POLITICA FLUIDA

Elezioni 2018, Quagliariello già pronto a tornare in Forza Italia

Guerino Testa: «noi svantaggiati da debacle del Pd»

Redazione PdN

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ABRUZZO. Il ritorno di Gaetano Quaglieriello in Forza Italia è nell’aria. Lui non ne fa un mistero ma spiega che dovrà riflettere.

Il senatore campano eletto in Abruzzo,  nonostante i vari spostamenti e cambi, è rimasto più o meno sempre coerente con la  linea di centrodestra e adesso i tempi sembrano maturi per tornare nel partito di Silvio Berlusconi a cui lui aderì fin dal principio.  

Il docente universitario con un passato giovanile nei Radicali (venne pure arrestato con Francesco Rutelli

durante una marcia antinuclearista contro la base militare statunitense de La Maddalena per essere entrato in una zona off limits), nel 1994 si iscrisse a Forza Italia.

Ed è proprio lì, 24 anni dopo, che potrebbe tornare.

Senatore dal 2006 (venne eletto in Toscana), nel 2013 per circa 5 mesi fu Ministro per le riforme costituzionali nel Governo Letta per poi dimettersi. Poi l’abbandono del Pdl e la nascita di Ncd (2013) di Angelino Alfano, che poi decise di affiancare Renzi. Questa mossa non piacque troppo a Quaglieriello che se ne andò e fondò Identità e Azione (siamo nel 2015), tornando all’opposizione del governo Renzi.

Tre mesi fa l’adesione a Noi con l'Italia, la cosiddetta quarta gamba della coalizione di centro-destra che mette insieme l'UDC di Lorenzo Cesa, Direzione Italia di Raffaele Fitto, Scelta Civica e UDEUR di Clemente Mastella.

E proprio lui, da ‘fuori sede’ alle elezioni ha stravinto, battendo nel collegio aquilano anche l'ex sindaco Massimo Cialente.

Stamattina la sua presenza alla conferenza stampa di Forza Italia lasciava intendere l’annuncio ufficiale del ‘ritorno a casa’. Ma lui ha frenato.

«La mia presenza qui oggi è  un atto di dovuta amicizia nei confronti del partito che ha dato il maggior apporto in termini di voti alla mia elezione e che è importante riferimento per quei princìpi liberali e conservatori nei quali da sempre mi riconosco. Tengo a precisare che sono stato il candidato di tutta la coalizione – ha osservato Quagliariello - grazie a un accordo che il mio movimento, ‘Idea – Popolo e Libertà’, ha stretto a livello nazionale con la quarta componente del centrodestra, che in Abruzzo ha portato un contributo significativo all’affermazione di tutto lo schieramento. La prossima settimana, dunque, consulterò innanzi tutto gli organismi del mio movimento, sentirò gli altri tre eletti al Senato che hanno fatto riferimento alla medesima aggregazione elettorale e, in merito all’iscrizione ai gruppi parlamentari – ha concluso il senatore del centrodestra -, determineremo a livello nazionale una scelta che io auspico sarà comune».

Allo sconfitto Guerino Testa, capogruppo di Fratelli d'Italia nel Consiglio comunale di Pescara e candidato del centrodestra all'uninominale per la Camera, il compito di fare un’analisi del voto. Secondo l’ex presidente della Provincia di Pescara il Centrodestra sarebbe stato svantaggiato dalla sconfitta del Pd: «il  Pd e il presidente D'Alfonso hanno avuto una debacle fondamentale, per noi molto impattante in negativo, poiché presumevamo di avere a che fare con un sistema tripolare, mentre il M5s ne ha tratto beneficio, visto che tutti i voti sono stati traslati in questa forza politica. Nel collegio di Pescara, all'uninominale, il Movimento 5 Stelle ha vinto e ci ha sconfitti - prosegue Testa, affiancato dai consiglieri comunali Alfredo Cremonese e Massimo Pastore - però il centrodestra unito ha raggiunto quasi il 35%, prendendo di più rispetto al dato nazionale del Movimento 5 Stelle».

Fratelli d'Italia, che occupa uno spazio politico affine di quello della Lega, in Abruzzo non ha avuto lo stesso exploit del partito di Salvini.

«La Lega, pur non avendo una classe dirigente locale, ha riportato a macchia di leopardo risultati straordinari - ammette Testa - Quindi bisogna dare atto a Matteo Salvini di avere interpretato al meglio i desiderata dei cittadini abruzzesi».

Testa mette in rilievo gli aspetti positivi. «Un altro dato importante è che Fratelli d'Italia nella città di Pescara ha preso oltre il 6%, quindi oltre due punti percentuali in più rispetto al dato nazionale del partito, che era già cresciuto rispetto al passato - afferma l'esponente di FdI - Un dato molto positivo che ci fa ben sperare, nell'ottica di sedimentare il partito sia nella nostra città che nella provincia di Pescara, in vista delle elezioni regionali e comunali, ormai alle porte».



IL CASO D’ALFONSO

Sul caso D’Alfonso è invece intervenuto il neo senatore Nazario Pagano, coordinatore regionale di Forza Italia: «D'Alfonso ha fatto una scelta. L'elezione del presidente della Regione è una elezione diretta così come avviene per i sindaci a doppio turno e quindi è ovvio che nel momento in cui D'Alfonso ha scelto di fare un altro mestiere, e di fare il parlamentare, è come se avesse rinunciato a fare il presidente della Regione. Tra l'altro la legge prevede che non siamo compatibili i due ruoli e quindi chi fa il presidente di regione o il consigliere regionale per legge non può fare il parlamentare per cui diciamo che se non si dimette decade. La scelta politicamente più intelligente sarebbe quella delle dimissioni, se poi tirerà la corda fino alla fine, vorrà dire che vuole seppellire il proprio partito e dargli il colpo di grazia. Credo che a lui non convenga e dovrebbe dimettersi nell'interesse del suo partito e dei cittadini abruzzesi»