DEFINITIVO?

Crac Cirio, 4 anni a Geronzi in Cassazione: pronte contromosse per annullare condanna

Sospensione pena, poi affidamento ma si punta a revisione del processo

Redazione PdN

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MILANO. Prima la richiesta di sospensione dell'esecuzione della sentenza in attesa che un giudice applichi l'indulto di 3 anni. Poi l'istanza di affidamento in prova ai servizi sociali per un anno.

E' questa la 'tabella di marcia' degli avvocati Ennio Amodio e Franco Coppi, difensori di Cesare Geronzi, condannato ieri in Cassazione a 4 anni di reclusione per il crac Cirio.

Una tabella di marcia, come ha preannunciato Amodio, che punta alla revisione del processo da poche ore definito anche nell'ultimo grado di giudizio.

Revisione che verrà chiesta quando passerà in giudicato anche la sentenza di assoluzione già definita in primo grado sul caso Eurolat, il "nucleo centrale" di tutte le vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'ex presidente del Banco di Roma, ritenendo inaccettabili due verdetti in conflitto tra di loro in pratica sugli stessi fatti.

In quel procedimento, è il loro ragionamento, Geronzi in primo grado è stato assolto due anni fa con le formule 'per non aver commesso il fatto' dall'accusa di estorsione e 'perché il fatto non sussiste' dalla bancarotta di Parmalat.

In sostanza secondo il Tribunale di Roma, il prezzo pagato dall'ex patron del gruppo di Collecchio, Callisto Tanzi, per acquisire il comparto latte della Cirio era congruo.

E poi quell'operazione, a detta dei giudici, fu decisa dallo stesso Tanzi senza che l'allora banchiere gli avesse "mai forzato la mano".

Si tratta, dunque, di un verdetto pienamente assolutorio che i legali pensano possa davvero essere confermato anche in secondo (il giudizio d'appello si aprirà a breve) e in terzo grado.

«A questo punto - ha proseguito Amodio - proporremo la revisione del processo sul crac Cirio per contrasto tra la sentenza pronunciata ieri dalla Cassazione e l'altro filone della vicenda qualora, cosa in cui noi confidiamo, diventi definitiva l'assoluzione» dell'ottobre del 2015.

«Se il bilancio di tutta l'operazione è a saldo zero - si chiedono Amodio e Coppi in una nota - nella contabilità penale registrata dai giudici del processo Eurolat come si può ritenere definitivo il pesante carico sanzionatorio convalidato ieri dalla Corte di Cassazione? L'inconciliabilità dei giudicati è una patologia che il nostro codice impone di rimuovere prontamente - concludono - perche' nulla è più rovinoso di un sistema che offre lo spettacolo di plurime verita' confliggenti».

Infine c'è il processo per la vendita delle acque Ciappazzi, filone nato dall'inchiesta sul crac Parmalat del 2003, e che al momento è 'congelato' in attesa che la Consulta si pronunci su una questione di legittimità costituzionale relativa a una pena accessoria fissa sollevata dall'ex dg di Capitalia Matteo Arpe. Quando sarà definita la questione dalla Consulta, si ritornerà davanti alla Suprema Corte per l'ultimo round di un procedimento nel quale gli avvocati Amodio e Coppi hanno chiesto una riduzione della condanna a 4 anni e mezzo di reclusione nell'appello 'bis', nella certezza che la pena inflitta a Geronzi sia stata "eccessiva". Intanto, prima della decisione definitiva anche di questo capitolo processuale, Geronzi potrebbe cominciare a espiare un anno in affidamento in prova per il fallimento di Cirio.