L'ALLARME

Pericolo incendi, guai seri se non c’è vera prevenzione

I soli mezzi a terra sono insufficienti e si rischia di perdere patrimonio naturale e mettere a repentaglio vite umane

Redazione PdN

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ABRUZZO. «Se malauguratamente scoppiasse un incendio all'interno di una leccetta come quella di Torino di Sangro in provincia di Chieti, prima che arrivi la flotta dello Stato, potrebbe essere tardi al punto che della stessa leccetta rimarrebbe un desolante quadro di braci e fumo».


Nuovo senso Civico torna sull’argomento della prevenzione incendi cercando di fare il punto di come si sta muovendo l’Abruzzo anche in relazione alle alter regione italiane.

Le Regioni Sicilia, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo, Marche e Umbria in caso di roghi saranno costrette a fronteggiarli con mezzi e uomini a terra, in attesa della Flotta dello Stato che interviene solo quando viene raggiunto il 3° livello di pericolosità ovvero quando le dimensioni assumono carattere di disastro.

Questo perché non hanno stipulato convenzioni e non hanno attivato uno specifico servizio antincendio con mezzi aerei.

In Abruzzo il presidente D’Alfonso ha annunciato una convenzione con i vigili del fuoco a partire dal 1 luglio ma gli stessi vigili hanno parlato di un servizio attivo per un solo mese (agosto) e con risorse insufficienti.


«Gli incendi boschivi somigliano agli infarti», spiega l’associazione Nuovo Senso Civico, «più immediato è l’intervento più probabilità esistono di mitigarne gli effetti. Vanno domati con tempestività, altrimenti un piccolo focolaio in poche ore può trasformarsi in un rogo apocalittico. L’esempio della lecceta di Torino di Sangro, alla quale auguriamo lunga vita e di cui abbiamo realizzato le immagini che vedete, pone in evidenza un’altra questione, quella degli incendi di interfaccia. E’una tipologia di incendio in cui il fuoco può arrivare a trovarsi vicino alle case, edifici o luoghi frequentati da persone. Questi incendi di interfaccia, con il depauperamento delle risorse finanziarie delle province e dei comuni deputati alla manutenzione ordinaria delle strade, sono molto più probabili, per le condizioni in cui i bordi delle nostre provinciali e comunali riversano, invasi da erbacce, arbusti e cespugli. Inoltre quando la manutenzione viene realizzata perchè le erbacce invadono la carreggiata, quasi sempre, i resti delle decespugliazioni non vengono rimossi, ma lasciati a seccare, così da trasformarsi in inneschi ancora più rischiosi, a causa dell’inciviltà, per dirne una, di chi incautamente butta una cicca dal finestrino dell’auto. Gli incendi di interfaccia non divorano soltanto gli alberi, ma possono uccidere persone, perchè si sviluppano in prossimità di aree antropizzate, soprattutto nel periodo estivo con il turismo».

L’assocaizone spiega come non si parli solo di «incendi» o di problemi ambientali ma si va ben oltre perchè si mette a repentaglio la vita umana.


«In poco meno di 6 mesi l’Abruzzo è stato teatro di tragedie esposte agli occhi del mondo ma ancora la classe dirigente abruzzese manca di buon senso», dice Nuovo Senso Civico, «la Sardegna, regione un pò più a rischio incendi dell’Abruzzo, per il triennio 2017-19, con un bando di 9 milioni di euro annui a base d’asta, suscettibile quindi di ribasso, si assicura una flotta di 11 mezzi aerei per la vigilanza, il monitoraggio e lo spegnimento. Si assicura inoltre personale tecnico qualificato, ripristino delle aree e persino il trasporto di mezzi di informazione».

Dalla tabella di disponibilità di elicotteri antincendio regionali, l’Italia continua ad essere divisa in due, con il nord più preparato ed una parte del centrosud che si affiderà alla sorte, alla buona volontà e ai secchi d’acqua.


«Mancano i soldi, c’è crisi. Vero, ma facciamo l’esempio dell’Abruzzo e del suo Masterplan, in cui è prevista la disponibilità di un miliardo e mezzo di euro (1.498.622.720,99) per opere, infrastrutture e servizi. Tra le infrastrutture previste», conclude Nuovo Senso Civico, «c’è la bretella che finalmente completerebbe il tratto della Fondovalle del Sangro, che adesso rallenta incredibilmente la viabilità al costo esorbitante di 190 mln di euro. E’ chiaro come il sole che non sono i soldi a mancare, ma soltanto la volontà politica. Lì dove un bosco brucia e muore, il rischio di frane aumenta, in un’Italia da sempre provata dal gravissimo dissesto idrogeologico di tutte le Regioni che la compongono, da Nord a Sud, passando per le Isole».