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Congresso Pd, Cantagallo segretario a Montesilvano. A Vasto 46 votanti su 400

L’ex sindaco di Montesilvano è tornato dopo 11 anni

Redazione PdN

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ABRUZZO. Era il 12 aprile del 2016 quando Enzo Cantagallo disse a PrimaDaNoi.it io non torno in politica, mi dedico alla cultura».

 Invece, tre giorni fa, 18 mesi dopo quella dichiarazione, l’ex sindaco di Montesilvano è ritornato attivamente nell’arena (è il nuovo segretario cittadino del Pd), nel suo vecchio partito di militanza, nella città che lo ha visto prima sindaco e poi arrestato in una delle inchieste mediaticamente più feroci che Montesilvano ricordi.

Era novembre 2006 e sulla quinta cittadina abruzzese si abbatteva il Ciclone.

Cantagallo ho subito sei processi e si è dovuto difendere per 36 capi di imputazione: per 34 di essi è stato assolto perchè il fatto non sussiste, per i restanti due è stato assolto per intervenuta prescrizione. Resta un periodo storico e un tipo di amministrazione che al di là degli esiti dei giudizi penali ha riverberato negli anni disparati effetti.

Adesso risale la china politica dimostrando di aver cambiato idea.

Il partito lo ha riaccolto a braccia aperte (anche se non mancherebbero mal di pancia) designandolo segretario con 182 preferenze, ovvero con la maggioranza di un terzo degli iscritti al circolo. E’ stata invece sconfitta la segretaria uscente Romina Di Costanzo, arrivata nel 2013 e che due anni dopo richiamò a raccolta i ‘senatori’ del Pd chiedendo di essere più presenti.

E a febbraio 2016 c’era anche lei alla prima uscita pubblica di Cantagallo in un agriturismo di Città Sant’Angelo insieme a tutti i ‘big’ del partito cittadino.

Che l’ex sindaco di Montesilvano volesse tornare in pista non è certo una novità ma lui ha sempre negato come quando, due primavera fa, a questo giornale disse «sono impegnato ad organizzare eventi di carattere socio-culturale per "risvegliare" tutte quelle anime sopite e rassegnate a non fare nulla».

A maggio di quell’anno, comunque, l’evento da lui organizzato al quale parteciparono anche il presidente di Regione, Luciano D’Alfonso e la sottosegretaria alla Giustizia Federica Chiavaroli per parlare della ‘Nuova Pescara’ fu un mezzo flop: sala semivuota, una parte degli ospiti diedero forfait e ci fu anche qualche contestazione.

E’ andata meglio alla votazione di tre giorni fa che lo ha visto trionfare sebbene il partito abbia preferito non diffondere troppo la notizia. Sui canali ufficiali nemmeno mezza riga, così come sulla pagina Facebook dove si è fermi all’annuncio delle votazioni e alle coordinate spazio temporali per raggiungere le urne. «Novità?», chiede un utente che vuole evidentemente essere informato sui dati.

Ma nulla. Magari però può ritenersi un buon indizio il commento di un secondo ‘amico’ Facebook: «la vostra capacità di resuscitare i morti è sconvolgente».

Scettico Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra italiana: «Sembra proprio che si torni sempre indietro, l’amministrazione comunale vira sempre più a destra, e la risposta politica del Partito Democratico è conservativa, con la testa completamente girata all’indietro guarda ad anni bui il cui il centrosinistra ha prodotto le peggiori speculazioni edilizie e in cui c’era la massima ambiguità nei rapporti tra pubblico e privato, quei primi esperimenti in cui il cosiddetto centro-sinistra non faceva il suo mestiere ma rincorreva la destra e perdeva la bussola della cura del territorio».

Duro anche il commento di Corrado Di Sante, Segretario Provinciale PRC-PE Pescara: «se D’Alfonso è presidente della Regione, Cantagallo può fare il segretario cittadino. Dov’è lo scandalo? A Montesilvano i protagonisti del "Ciclone" dai pranzi sono passati alle tessere. Un politico che ha ricoperto e ricopre cariche pubbliche non solo può ma ha il dovere di rinunciare alla prescrizione per dimostrare nel corso del processo la sua innocenza. Se non lo fa vuol dire che teme che i fatti gli diano torto».

 


 

A VASTO

Anche a Vasto ha vinto un ex sindaco, Luciano Lapenna, ma il partito ha mostrato grossi problemi interni che dovranno essere sanati al più presto per evitare il tracollo.

A votare appena 47 tesserati su 400 e Angelo Bucciarelli sottolinea «lo stato di pessima salute» del partito: «quando il 90% degli iscritti non partecipa in occasione del Congresso, è evidente che c’è un problema: nel Pd non c’è militanza né partecipazione vera. La sezione di Vasto sono due anni che non ha alcuna vita politica reale. Il partito è diventato un comitato elettorale. Anzi, il Pd di Vasto non è neanche più un partito: è un'aggregazione elettorale. Inoltre, approfondendo e spulciando i nomi dei componenti appena nominati nella direzione, 46 (uno in meno dei partecipanti all'assemblea), dobbiamo prendere atto che il Partito Democratico di Vasto è in mano a figli, mogli, nipoti, cugini, zii, cognati e compari. Insomma, il PD di Vasto è un partito familistico».

«Ora basta», ha scritto su Facebook Lapenna al critico Bucciarelli. «Sono qua per unire. Se ti va bene troverai in me un convinto alleato. Se vuoi sfasciare...accomodati!».

 

a.l.