IL FATTO

«Bye Bye vitalizi». Di Nicola: «si concretizza la mia battaglia iniziata nel 1999»

Per Maurizio Acerbo solo «ricalcolo»  ma si rischia «incostituzionalità»

Redazione PdN

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ROMA. "Bye Bye vitalizi": la Camera dei deputati approva la delibera del presidente Roberto Fico che dal primo gennaio 2019 farà scattare il ricalcolo con il metodo contributivo degli assegni.

Festeggia il M5S, che scende in piazza davanti Montecitorio con palloncini gialli e bottiglie di champagne, e il leader politico del Movimento Luigi Di Maio parla di «giornata storica, che gli italiani aspettavano da 60 anni», anche se non si accontenta e rilancia ancora una volta sulle pensioni d'oro.

«Saranno tagliate quelle sopra i 4mila euro per ridare alle minime», assicura.

La sforbiciata ai vitalizi incassa la soddisfazione anche di Matteo Salvini, che rivendica l'attenzione ai «fatti» da parte della Lega, e il premier Giuseppe Conte («è un bel segnale») mentre le opposizioni con Forza Italia in testa, che al momento del voto si è astenuta, mettono in guardia dal rischio di incostituzionalità.

Il via libera arriva in Ufficio di presidenza dopo due ore di discussione e registra il sì, oltre che della maggioranza giallo-verde, di Pd e Fratelli d'Italia che non ci stanno a passare per quelli che difendono «i privilegi» pur contestando il metodo utilizzato: le opposizioni evocano il rischio ricorsi dicendosi convinte che alla Corte costituzionale non resterà che bocciare le misure.

Di tutt'altro parere il 'padre' della delibera: Roberto Fico difende merito e metodo e assicura che si tratta di un provvedimento che rientra perfettamente nelle previsioni della Costituzione.

Con l'approvazione delle nuove misure, commenta poco dopo l'ok da parte della Camera, «è stata riparata un'ingiustizia sociale» e ora, aggiunge, tocca al Senato che «arriverà - è il pronostico - a una conclusione simile».

Palazzo Madama per ora però è fermo e si riserva di fare ulteriori approfondimenti prima di scegliere di andare avanti.

Una disparità che non convince molti, tra cui LeU che anche per questo sceglie di non partecipare alle votazioni. Intanto però gli ex parlamentari, che da giorni promettono battaglia, non si danno per vinti e assicurano di voler intraprendere tutte le azioni possibili per procedere con i ricorsi.

Ma non solo: quando sarà fatta giustizia, dicono, e la delibera sarà bloccata, Fico dovrà trarne le conseguenze e dimettersi. Una tesi analoga a quella sostenuta da Fratelli D'Italia con Fabio Rampelli.

Per il Pd però il Movimento potrebbe avere un secondo fine e sperare di cavalcare anche la bocciatura da parte della Consulta - che i Dem danno per probabile - e continuare così a fare propaganda su questo fronte.

Critiche e distinguo di cui i pentastellati non si curano però, almeno non oggi.

 

LA VITTORIA DELL’EX GIORNALISTA

«Dopo 20 anni di battaglie prima all’Espresso e poi al Fatto quotidiano ce l’abbiamo fatta», esulta il senatore Primo Di Nicola (M5s) ex giornalista abruzzese, «all’inizio  sembrava il più grande segreto della Repubblica, non se ne poteva parlare e ci sono voluti anni e anni, dal 1999, per cancellare quello che ritengo la più grande vergogna della Repubblica. Abbiamo cancellato il più odioso dei privilegi dei politici che legiferano per se stessi approfittando del proprio ruolo. Vedo il compimento di un percorso di tanti giornalisti che hanno combattuto questa battaglia con me. Oggi almeno alla Camera questo vergognoso privilegio è cancellato».

Al Senato la battaglia è tutt’altro che scontata. La presidente Casellati (Fi) prende tempo e la battaglia si dilata rimandata a settembre, forse ottobre. Si profilerà una guerra lunga e piena di colpi bassi e molti pozzi saranno inquinati dalla propaganda e dalle bufale virali. Già alla vigilia sono stati lanciati annunci anche di battaglie legali (con denunce dirette a chi avrebbe votato) e si aprirà anche la partita della presunta incostituzionalità). Insomma molti fronti da abbattere prima di vedere la nuova legge pubblicata in Gazzetta.

«Non è più possibile fermare questo percorso», però insiste Di Nicola, «ci saranno delle resistenze. Al senato non ci sono gli stessi numeri ed il M5s non è autosufficiente per produrre questa cancellazione. Il treno è partito e sarà impossibile bloccare questa  riforma. Il paese è stremato e molti pensionati che vivono con 400 euro non tollerano più questa diseguaglianza. Risparmieremo 60 mln di euro che è poca cosa ma importante in una Italia dove molte persone rinunciano a curarsi»

 

INCOSTITUZIONALE?

Secondo Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, «I vitalizi sono stati aboliti nel 2012» e ieri si è approvato solo il «ricalcolo di quelli in essere o maturati prima del 2012. Per quelli che sono stati in parlamento molte legislature col nuovo calcolo vitalizi aumenteranno e guadagneranno anche di più grazie alla flattax. Diminuiranno per chi ha fatto una o due legislature. Evitiamo le bufale e soprattutto non misuriamo governo da queste misure spettacolari. Ad abolire vitalizi fu Monti. Poi arrivarono legge Fornero, pareggio di bilancio, blocco stipendi e tante altre sciagure. La misura che Di Maio esalta è probabilmente incostituzionale. Forse servirà solo a fare bella figura fino alle europee per poi essere annullata da una sentenza della Corte Costituzionale. Una misura sicuramente legittima sul piano costituzionale sarebbe quella di dimezzare indennità e rimborsi dei parlamentari. Ma non è menzionata nel contratto del governo del cambiamento».

 

  

Deputati, senatori ed esponenti del governo si danno appuntamento poco dopo il voto proprio davanti al Palazzo di Montecitorio: portano palloncini, champagne e una grande scritta argentata 'Bye bye vitalizi', diventata un po' il motto della giornata e rilanciata anche da Beppe Grillo, che in serata posta su twitter "bye bye baby" cantata da Frank Sinatra.