DEPURAZIONE

Pescara. Il Consiglio dice sì alle vasche di prima pioggia dopo 17 anni

Il “parco depurativo” va avanti: a luglio la gara

Redazione PdN

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PESCARA. Il nuovo depuratore è stato cassato, il ‘parco depurativo’ no, nel frattempo di certo saranno realizzate due vasche di prima pioggia a supporto del depuratore che già c’è.

Lo ha stabilito oggi il Consiglio comunale di Pescara dopo alcune battute d’arresto delle scorse settimane nelle quali in aula erano arrivate versioni che non sono piaciute della delibera.

Oggi, invece, dopo che parte degli emendamenti del centrodestra sono stati accolti la delibera è passata e ha dato il via libera al “parco depurativo”.

Che cos’è?

Sarà composto «da vasche di laminazione per complessivi 30mila metri cubi/ora, edifici destinati ai parchi tematici (in cui insediare il Corso in Economia del mare organizzato dalla Camera di Commercio e una succursale dell'Istituto Zooprofilattico), gruppi elettrogeni per evitare stop agli impianti di sollevamento e un sistema di separazione delle acque bianche e nere, il tutto su un'area di 20mila metri quadrati».

Propaganda a parte quello che probabilmente ora si riuscirà a fare sono due vasche di prima pioggia che la direttiva europea del 1991 prevedeva come obbligatorie già da allora e da realizzare al massimo entro il 2000.

Ritardo enorme e disinteresse che hanno generato un effetto che solo oggi pare sia emerso con tutta la sua veemenza: l’inquinamento del mare. Infatti l’assenza delle due vasche obbliga il gestore del depuratore a sversare i reflui ogni volta che aumenta la portata, per esempio, durante le piogge. Così fogna e acqua piovana finiscono direttamente a mare da oltre 30 anni con grave nocumento.

Sarebbe bastato realizzare le vasche di decantazione per risolvere in gran parte il problema ma a Pescara non c’è stata amministrazione in grado di volerlo fare.

Quando ormai sembrava fatta, era il 2004, l’opera venne inserita nel project financing poi vinto da Di Vincenzo per la gestione e «potenziamento» dell’impianto. Erano i tempi di Giorgio D’Ambrosio che prometteva la risoluzione di un problema -già allora ultradecennale- ma alla fine di quelle opere certificate sulla carta come necessarie e obbligatorie si dimenticarono tutti e così oggi tocca alla Regione Abruzzo cacciare molti più soldi per costruirle.

Ma non è certo un problema per nessuno dei soggetti intervenuti ai tavoli tecnici e così dopo tanta fogna passata sotto i ponti si intravede una risoluzione che non sarà veloce. bisognerà attendere più stagioni balneari.

Cosa c’entrino edifici e sedi di nuovi corsi universitari a due passi dal depuratore con la depurazione non è semplice comprenderlo così come non è facile comprendere cosa intenda nel dettaglio il governatore per “separazione di acque bianche e acque nere” nell’ambito del parco depurativo.

I soldi ci sono e la tabella di marcia perentoria

D'Alfonso ha ricordato che «il depuratore è bersaglio di ben due investimenti: uno già proceduralizzato e di prossima firma contrattuale per un importo pari a 8,5 milioni di euro, per il quale si attende la validazione del TAR nei prossimi giorni. Riguardo l'altro investimento, pari a 4 milioni di euro - ha aggiunto -, siamo in attesa che ACA completi il progetto, attività prevista per fine marzo. A quel punto, potranno partire le attività di gara e di scelta del contraente. Questi due investimenti sul depuratore andranno, quindi, ad aggiungersi alla realizzazione di un "parco depurativo” in un sito del Comune di Pescara di prossima individuazione visto che, al momento, il ventaglio di soluzioni vede quattro siti potenzialmente candidati».

L’Arap, in veste di soggetto capofila per la realizzazione del "parco depurativo" procederà alla definizione progettuale entro il 30 marzo per poi attivare le procedure di gara entro il 20 di aprile e scegliere il contraente entro metà luglio.

«Si tratta di investimenti complessivi per circa 20 milioni di euro - ha concluso D'Alfonso - che daranno certezza di autosufficienza depurativa per qualsiasi ulteriore esigenza si dovesse porre a carico della capacità di Pescara di reggere il ciclo idrico integrato».

 

Il braccio di ferro ora è sulle aree dove realizzare gli interventi.

Per Forza Italia «si dovrà dare assoluta priorità all’utilizzo dell’area pubblica di via Fiora, ove insiste la ricicleria di Attiva, che potrebbe essere trasferita nelle aree pubbliche di proprietà della Provincia in via Breviglieri, l’ex Napolplast. Non solo: buona parte dei 30milioni di euro promessi dalla Regione Abruzzo dovranno essere investiti per la separazione delle condotte delle acque bianche da quelle delle acque nere e si dovrà realizzare una ulteriore vasca di accumulo a servizio del collettore rivierasco B0 nell’area della Madonnina».

Cinque gli emendamenti proposti dal centro-destra in Consiglio comunale e approvati: «la realizzazione di una vasca di accumulo a servizio del collettore rivierasco B0 nell’area della riviera nord-Madonnina, fondamentale per non appesantire ulteriormente il carico sul depuratore - ha specificato il Capogruppo Antonelli -; abbiamo previsto una modifica all’ultima convenzione stipulata tra Comune-Aca-Ersi, ovvero che l’Aca rimborserà al Comune di Pescara tutte le somme anticipate dal Comune per la progettazione e gli studi inerenti alla realizzazione delle opere di collettamento fognarie di zone di San Giovanni Teatino e Spoltore presso l’impianto di depurazione di contrada San Martino, a Chieti Scalo, per non causare danni erariali a carico del Comune stesso; abbiamo precisato che si andrà a realizzare il Parco della depurazione ma anche la separazione delle condotte delle acque bianche da quelle nere. E soprattutto abbiamo specificato che per la realizzazione delle nuove vasche di accumulo si dovrà dare assoluta priorità alla scelta dei siti pubblici, ovvero l’area dell’attuale ricicleria di Attiva, in via Fiora. Solo se l’area pubblica dovesse rivelarsi inidonea, si potrà procedere con la scelta di un’area privata, individuata però con una procedura a evidenza pubblica, e non certo a simpatia».