IL FATTO

Papa torna su abusi. Viganò, corruzione tocca i vertici

Francesco, servono preti santi. Rimediamo a fallimenti passato

Redazione PdN

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CITTA' DEL VATICANO. Papa Francesco torna a parlare della pedofilia del clero. Nell'udienza generale a Piazza San Pietro ha ripercorso il suo viaggio in Irlanda e ha fatto presente che alla gioia per l'incontro con le famiglie si è affiancato "il dolore e l'amarezza per le sofferenze causate in quel Paese da varie forme di abusi, anche da parte di membri della Chiesa, e del fatto che le autorità ecclesiastiche in passato non abbiano saputo affrontare in maniera adeguata questi crimini". Il Papa chiede di "rimediare ai fallimenti del passato con onestà e coraggio".

Attribuisce poi agli scandali anche il calo delle vocazioni in una terra dalla "fede radicata" come l'Irlanda. E allora chiede di pregare perché Dio mandi "sacerdoti santi". Che il clima sia teso attorno alle vicende vaticane è testimoniato dall'attenzione spasmodica di siti e social su tutto quello che riguarda Oltretevere: le grida entusiaste di alcuni giovani per il loro vescovo di Lucca al termine dell'udienza generale, ad esempio, sono state da alcuni addirittura scambiate come inesistenti slogan di protesta contro Bergoglio. E le foto messe da Avvenire a corredo della notizia dei video sulle violenze ai migranti visti dal Papa, rischiano di diventare un caso, smontato dal quotidiano cattolico. Nessun cenno invece nell'udienza del Papa al caso Viganò. L'ex Nunzio in Usa torna invece a dire la sua: non è stata una vendetta ma solo la volontà di "sanare tanta corruzione".

"Forse perché sono ingenuo e portato a pensare sempre il bene per le persone, non ho mai avuto sentimenti di vendetta o di rancore in tutti questi anni in cui sono stato messo alla prova da tante calunnie e falsità sul mio conto. Come ho scritto all'inizio della mia testimonianza, avevo sempre creduto che la gerarchia della Chiesa avrebbe trovato in se stessa le risorse per sanare tanta corruzione", ha detto mons. Carlo Maria Viganò in una intervista al giornalista Aldo Maria Valli per il suo blog. "Ho parlato perché oramai la corruzione - è la versione dell'ex Nunzio - è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa. Mi rivolgo ai giornalisti: perché non chiedono che fine ha fatto la cassa di documenti che, l'abbiamo visto tutti, fu consegnata a Castelgandolfo da papa Benedetto a papa Francesco?". Sul fatto che venne tirato in ballo sul caso Vatileaks, Viganò risponde: "Io il corvo? Come avete visto con la mia testimonianza, sono solito fare le cose alla luce del sole! Io all'epoca da tempo ero a Washington e certo avevo altro a cui pensare". Altra annotazione che è stata fatta sui media riguarda un suo presunto rancore per non essere diventato cardinale. "Posso affermare con tutta sincerità davanti a Dio - replica l'ex ambasciatore vaticano - di aver di fatto rinunciato ad essere cardinale". Viganò ha veicolato il suo messaggio anche attraverso un altro giornalista e blogger italiano, Marco Tosatti, che avrebbe contribuito alla stesura di quel testo; lui oggi precisa che si è trattato solo di un aiuto nell'editing.

Che in questo momento il clima generale sia abbastanza avvelenato lo dimostra anche la contrapposta interpretazione sui social di slogan alla fine dell'udienza di oggi a piazza san Pietro. Oltre ai soliti 'viva il Papa', un gruppo di voci giovanili scandisce alla fine più volte tre sillabe. Per alcuni sarebbe stato: 'Vi-ga-nò, Vi-ga-nò, in appoggio all'ex Nunzio e dunque di protesta al Papa. Più semplicemente era invece un nutrito gruppo di cresimandi che acclamava il suo vescovo - 'I-ta-lo, I-ta-lo' - monsignor Italo Castellani. Ride di cuore don Gilberto Filippi, responsabile della pastorale giovanile di Lucca, raggiunto telefonicamente dall'ANSA, nel sentire i suoi ragazzi coinvolti, loro malgrado, in un 'giallo'. "Per l'amor di Dio, eravamo lì per il Papa! Noi siamo col Papa". E racconta che alla fine dell'udienza tra i primi in fila per il cosiddetto 'baciamano', c'era proprio monsignor 'Italo'. I ragazzi di Lucca vedendolo faccia a faccia col Papa sono esplosi in quello slogan ripetuto.

Dalla Grecia infine arriva una dichiarazione choc: i vescovi non devono essere obbligati a denunciare, dice monsignor Francesco Papamanolis, vescovo emerito di Syros, Santorini e Creta in Grecia. "Condanno la pedofilia in maniera assoluta" ma "non posso accettare che io, come vescovo, abbia il dovere di denunciare il fatto".