CORRUZIONE

Il contestato nuovo stadio di Roma fa esplodere “un piccolo mondo di mezzo”

E nel M5s è il finimondo e lo scontro degli scontenti si fa sentire sempre più

Redazione PdN

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ROMA. Un macigno giudiziario si abbatte sul nuovo stadio della Roma. Un macigno che inevitabilmente diventa anche una bufera politico-giudiziaria. E l'indagine rischia di mettere la parola fine sul progetto dell'impianto che dovrebbe sorgere sui terreni dell'ex ippodromo di Tor di Valle. E, ancora una volta un'inchiesta torna a scoperchiare l'intreccio tra affari, corruzione e politica. "Un piccolo Mondo di mezzo", si lascia scappare uno degli inquirenti come a richiamare similitudini con l'ultima grande indagine che ha terremotato i palazzi della politica all'ombra del Campidoglio. In questo caso le figure-chiavi sono quelle dell'imprenditore Luca Parnasi e del presidente dell'Acea, l'avvocato Luca Lanzalone, uomo "scelto da Grillo e M5S per risolvere i problemi" .

I due, raggiunti da ordinanza di custodia cautelare assieme ad altre sette persone, ricoprono, secondo l'accusa, i ruoli dell'imprenditore privato pronto ad oliare gli ingranaggi della politica con una corruzione sistematica e trasversale e quello del consulente scelto dalla politica, per far combaciare gli interessi di pubblici e privati in una opera mastodontica da circa un miliardo di euro. Tra il gennaio e il febbraio del 2017 i due sono stati seduti allo stesso tavolo nella trattativa per modificare il primo masterplan dello stadio con relativo abbattimento delle cubature. Nell'indagine trovano spazio anche esponenti della "vecchia politica" come l'ex assessore regionale del Pd, Michele Civita e l'attuale vicepresidente del Consiglio regionale di Forza Italia, Andriano Palozzi.

Soldi in contanti, fatture per operazioni inesistenti, assunzioni e consulenze.

Questa la strategia d'urto scelta da Parnasi per arrivare "a dama".

Il gruppo guidato dal 40enne costruttore, secondo l'accusa, foraggiava i politici e pubblici ufficiali con un metodo corruttivo che gli inquirenti definiscono come "asset di impresa".

Parnasi, scrive il gip firmando la corposa ordinanza di custodia cautelare, aveva promesso a Luca Lanzalone consulenze per il suo studio legale pari a circa 100 mila euro e aveva garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio a Roma. A Civita l'imprenditore aveva promesso l'assunzione del figlio in una delle società. Per Palozzi sono state erogate fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro. Infine l'attuale capogruppo M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, avrebbe ottenuto da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia.

«Ho contattato subito i probiviri del Movimento e ho detto subito di accertare tutto quello che c'è sulle persone che potrebbero essere coinvolte in questa cosa. Chi sbaglia paga», dice il ministro e leader del M5s, Luigi Di Maio.

 

Le carte dell'inchiesta ricostruiscono le varie fasi della vicenda stadio in cui, a detta di chi indaga, l'As Roma non è coinvolta, così come non lo è, dicono i pm in un incontro con la stampa, la sindaca Virginia Raggi e nulla c'entrano con l'indagine gli atti del Comune.

E la sindaca tuona, «chi ha sbagliato pagherà noi siamo dalla parte della legalità. Aspettiamo di leggere le carte. Se è tutto regolare, spero che progetto stadio possa andare avanti».

E per il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti sottolinea che «l'amministrazione regionale ha condotto la Conferenza dei servizi in modo tecnicamente corretto e trasparente. Nessun dirigente o funzionario regionale è stato oggetto delle misure adottate dagli uffici giudiziari».

 

«Io spenderò qualche soldo sulle elezioni…» dice Parnasi in una intercettazione agli atti -. «Adesso la politica non mi costa molto... una volta non hai idea quanto mi costava».

Il suo obiettivo, affermano gli inquirenti, era esportare il "sistema" anche al di fuori di Roma.

«Siamo andati a parlare con l'assessore Maran - affermano al telefono uomini del gruppo Parnasi - gli abbiamo proposto un appartamento ma lui ha risposto di no dicendo che lui 'non voleva prendere per il c... chi lo ha votato'. Abbiamo fatto una brutta figura, sembravamo i romani dei film quando vanno a Milano».

Nell'ordinanza viene citato anche il versamento di 250 mila euro che Parnasi, tramite una sua società, avrebbe dato all'associazione "Più Voci" considerata vicina alla Lega.

In un'intercettazione l'imprenditore precisa che la dazione "non è stata fatta per Salvini" ma per creare "un sistema di imprenditori, appaltatori".

 

 

M5S DI NUOVO IN SUBBUGLIO

E' la nuova mina che rischia di rendere ancora più complicati i già difficili equilibri in casa M5s: lo scandalo dello stadio di Roma, erede di una asprissima diatriba in casa pentastellata.

Ma quello che preoccupa di più la cerchia strettissima del capo politico e vicepremier Luigi Di Maio, già stretto tra l'irruenza di Matteo Salvini e le critiche degli ortodossi, sono gli attacchi all'attuale ministro della giustizia Alfonso Bonafede da parte degli ortodossi del movimento per il ruolo avuto a Roma.

Premesso che il suo nome è fuori dalle indagini, resta il fatto che politicamente rischia di finire come la vittima sacrificale di nuovi ed antichi rancori.

Malumori che la recente infornata di viceministri e sottosegretari targati 5 Stelle potrebbe non placare.

E' verso di lui che gli ortodossi del Movimento puntano l'indice.

E attraverso di lui verso il capo politico, oggi rimasto chiuso a lavorare al Ministero mentre fuori infuriava la polemica legata anche alla partita delle nomine.

 

E' all'avvocato Bonafede, infatti, che Luigi Di Maio decise di affidare il "commissariamento" della giunta Raggi quando a Roma rischiava di crollare il sogno del governo pentastellato.

E' da lui - ricorda chi lo chiama in causa - che è passata anche la decisione di affidarsi ad un superconsulente come Luca Alfredo Lanzalone per la gestione delle partecipate romane dopo che aveva con successo contribuito alla soluzione della grana Aamps a Livorno, grazie anche al lavoro dell'assessore pentastellato Gianni Lemmetti: anche lui 'prestato' poi alla giunta capitolina.

E' abbastanza per far dire anche ad un 5 Stelle di stretta osservanza che la misura rischia di "essere colma" e che il Movimento "è arrivato ad un livello di infiltrazione senza precedenti" a causa dei troppo deboli controlli posti in essere.

La grana Stadio lascia esterrefatti tutti e non solo quelli che oggi hanno facile gioco a dire "io l'avevo detto".

Nel frullatore finisce anche la 'pasionaria' e a suo tempo acerrima nemica della sindaca Raggi, Roberta Lombardi ma anche l'avvocato e candidato a far parte del governo pentastellato dei "superesperti" Mauro Vaglione, voluto sempre da Di Maio. Ce ne è abbastanza per seminare lo sconcerto tra le truppe che pure esultavano per le tante inaspettate "promozioni" al governo che fanno il paio con alcune cocenti delusioni, come quelle di Stefano Buffagni, "declassato" agli Affari regionali, o Emilio Carelli, rimasto fuori, o l'economista Lorenzo Fioramonti catapultato all'Istruzione.

 

E c'è chi, inaspettatamente promosso nel sottogoverno, si lamenta perchè ha visto ignorate le sue competenze maturate nella scorsa legislatura.

 

Si vedrà come queste avvisaglie evolveranno, certo è che il M5s al governo dovrebbe adeguare la propria azione ed il proprio pensiero all’azione di governo che è cosa diversa da stare in trincea in opposizione. Bisogna fare, fare bene e fare meglio, nonostante tutto e tutti. Siamo solo all’inizio e la strada è in salita.

Meglio dare qualche segnale concreto e importante subito.