per la Salvati da parte del sindaco di Sulmona Annamaria Casini ma anche del Presidente del Consiglio Comunale Katia Di Marzio e del capogruppo di Avanti Sulmona Fabio Pingue.

«Va condannata con forza ogni forma di violenza perpetrata verso le donne, retaggio di un maschilismo intollerabile. Rivolgersi ad una donna con offese sessiste di tale gravità è di per sé una cosa vile e degna di biasimo, ma se questo proviene da un Consigliere Comunale nei confronti di una collega e’ doppiamente deplorevole, perché oltre tutto va a svilire l’istituzione che rappresenta».

Di Marzio e Pingue sostengono, invece, che «utilizzare termini dispregiativi nei confronti di chiunque e ancor di più verso una donna è un atto da condannare, a maggior ragione se queste brutte parole che hanno un peso e possono ferire vengono pronunciate da politici».

Secondo Avanti Sulmona il dibattito politico può essere duro e aspro quanto si voglia ma senza mai sconfinare in offese personali, che ledono la dignità della persona, sempre da rispettare e sempre da salvaguardare, in ogni circostanza.