IL DOCUMENTARIO

L’inchiesta su Facebook del giornalista infiltrato: censurare troppo non conviene

«Le fake news fanno aumentare traffico e guadagni»  

Redazione PdN

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ROMA. Un giornalista investigativo, arruolato sotto copertura tra i moderatori di Facebook nel Regno Unito, ha rivelato il trattamento di favore di cui godono pagine dedite alla diffusione di fake news, contenuti violenti e messaggi razzisti.

Tra queste anche pagine che fanno riferimento a frange di estrema destra, "soggette a un trattamento speciale, analogo a quello riservato a pagine appartenenti a enti statali o testate giornalistiche", alle quali e' consentito di "superare la soglia di rimozione". La storia e' stata raccontata in un documentario dal titolo "Dentro Facebook: i segreti del social network", trasmesso su Channel 4.

In seguito alla trasmissione Facebook ha chiarito che "questi problemi sono stati immediatamente risolti" e che "i contenuti violenti o problematici non avvantaggiano il social network dal punto di vista commerciale, perche' chi fa pubblicita' sulla piattaforma non vuole vedere il proprio marchio associato a questo tipo di materiale". La Cpl Resources, l'azienda che ha assunto il giornalista, ha sede a Dublino e, dal 2010, e' una delle societa' esterne a Facebook a cui il social network affida la moderazione dei propri contenuti.

Sebbene l'incarico di queste societa' sia di visionare e moderare i contenuti che a milioni vengono caricati ogni giorno sul social network, l'addestramento che ha ricevuto il giornalista infiltrato evidenzia come il lavoro in realta' si risolva in una sostanziale tolleranza verso molti contenuti che violano le regole di Facebook.

"Se censuri troppo, le persone perdono interesse nella piattaforma, alla fine della giornata tutto si riduce a fare soldi": cosi' uno dei moderatori della Cpl Resources spiega il meccanismo alla base del processo di revisione di immagini e video. Al finto moderatore viene anche chiesto di ignorare gli utenti che sembrano avere meno di 13 anni, eta' minima per avere un account sul social network.

Uno degli addestratori infatti spiega al giornalista: "Abbiamo bisogno di un'ammissione [da parte dell'utente] del fatto che la persona non sia sufficientemente grande. Diversamente facciamo semplicemente finta di essere ciechi e di non sapere che aspetto abbia uno sotto i tredici anni".

Secondo le regole di Facebook, se su una pagina vengono segnalati cinque o piu' contenuti che violano gli standard del social network, questa deve essere rimossa. A meno che non sia una pagina popolare. In questo caso si attiva una seconda fase di verifica, riservata normalmente a pagine governative o testate giornalistiche, dove l'analisi dei contenuti viene effettuata direttamente dall'azienda, saltando il lavoro di revisione di societa' terze.

Nel documentario il capo delle Politiche pubbliche di Facebook, il liberale democratico Richard Allan, contesta che le regole siano basate su considerazioni di natura economica: "Se il contenuto sta effettivamente violando le regole deve essere rimosso. Ma voglio essere chiaro: questa non e' una discussione sul denaro - continua Allan -, il tema e' politico. Le persone discutono di problemi molto delicati su Facebook, inclusi problemi come l'immigrazione. E quel dibattito politico puo' essere del tutto legittimo. Penso che avere dei revisori in piu' su questo argomento quando il dibattito si sta svolgendo sia assolutamente sensato e penso che la gente si aspetterebbe da noi prudenza e cautela prima di eliminare le loro affermazioni politiche". In seguito alla trasmissione televisiva, Facebook ha replicato con un post sul suo blog e con una lettera indirizzata alla Firecrest Films, casa di produzione del documentario, replicando che i materiali di addestramento per i moderatori verranno aggiornati. Il social network "assicura che chiunque si sia comportato in una maniera che non rispecchia i valori di Facebook non lavora piu' per la moderazione dei contenuti della piattaforma". (