IL CANCRO

“Spazzacorrotti”, approvato il disegno di legge anticorruzione

Conte: «è riforma strutturale». Daspo a vita, revoca solo dopo riabilitazione e 12 anni da pena

Redazione PdN

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ROMA. Una "riforma strutturale" che mira a "restituire competitività al Paese". Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, definisce il disegno di legge anticorruzione approvato oggi dal Consiglio dei ministri.

Daspo a vita per condanne sopra i due anni (ma con possibilità di revoca in caso di riabilitazione, solo se passati 12 anni dall'espiazione della pena) e l'agente sotto copertura anche per reati contro la pubblica amministrazione, sono le novità qualificanti.

Insieme a Conte, a Palazzo Chigi c'erano anche il vicepremier Luigi Di Maio ed il guardasigilli, Alfonso Bonafede, per presentare uno dei provvedimenti-bandiera per il Movimento 5 stelle, lo "spazzacorrotti", come viene definito nelle slide consegnate alla stampa.

Di Maio ha parlato di "giornata importantissima".

Il Ddl, ha spiegato, rappresenta un "cambio culturale per l'Italia. Oggi diciamo agli onesti che lo Stato é dalla loro parte". Ed è anche una "manovra economica, perché la lotta alla corruzione farà risparmiare miliardi di euro allo stato che potremo utilizzare per le imprese e per le persone senza lavoro, per la scuola, la sanità e i servizi pubblici".

E' toccato quindi a Bonafede illustrare il provvedimento A cominciare dal daspo "perpetuo".


Se una persona è condannata in via definitiva per corruzione (e 8 nuovi reati sono stati inseriti), ha spiegato il ministro, "non avrà più la possibilità di stipulare contratti con la Pubblica amministrazione.

Per condanne fino a due anni, il daspo può durare da 5 a 7 anni. Quando invece la condanna è superiore a 2 anni il divieto è a vita, scritto nero su bianco. Il mio messaggio è che da ora in poi non se la cava più nessuno". Una revoca della 'condanna a vita' potrà essere concessa in caso di riabilitazione, ma solo passati 12 anni dall'espiazione della pena.

Un periodo di tempo a cui vanno aggiunti i tre anni previsti per ottenere la riabilitazione.

Il ddl introduce poi l'agente sotto copertura anche per i reati contro la Pubblica amministrazione e punta ad incentivare i pentiti.

"Il patto tra corrotto e corruttore - ha osservato Bonafede - finora era molto solido, difficile per i magistrati intercettarlo, nessuno dei due poteva denunciare l'altro perché rischiava pene per corruzione. D'ora in poi chi corrompe non avrà certezza che il pubblico ufficiale corrotto non andrà a denunciare".

I presupposti del pentimento sono la confessione volontaria su fatti non ancora oggetto di indagine, deve riguardare reati commessi non più di sei mesi prima, prevede la restituzione del maltolto entro sei mesi, deve riguardare informazioni utili alle indagini e deve essere esclusa la premeditazione.


Critica l'opposizione. Per Walter Verini (Pd) si tratta "di uno spot, con aspetti, purtroppo, di dubbia costituzionalità ed efficacia". Per Enrico Costa (Fi) il ddl "stimola i crimini per reprimerli, costringe le forze dell'ordine a partecipare alla commissione dei reati, premia e lusinga chi organizza complotti, e alimenta il sospetto che in ogni imprenditore si nasconda un corruttore ed in ogni amministratore un corrotto a piede libero".