PROSSIMO PASSO

Le reazioni. D’Alfonso senatore ma rifletterà se restare in Regione

Da destra a sinistra: «adesso il presidente si dimetta»

Redazione PdN

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ABRUZZO. Luciano D’Alfonso sa di avercela fatta, «sono un senatore della Repubblica» ma ha ammesso che deve riflettere su cosa fare. Andrà a Roma o resterà in Regione?

La decisione, ha detto, arriverà dopo una consultazione con i suoi. Perchè era chiaro a tutti, D’Alfonso aspirava ad un posto da ministro (non lo ha mai nascosto, anzi lo ha sempre sottolineato) ma a questo punto lo scenario è assai remoto.

Per il Pd è stata una debacle e «la Regione Abruzzo» , per dirla alla D’Alfonso, non andrà al Governo ma al massimo potrà fare da opposizione.

Gli basterà? Il governatore, in realtà, potrebbe giocarsi la carta del Governo nazionale instabile e immolarsi per la causa: restare in Regione per mantenere a galla almeno la stabilità dell’Abruzzo.

Ma persone a lui vicine escludono che possa rinunciare a Roma, dopo anni di attesa.

«Hanno vinto i 5 Stelle e la Lega di Salvini» ha ammesso D’Alfonso che ha dovuto prendere atto del trionfo dei suoi tanto odiati «denuncisti».

Nelle sfide nei 7 collegi uninominali in Abruzzo, Camera e Senato, sono quasi certe cinque vittorie di esponenti del Movimento Cinque Stelle e due di esponenti del centrodestra.

Il M5S ha sfondato in Abruzzo dove si pone tra il 39 e 40 per cento, superando il centrodestra che si attesta intorno al 36. In questa coalizione, in controtendenza nazionale, Forza Italia è sopra alla Lega Nord. Crolla il Pd, male Liberi e Uguali.

 

«ORA D’ALFONSO DOVREBBE DIMETTERSI»

E in queste ore piovono da più parti richieste di dimissioni proprio all’indirizzo di D’Alfonso. Ne è convinto il coordinatore regionale di Forza Italia Nazario Pagano «se eletto come penso, credo che sia giusto e opportuno che si dimetta. Nella vita politica funziona così. Se ti candidi per fare una cosa e poi ad un certo punto per tue scelte rinunci a fare quello che stavi facendo prima e che ti hanno demandato a fare i cittadini, è giusto che ti dimetta senza soluzioni levantine per tentare di tenere in piedi una Giunta che si tiene in piedi con lo scotch».

La pensa allo stesso modo anche Donato Di Matteo (ex Pd):

«è necessaria l’assunzione di responsabilità con le conseguenti immediate dimissioni dei responsabili degli organi politici ai vari livelli: regionali, provinciali e comunali con i loro protagonisti istituzionali, in particolare per la Regione Abruzzo del presidente e per la Provincia di Pescara del presidente e del sindaco del capoluogo adriatico».

Di Matteo ritorna sulla «organizzazione leaderistica personale in cui il potere di vita e di morte appartiene al capo ed è assoluto» e ricorda di aver sollecitato una profonda riflessione su vari temi, in primis sulla sanità pubblica e dei diversamente abili, su una nuova politica delle aree interne e montane, sull’agricoltura e sul disagio sociale.

Secondo Di Matteo, a questo punto, visti i «catastrofici risultati di ieri rendono improcrastinabile l’assunzione di responsabilità con le immediate dimissioni dei dirigenti politici per aprire nuovi scenari, dialogando con le esperienze civiche presenti nella nostra regione e per ridare la speranza ai cittadini in vista dei prossimi appuntamenti elettorali».

Fa una sua analisi del voto anche la senatrice Stefania Pezzopane secondo cui il Pd subisce «un arresto storico, un colpo storico: è un risultato drammatico a livello nazionale. A livello regionale avvertivo un forte distacco, una rabbia nei confronti del Partito Democratico di Renzi, una rabbia a volte talmente profonda da non riuscire a risolverla: E questa rabbia non ha trovato soluzione, è diventata voto di protesta e voto di rifiuto contro il Partito Democratico e contro Renzi»

«Prendiamo atto della sconfitta, facendo gli auguri ai futuri Governanti. La democrazia è anche questo. Prendere atto di una sconfitta elettorale e accettarla senza se e senza ma. Certo, il risultato non sempre paga il lavoro fatto», è il commento del presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco (Pd).

«In questi anni - ha spiegato - si è lavorato molto per il nostro territorio, cercando di non far mancare la vicinanza ai sindaci. Senza l'appoggio del Presidente della Regione non si sarebbero risolti tanti piccoli e grandi problemi sulla viabilità, sugli edifici scolastici e per l'ambiente. Ma evidentemente non è stato sufficiente a far capire che lavorare per il bene del nostro Abruzzo significa anche dare delle priorità e che è molto difficile operare in una situazione economica difficoltosa e in mancanza di risorse certe e sufficienti. Ma la democrazia è anche questo. Continuare a lavorare con gli stessi obiettivi e lo stesso entusiasmo anche dopo una sconfitta politica. Perché sono i valori che esprimiamo a doverci indicare la strada».

«Nel mio collegio e in Abruzzo abbiamo dimostrato che se si lavora con umiltà, passione, abnegazione, disponibilità e professionalità si può contrastare con successo l'avanzata grillina che si è fatta molto pericolosa». Così il candidato al proporzionale alla camera nel collegio dell'Aquila per Forza Italia, l'imprenditore Antonio Martino, in un commento a caldo dopo la sua elezione.

«Ho parlato al plurale - spiega ancora il neo deputato, imprenditore di 41 anni - perchè in questo risultato ha contato in maniera determinante il lavoro di squadra, e mi riferisco ai miei collaboratori e ai dirigenti del partito, che ringrazio come ringrazio gli straordinari elettori di un territorio al quale sono molto legato».

 
RAPINO: «SCONFITTA NETTA NON CI SONO SCUSANTI»  

Secondo il segretario regionale del Pd, Marco Rapino, «si è votato poco tenendo conto dei candidati, a cui va un enorme ringraziamento per essersi battuti con coraggio e generosità, perché dietro questo voto di opinione si afferma una forte disaffezione che ha ragioni profonde, soprattutto nel Mezzogiorno. Ci sarà molto da approfondire nei prossimi giorni, sapendo che non c’è un destino personale da difendere, ma ricostruire quello collettivo».

 
FINA (PD): «SCELTE COMPIUTE CON ARROGANZA»

«c’è bisogno di un partito perché le idee politiche non sopravvivono se legate esclusivamente al mero esercizio del governo. Anzi si corrompono, snaturano, astraggono», commenta invece Michele Fina .

«C'è bisogno di un partito democratico. Ma la democrazia è tale se contempera il principio della maggioranza e il rispetto e la tutela delle minoranze. In Abruzzo questo non c'è stato come non c'è stato il rispetto dei territori e delle loro istanze. Le scelte compiute sono state esclusivamente dettate da arroganza e da rendite di posizione. Cinicamente noncuranti del rischio che il nostro patrimonio di valori e che lo stesso interesse generale del Paese stavano correndo. Ripartiamo dai territori, dagli amministratori locali, dai militanti. Rimettiamo insieme i pezzi, ricostruiamo ascolto e dialogo, torniamo con umiltà tra coloro che diciamo di voler rappresentare e che, invece, ci hanno severamente punito. Ricostruiamo l'unità del centrosinistra, perché le divisioni le pagano tutti. Facciamolo con lo spirito di una comunità di valori e non con quello di una società di reciproci interessi».


SCLOCCO (LEU): «RISULTATO ERA EVIDENTE»

«Le antenne tese sui territori ci avevano fatto capire, chiaramente e più di un anno fa, che le politiche di quel centrosinistra non davano alcuna risposta alle persone, che c’era un vento diverso ed una voglia forte di stravolgere tutto»  , commenta invece l’assessore Marinella Sclocco (Leu). «Io sono di sinistra, non posso rinnegare i miei valori e diventare altro - continua l'assessore regionale di Liberi e Uguali - Abbiamo fondato un movimento di sinistra perché per me e per molti di noi quella è la visione più giusta ed in soli 3 mesi siamo andati alle elezioni. Con molti tumulti, ma abbiamo fatto le liste e la campagna elettorale»