LA SENTENZA

In Appello è di nuovo 'Mafia Capitale' ma ridotte pene per Buzzi e Carminati

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

152

 

ROMA. Rovesciato il Mondo di mezzo. Quella zona "grigia" di malaffare, corruzione e politica, ha le caratteristiche del contesto mafioso. Una struttura criminale che riconduce alle grandi organizzazioni criminali come Cosa nostra, ndrangheta e camorra. In sostanza due parole: "Mafia Capitale".

Lo hanno stabilito i giudici della III corte d'Appello di Roma che hanno rovesciato quanto sancito in primo grado, nel luglio del 2017, quando cadde il profilo penale sancito dall'articolo 416 bis ma furono riconosciute due associazioni a delinquere "semplici" capeggiate dall'ex terrorista nero Massimo Carminati e dal ras delle coop romane, Salvatore Buzzi.

Proprio loro due, in collegamento video dai carceri di Opera e Tolmezzo, hanno assistito impassibili alla lettura del dispositivo arrivata dopo circa 4 ore di camera di consiglio.

I giudici hanno inflitto una quarantina di condanne.

La corte ha riconosciuto per 18 persone, a vario titolo, l'associazione mafiosa, l'aggravante dell'articolo 7 del codice penale e il concorso esterno.

Per la maggior parte degli imputati ha ridotto gli anni di condanna. In particolare, per Buzzi la pena è scesa a 18 anni e 4 mesi rispetto ai 19 anni di primo grado, mentre per l'ex Nar gli anni inflitti oggi sono 14 e sei mesi rispetto ai 20 anni del primo grado.

Ridotta da 10 anni a 8 anni e 7 mesi la pena per Franco Panzironi, ex braccio destro del sindaco di Roma Gianni Alemanno ed ex amministratore delegato di Ama, così come per l'ex consigliere comunale Luca Gramazio per il quale i giudici hanno ridotto a 8 anni e 8 mesi la pena che in primo grado era stata di 11 anni.

In diversi casi sono state riconosciute le attenuanti generiche ed è stata esclusa la responsabilità per alcuni singoli episodi e ciò ha comportato una significativa diminuzione di pena.

Per altre posizioni l'abbassamento delle condanne è legato ad una valutazione autonoma della Corte.

Per i giudici, però, nelle condotte del gruppo criminale si ritrovano le dinamiche tipiche della mafia che grazie all'uso della violenza, dell'assoggettamento, dell'intimidazione e dell'omertà è riuscita a mettere le mani su appalti a sei zeri e ad infiltrare il mondo della politica all'ombra del Campidoglio.

"La corte ha deciso che l'associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata", ha commentato subito dopo la lettura della sentenza il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini che assieme a Paolo Ielo e al sostituto Luca Tescaroli hanno portato avanti l'indagine in questi anni. Per il procuratore generale, Giovanni Salvi, il riconoscimento della mafia è "il punto di arrivo di un intenso impegno e al tempo stesso di partenza. La consapevolezza dell'esistenza anche a Roma e nel Lazio di forze criminali in grado di condizionare la vita economica e politica e di indurre timore nella popolazione resta il centro di riferimento delle iniziative giudiziarie". Di tenore opposto le reazioni dei difensori dei due principali imputati.

 



184 ANNI DI CARCERE

Oltre 184 anni di carcere per una quarantina di condanne. Sono i numeri della sentenza di secondo grado nel processo al Mondo di mezzo.

Imprenditori, politici, ex amministratori pubblici e 'faccendieri': questa la cartina 'geografica' del gruppo criminale che per i giudici della III corte d'Appello ha le caratteristiche dell'organizzazione mafiosa.

Tra chi ha ricevuto, anche in appello, condanne pensanti ci sono il braccio destro dell'ex Nar, Riccardo Brugia (11 anni e 4 mesi), l'imprenditore Fabrizio Franco Testa (9 anni e 4 mesi), il benzinaio di Corso Francia (una sorta di quartier generale dell'organizzazione) Giovanni Lacopo (5 anni e 4 mesi) e Alessandra Garrone (6 anni e 6 mesi), compagna di Buzzi.

 

Ma Mondo di mezzo non è solo mafia.

I giudici hanno condannato altre 13 persone per una serie di reati tra cui corruzione, turbativa d'asta e truffa. In questo ambito è stata ribadita la condanna per l'ex consigliere comunale Pdl, Giordano Tredicine la cui pena è passata dai tre anni del primo grado ai 2 anni e sei mesi di oggi.

Calano gli anni di carcere anche per l'ex consigliere comunale del Pd, Pier Paolo Pedetti che in primo grado era stato condannato a 7 anni e oggi i giudici gli hanno inflitto 3 anni e due mesi.

Per l'ex presidente del consiglio comunale, Mirko Coratti, la condanna passa dai 6 anni del primo grado ai 4 anni e sei mesi di oggi.

I giudici hanno disposto anche due patteggiamenti. In particolare Luca Odevaine, ex componente del tavolo sull'immigrazione, ha patteggiato una pena complessiva a 5 anni e 2 mesi.

Claudio Turella, ex funzionario del Comune di Roma, ha concordato una pena a 6 anni per corruzione. I giudici hanno, invece assolto otto persone: Stefano Bravo, Pierino Chiaravalle, Giuseppe Ietto, Sergio Menichelli, Daniele Pulcini, Nadia Cerrito (segretaria personale di Buzzi), Rocco Ruotolo e Salvatore Ruggiero.