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Migranti e cittadinanza, il Cdm approva il decreto

Salvini: «Italia più sicura»

Redazione PdN

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ROMA. Alla fine è arrivata la fumata bianca: il decreto Salvini su migranti e sicurezza è stato approvato all'unanimità in Cdm. Con misure come lo stop alla protezione internazionale in caso di condanna in primo grado e la cittadinanza revocabile già nel mirino di giuristi.

Il testo definitivo tuttavia ancora non c'è, gli uffici lavorano alla formulazione degli articoli ed alla definizione delle coperture, mentre il Quirinale attende vigile l'invio del documento definitivo.


Il titolare del Viminale esulta: «è un passo in avanti per rendere l'Italia più sicura».

Il premier Giuseppe Conte, che ha illustrato il testo insieme a Salvini in conferenza stampa, assicura: «non arretriamo su diritti e garanzie, non cacciamo nessuno dall'oggi al domani».


Ma è ampio lo schieramento critico: dalla Chiesa alle ong, dal centrosinistra all'Anci. Dopo una lunga gestazione, con rinvii, discussioni, modifiche ed un'unificazione di quelli che erano partiti come due testi separati (uno sui migranti e l'altro sulla sicurezza), il Consiglio dei ministri vara dunque il provvedimento-bandiera del titolare del Viminale.

Servirà, annuncia, a «combattere con più forza mafiosi e scafisti, a ridurre i costi di un'immigrazione esagerata, ad espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, a togliere la cittadinanza ai terroristi, a dare più poteri alle forze dell'ordine. Dalle parole ai fatti».


Nei 43 articoli trova posto innanzitutto una stretta sull'asilo, con l'abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e la previsione di casi speciali di permesso temporaneo per esigenze di carattere umanitario (atti di particolare valore civile, grave sfruttamento lavorativo, violenza domestica, eccezionali calamità naturali, motivi di salute di eccezionale gravità).


L'allungamento dal 90 a 180 giorni della durata del trattenimento dei Centri per i rimpatri. La possibilità di trattenere gli stranieri da espellere anche in strutture nella disponibilità della pubblica sicurezza in caso di indisponibilità dei Cpr.

L'ampliamento dei reati che comportano il diniego o la revoca della protezione internazionale: dalla violenza sessuale al traffico di droga, dal furto alla violenza e minaccia a pubblico ufficiale (in una precedente formulazione c'era anche la resistenza a pubblico ufficiale).

«E' solo buonsenso», sottolinea il ministro.


Se un richiedente asilo, in attesa di essere riconosciuto come profugo, osserva, «va in giro a spacciare droga, vede la sua domanda stracciata, viene messo in un centro per le espulsioni e rispedito a casa sua».


Per i richiedenti asilo previsto lo stop alla domanda anche in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado.

Altro punto controverso è la revoca della cittadinanza per i condannati per terrorismo in via definitiva. Così come il cambio allo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) che ora sarà riservato solo ai titolare di protezione ed ai minori non accompagnati. Già domani il dl potrebbe arrivare al Quirinale che promette massima attenzione al testo.


Conte ricorda che c'è già stata un'interlocuzione con il Colle: «non voglio tirare per la giacca Mattarella: lui avrà tutto l'agio, quando riceverà formalmente il testo, per fare eventuali rilievi».

Da parte sua Salvini definisce il dl «non blindato, il Parlamento lo potrà arricchire».


Il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, promette che la Chiesa continuerà a fare la sua parte per i migranti ed invita la politica a «non cedere alla tentazione di strumentalizzare le paure o le oggettive difficoltà di alcuni gruppi e di servirsi di promesse illusorie per miopi interessi elettorali».


Lia Quartapelle (Pd) definisce il decreto «la nuova arma di distrazione di massa. Crea più immigrati irregolari, più insicurezza e non aumenta i rimpatri».

Il direttore del Cir Mario Morcone parla di «norme pericolosissime» che vanno «a colpire diritti solennemente riconosciuti dalla nostra Costituzione».

E per l'Anci il dl «ridimensiona il sistema di accoglienza dei Comuni a favore del sistema emergenziale dei centri di prima accoglienza. Una scelta che avrà ricadute sui territori».


E nel decreto spunta anche una norma sulla certificazione dei bilanci delle squadre dei campionati di calcio di A e B. Il testo uscito dal Cdm contiene un articolo - che non è stato indicato dal Viminale - in base al quale, a partire dalla prossima stagione, potranno accedere «alla ripartizione della quota dei diritti audiovisivi» solo le società di A e B che avranno sottoposto i propri bilanci ad una società di revisione soggetta alla vigilanza della Consob.