LA MONTAGNA

Dopo decenni Ikea nel mirino: anche i mobili low cost sono a spese nostre?

Atto d’accusa dei Verdi all’Antitrust europea per evasione fiscale di un miliardo

Redazione PdN

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BRUXELLES. «Questo nuovo oggetto d'arredo, facile da assemblare se conosci i trucchi giusti, ti offre l'opportunità di nascondere i tuoi soldi e non occupa molto spazio. Le persone, incluse le amministrazioni fiscali, lo noteranno a malapena».

Inizia così il lungo dossier dei Verdi al Parlamento Europeo che da un paio di anni lavorano intorno alla struttura sociale di Ikea ed hanno svelato il metodo per pagare meno tasse.

Dunque dopo i voli, anche i mobili low cost a spese dei contribuenti europei?

Come l'inchiesta LuxLeaks aveva già portato alla luce due anni fa, anche Ikea ha costruito il suo impero grazie ad accordi fiscali vantaggiosi, e secondo la Ue probabilmente illegali, con Olanda e Lussemburgo.

Ed è ora finita nel mirino della Commissione europea per aver messo a punto un sofisticato sistema che le ha consentito di abbattere notevolmente la sua base imponibile, pagando meno tasse del dovuto in modo apparentemente legale.

 

TAX RULINGS, L’ACCORDO SEGRETO ISTITUZIONALE PER VIOLARE LA CONCORRENZA

Per rendere possibile l’elusione fiscale tutto parte dai “Tax rulings” veri e propri accordi fiscali segreti siglati dai Paesi dell’Unione europea con compagnie multinazionali con una serie di agevolazioni volte ad un sostanziale risparmio sulle tasse con evidenti ricadute sulla concorrenza.

Si tratta di accordi che di fatto avvantaggiano i sottoscrittori (e danneggiano tutti gli altri), una discriminazione istituzionale scoperta solo di recente, uno scandalo al quale ancora non si è posto rimedio.  

Per esempio sono stati 547 i tax-ruling siglati nel 2013,  972 nel 2014, fino a raggiungere i 1.444 in vigore nell’Unione alla fine del 2015.

Passando al setaccio i paesi membri, appare evidente che il Lussemburgo, dopo lo scandalo LuxLeaks, non ha cambiato direzione ed è rimasto ai vertici della classifica avendo concesso altri 172 accordi segreti alle multinazionali.

Anche il Belgio è al vertice dei Paesi Ue con il più alto numero di tax-ruling in vigore alla fine del 2015, mentre i ruling italiani in vigore alla fine dello scorso anno sono 68 secondo il modello di contabilizzazione della Commissione.

 

 1 MILIARDO IN 5 ANNI
La cifra ufficiale della maxi evasione Ikea avallata da Olanda e Lussemburgo ancora non è nota, ma stando al rapporto del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo che ha messo la Commissione in allarme, Ikea potrebbe aver evaso più di un miliardo di euro di tasse in Europa dal 2009 al 2014.

Una cifra che ha spinto la Commissione europea ad approfondire il caso, e ad aprire  «un'indagine approfondita» che potrebbe finire come con Apple, Amazon o Starbucks: con l'ordine di restituire aiuti di Stato illegali per centinaia di milioni di euro.

Lo schema adottato da Ikea per eludere il fisco è simile a quello utilizzato da Starbucks, sempre in Olanda.

Questo prevede che una stessa azienda si divida in diverse entità, ognuna con competenze diverse.

Nel caso di Ikea, quando negli anni '80 si trasformò in un franchising, si divise in 'Inter Ikea', proprietaria del marchio, e negozi 'Ikea', che pagano una quota pari al 3% del loro fatturato per utilizzare il marchio e ricevere know-how per operare e sfruttare il concetto aziendale. Quindi Inter Ikea in Olanda registra tutti i ricavi delle quote di 'franchise' dei negozi Ikea di tutto il mondo.

Parte di queste, finiscono quasi esentasse in una holding lussemburghese, grazie ad un tax ruling con l'Olanda firmato nel 2006.


LUSSEMBURGO UBER ALLES

Neanche in Lussemburgo vengono tassati, grazie ad un accordo col Granducato già giudicato illegale dall'antitrust ma passato in 'prescrizione' perché originava da una legge lussemburghese del '29, cioè preesistente all'ingresso nell'Ue.

La Ue non poté chiedere al Lussemburgo di recuperare gli aiuti, ma impose di mettere fine allo schema entro il 2010.

Quando nel 2011 decadde il vantaggio con il Lussemburgo, Ikea cambiò struttura, e i diritti di proprietà intellettuale furono ceduti dalla holding lussemburghese ad Inter Ikea in Olanda.

Per portare a termine l'operazione, Ikea si fece fare un prestito da un'altra sua entità in Liechtenstein.

E grazie ad un secondo tax ruling olandese, gli interessi sul prestito vennero dedotti dalle tasse.

E' in sostanza una variazione sul tema del 'transfer pricing, uno degli strumenti che le multinazionali utilizzano in chiave di ottimizzazione fiscale, poiché grazie ad esso possono facilmente ripartire profitti e costi tra le filiali nei diversi Paesi a seconda del loro tasso di imposizione.

La Commissione ora teme che i tax ruling del 2006 e del 2011 abbiano «significativamente ridotto i profitti tassabili di Inter Ikea».

Se così fosse, ovvero se Ikea non fosse stata tassata a prezzi di mercato, ne deriverebbe un «vantaggio competitivo».