LO SCANDALO

Dieselgate. Parte processo a VolksWagen, chiesti 9 mld danni

Casa auto non avvertì in tempo azionisti. Ma giudice frena

Redazione PdN

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BERLINO. Volkswagen informò tempestivamente i mercati, in vista della tempesta che si sarebbe scatenata a causa del dieselgate? La risposta di molti azionisti a questa domanda è negativa, ed è questo il cuore dell'udienza dibattimentale della causa pilota di un processo collettivo, che si è tenuta oggi davanti alla corte d'appello di Braunschweig, a carico del colosso di Wolfsburg. Un procedimento che, alla fine, potrebbe costare alla casa d'auto circa 9 miliardi di euro. I soli danni chiesti dalla Deka Investment (fondo filiale della Sparkasse), che ha denunciato nella causa pilota, ammontano già a 4 miliardi.

E la decisione che sarà presa per questo caso sarà valida per i 1645 attori che hanno sporto complessivamente denuncia a riguardo. La prima udienza del procedimento nell'ambito di questa sorta di class action tedesca - fatte le dovute differenze - alla quale oggi si sono presentati 50 avvocati, hanno provocato una certa delusione in chi attende di essere risarcito: il giudice ha infatti avvertito che le rivendicazioni potrebbero essere prescritte per il periodo che va fino a metà del 2012.

La controparte, e cioè il legale della Deka Investment, afferma invece che già nel giugno 2008 il colosso di Wolfsburg avrebbe dovuto ammettere di non dominare la tecnologia delle emissioni sul diesel alla luce dei criteri troppo restrittivi imposti dagli enti regolatori americani. Subito dopo le rivelazioni sullo scandalo delle violazioni dei dati sulle emissioni dei gas di scarico, il corso azionario di Vw subì un crollo: a tratti le azioni persero quasi la metà dei loro valore. Con gravi danni per gli azionisti, che quindi hanno fatto causa. Il dieselgate esplose dopo che il 3 settembre 2015 il gruppo fece delle ammissioni davanti all'Epa (ente ambientale statunitense) sulle manipolazioni dei test sui gas.

Il 18 settembre, fu lo stesso ente a rivelare che Vw si fosse servita di un software illegale, in grado di alterare i risultati degli accertamenti, e quindi di ingannare i controllori americani. Qualche giorno dopo, il 23, ci furono le eclatanti dimissioni del ceo dell'epoca, Martin Winterkorn, sostituito precipitosamente dal risanatore Matthias Mueller. Il maxiprocesso degli azionisti dovrà rispondere anche alla domanda su chi fosse avvertito e (quando) delle procedure illegali di Volkswagen.