I GRANDI SCANDALI

Emergenza acqua Gran Sasso: ora si cerca un altro punto di captazione più sicuro

Dopo 30 anni di forzature, omissioni e bugie si cerca una soluzione al problema

Redazione PdN

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ASSERGI. La soluzione definitiva per evitare qualsiasi interferenza dei Laboratori nazionali del Gran Sasso dell'Infn e dell'autostrada A24 sul sistema acqua del Gran Sasso è quella «di ricorrere a un punto di captazione diverso da quello attuale, all'interno della montagna».

Lo ha ribadito il vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, in un incontro ad Assergi organizzato dagli stessi Laboratori, su richiesta della Provincia di Teramo, presenti i sindaci del comprensorio.

L'8 maggio scorso, per un presunto caso di inquinamento dell'acqua proveniente dall'invaso del Gran Sasso, la Asl teramana adottò per 12 ore un provvedimento di non potabilità che gettò nel panico 32 comuni del teramano.

Lolli ha parlato di intervento ormai irrinunciabile.

«Abbiamo tempo per studiare la complessa rete di captazione dell'acqua che 'confina' in maniera pericolosa con Laboratorio e autostrada - ha detto -. Ma dovremo farlo necessariamente entro il 2019, termine nel quale nel Traforo saranno effettuati lavori per l'ampliamento dei by-pass tra le due canne».

Pian piano anche politici, tecnici e scienziati sembrano comprendere l’origine ed il nucleo del problema: la captazione delle acque e la pericolosità di contaminazione proprio dell’acqua che si beve.

Una consapevolezza che scaturisce direttamente dal fatto che ad oggi non è più possibile negare -come si è fatto per 30 anni- e non è più possibile limitarsi a tranquillizzare la popolazione visto che sarebbe un atto ancor più scellerato del passato…

 



STUDI E CARTE GIA’ CI SONO E SONO STATE PAGATE

Sta di fatto che in realtà la Regione, così come gli altri enti, hanno a disposizione una mole immensa di documenti lasciati in eredità dal commissario Angelo Balducci che nel 2004 iniziò i lavori che dovevano mettere in sicurezza il sistema Gran Sasso e che così non fu.

Sta di fatto che lo stesso Balducci, per dar ulteriore valore all’imponente lavoro di consulenti esterni e costosissimi, volle consegnare tutti gli studi agli enti locali proprio per agevolarli nella conclusione dei lavori di messa in sicurezza  (che però non ci sono mai più stati).

Di certo tra i voluminosi faldoni che magari la Regione non si è persa e conosce bene ci sono centinaia di planimetrie e carte che illustrano con precisione proprio la rete idrica e impiantistica, anche in considerazione del fatto che diversi lavori sono stati fatti 14 anni fa.

Dunque «studiare la complessa rete di captazione»  ad oggi dovrebbe essere persino più facile perchè un lavoro già fatto e già pagato.

 

Nelle more di questo obiettivo, saranno messi in campo -promette sempre Lolli- i sistemi di analisi in tempo reale attraverso l'acquisto di una strumentazione «più sofisticata»  ma, soprattutto, sarà adottato un nuovo protocollo per la condivisione delle valutazioni sugli interventi di manutenzione sulle infrastrutture.

Anche in questo caso a giudicare dai tecnici e dalle carte il sistema installato nel 2004 doveva essere tra i più sofisticati al mondo, oggi ovviamente vecchio e obsolescente ma il punto è che non sembra abbia funzionato a dovere in questi anni, a pieno regime e soprattutto sia stato tenuto in efficienza per poter davvero garantire un monitoraggio delle acque degno di questo nome.

Anche su questo Regione, Laboratori e Ruzzo tacciono.

 

Anche Stefano Ragazzi, direttore dei Laboratori nazionali del Gran Sasso dell'Infn, che ospitano oltre mille ricercatori all'anno, ha auspicato un diverso sistema di captazione dell'acqua e ha sottolineato come la collaborazione di sistema renda tutti più tranquilli: «Ho detto che dormirei più sereno perché non sapendo esattamente quale acqua venga raccolta e inviata all'acquedotto non ho l'assoluta certezza di fare operazioni che non diano problemi all'acqua. Quando abbiamo fatto una lavorazione, abbiamo cercato l'accordo della Asl e della Ruzzo per mettere a scarico precauzionalmente l'acqua».

Dunque finalmente tutti più sereni  e liberi da quel peso portato dentro per 30 anni: la consapevolezza del rischio che un intero sistema così importante e complesso potesse creare grossi rischi a moltissime persone.