PSICOSETTA

Indagato guru della macrobiotica, schiavizzava adepti

Anche moglie e 2 collaboratori. Diete da fame, donazioni forzate

Redazione PdN

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ANCONA Aveva il diploma di terza media, ma una laurea ad honorem all'Università della Mongolia. Si era formato da autodidatta fin dagli anni Settanta sulla dieta macrobiotica di origine orientale, che nella sua versione era apprezzata da istituzioni come il Campus Biomedico, la Fao o il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). E' il profilo singolare di Mario Pianesi, indagato con l'accusa di aver creato una setta che schiavizzava persone psicologicamente fragili costringendole a regimi da fame o a lavorare quasi gratis per i circa 100 ristoranti dell'associazione.

Un guru riconosciuto da 90 mila seguaci, per i pm un imprenditore della sofferenza. Nato a Tirana, in Albania, 73 anni fa, da madre montenegrina e padre marchigiano, Pianesi è passato in 30 anni dai corsi serali per nutrizionisti alle conferenze per la Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura.

Da autodidatta ha rivisitato le diete a base di proteine naturali e nemiche della carne tipiche del mondo asiatico per adattarle all'Occidente, oppresso da obesità, diabete, malattie cardiovascolari.


METODI DISPOTICI

Ha creato il marchio Un Punto Macrobiotico (Upm), gestendolo in modo dispotico - secondo la procura di Ancona - assieme alla moglie - Loredana Volpi, 51 anni - e pochi collaboratori. Un franchising dalle uova d'oro. Le 5 diete Ma.Pi. (dal nome di Pianesi) - cereali, verdure, legumi, più raramente proteine animali - sono considerate efficaci nella "terapia di patologie croniche, quali obesità, ipertensione, diabete mellito tipo 2 e sindrome metabolica", si legge sul sito dell'Università Campus Biomedico.

Che ora puntualizza sul rapporto col santone, parlando di "studi e collaborazioni su richiesta di Pianesi" e di "contatti per capire se le sue diete funzionavano".

Nel 2012 il guru della macrobiotica ha ricevuto la Medaglia della Presidenza della Repubblica.

Negli ultimi anni è stato ricevuto due volte in udienza dal Papa. Il Comune di Bologna lo ha insignito della Turrita d'Oro e ora la Lega chiede di restituirla.


GLI ADEPTI

Nel frattempo, infatti, secondo le accuse, Pianesi ha messo in piedi un'associazione a delinquere per ridurre in schiavitù. Con gli adepti demonizzava proprio quel mondo scientifico ufficiale che pure riconosceva validità alla sua dieta. Fino a indurne numerosi affetti da malattie gravi a lasciare le cure tradizionali per affidarsi alle sue diete, al suo carisma taumaturgico. In cambio, sempre secondo le accuse, pretendeva donazioni in denaro, lavoro semi gratuito e fedeltà assoluta.

LA PSICO SETTA

Una psico-setta che schiavizzava persone fragili o malate, costringendole a diete da fame - una donna si era ridotta a 35 chili di peso - con il miraggio della guarigione.

A lavorare gratis o quasi e a donare soldi in continuazione. Una holding dell'alimentazione naturale e della sofferenza, secondo la magistratura.


Il santone 73enne, nonostante le sue relazioni, considerava "i medici assassini, le medicine inutili e dannose". E questo diceva agli adepti, secondo diverse testimonianze. Molti erano indotti ad abbandonare le cure tradizionali, nonostante gravi patologie, abbracciando l'alimentazione imposta. Parecchi di loro, secondo le accuse della procura di Ancona, venivano ridotti di fatto in schiavitù. Dovevano lavorare sottopagati in decine di locali e punti vendita 'macrobio' in Italia, del cui marchio in franchising Pianesi e i suoi avevano la gestione. Negli stessi luoghi venivano spesso agganciati dalla setta.



LA EX SEGUACE

Finchè un'ex seguace 40enne nel 2013 ha denunciato tutto, dando il via all'indagine, durata cinque anni anche per la difficoltà di penetrazione in quell'ambiente. Passata da procura e squadra mobile di Forlì a quelle di Ancona per competenza - l'associazione Un Punto Macrobiotico (Upm) di Pianesi ha sede a Tolentino (Macerata) -, l'inchiesta si è arricchita di altre testimonianze di persone vessate e sfruttate, e degli accertamenti bancari sui flussi di denaro che finivano sui conti del guru e dei suoi sodali, un giro di affari di milioni di euro nell'arco di vari anni. Gli adepti che non donavano abbastanza erano costretti a un'autocritica pubblica. Il gruppo non presentava regolari dichiarazioni dei redditi, a quanto risulta.