L'INTERVISTA

Tercas, il ritorno in tv di Di Matteo ed il mistero del faraone egiziano

«Non sono belzebù, non mi sento responsabile, non ho mai fatto del male a nessuno»

Redazione PdN

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TERAMO. E’ tornato in tv l’ex dg della Tercas, Antonio Di Matteo, a caldo, dopo l’assoluzione dello scorso giugno dall’inchiesta che lo accusava di aver dato direttiva per vendere azioni della banca.

Un ritorno mentre si attende l’esito di un altro processo, quello di Roma, sui finanziamenti erogati all’imprenditore Di Mario. Una inchiesta che avrebbe scoperchiato un’ altra parte del sistema dell’ex Tercas, quando era ancora banca sotto il controllo teramano dei poteri che contano.

L’intervista di Vera Tv di Alfredo Giovannozzi ha il merito di far emergere molti aspetti della vicenda dal diretto interessato («molti la indicano come Belzebù…»)  chiarendo alcuni aspetti ma aprendo nuovi dubbi su una vicenda che sa di poteri forti e occulti e dunque di qualcosa che si deve tacere.

Di Matteo ha raccontato di lavorare a Roma come consulente e di operare anche con una associazione nel campo delle criptovalute.

Il nodo fondamentale dell’intervista è arrivato alla fine, con una domanda di storia sul faraone della V dinastia, morto nel 2487 avanti cristo e che in moltissImi non hanno mai sentito, Userkaf.

«Conosce il faraone Userkaf?», domanda il giornalista apparentemente spostandosi di palo in frasca.

La reazione di Di Matteo dice più di mille parole. In un silenzio durato oltre 10 secondi, ha sorriso teso, annuendo, non ha aggrottato la fronte come le persone normali (e disinformate sugli antichi egizi), ha cercato di svicolare come non aveva mai fatto nella mezz’ora precedente di domande, pure insidiose, e poi la risposta: «a questa domanda preferirei non rispondere».

Ha cercato di cavarsela con una battuta: «a Roma abito vicino casa di Nerone, parliamo di storia romana…»

Cosa nasconde dunque quel nome? Che c’entra un faraone vissuto 4mila anni fa con Teramo e le vicende molto meno mitologiche di una banca locale usata e fatta scomparire?

Difficile non collegare quel nome a riti esoterici propri della massoneria che a Teramo ha una sua potente e inespugnata roccaforte, capace di tutto e che secondo alcuni studiosi, anche autorevoli, controlla e ha controllato da sempre la maggior parte degli enti e delle vicende locali.

Difficile non riportare alla memoria storie, voci e dicerie che proprio questo dicono delle vicende di Banca Tercas come arena per un gioco al massacro orchestrato dall’alto di poteri occulti.

Del resto è stato lo stesso Di Matteo che nel corso dell’ intervista aveva accennato, con parole misuratissime e studiate, il concetto che la sua Tercas è stata spazzata via perchè dava fastidio a qualcuno, qualcuno di più potente evidentemente…

«MEGLIO I PROCESSI A TERAMO»

Eppure Di Matteo per almeno tre volte ha esposto il concetto di una sua profonda serenità legata alle sue vicende giudiziarie se i processi si svolgono nel capoluogo.

Ha lodato persino il pm -che si è ritrovato una azione penale già avviata- per il suo acume e si è augurato che le prossime vicende saranno trattate dallo stesso magistrato che ha già avuto modo di approfondire la questione Tercas.

Già perchè Di Matteo ha anche annunciato un esposto per approfondire non meglio identificati aspetti. Un esposto che il suo avvocato (Gianni Falconi) sta predisponendo e che dovrebbe fare luce su aspetti non approfonditi abbastanza.

Di Matteo ha anche parlato dei buoni rapporti che ha ancora con tantissimi dipendenti della banca e figure di spicco, qualcuno non lo saluta o parla male -ha spiegato- «ma Teramo è la città delle “maledette malelingue “ di Ivan Graziani…»

«Ma è normale che la gente non ti riconosca» , ha detto, «anche l’avvocato Antonetti molti dicono non ricordarlo eppure ha fatto tanto per la città, non sempre il ricordo è positivo nei confronti delle persone che hanno fatto il bene… per esempio come nel caso dell’ex governatore dell’Abruzzo che ha fatto bene ma non sempre è un ricordo trasparente e affettuoso».

 

Di Matteo ha parlato della recente assoluzione e di come abbia voluto a tutti costi essere assolto e impedire che la prescrizione cancellasse tutto.

«C’era il pericolo che il processo potesse essere inquinato da fattori ambientali, da variabili esterne invece non è stato così. Il rischio che ci potesse essere un condizionamento dal battage, soprattutto per una parte di una stampa, è stato valutato con il mio difensore, l’avvocato Gianni Falconi. Riteniamo che ci sia ulteriore spazio per   fare chiarezza su quelle vicende, ma a Teramo non altrove. Mi auguravo di essere giudicato a Teramo. Sono soddisfatto dell’assoluzione dei miei ex collaboratori. La vicenda non doveva proprio nascere».

Le responsabilità addebitate sono state cassate soprattutto grazie ai testimoni dell’accusa che hanno permesso di ribaltare il teorema della procura: «due testimoni, per esempio, un noto imprenditore della zona, è stato richiamato sul fatto che avesse prestato giuramento. Un dipendente Tercas citato nella requisitoria del pm ha detto “la signora tal dei tali che non è un’aquila”. Ora attendiamo i termini dell’appello se ci sarà o non ci sarà, siamo molto tranquilli su quello che è accaduto a quel tempo».

 

LA FINE DELLA TERCAS

L’ex direttore ha ricordato come i conti prima delle sue dimissioni «volontarie e non “spintanee”» fossero perfettamente in ordine ma appena fuori lui c’è stato il tracollo. Di Matteo lo ha spiegato con una crisi generale che risaliva al 2008 ma anche da una volontà superiore…

«Tercas poteva esserci tuttora ma qualcuno ha ritenuto di interrompere un determinato percorso. Questa è la città della lapide della malelingue e le canzoni di Ivan Graziani, del chiacchiericcio e dell’autofustigarsi».

 

Chi è Di Mario?

«E’ un imprenditore che ha avuto 1, 4 miliardi di euro da 30 banche ed ha ottenuto da Tercas 1,4 mln di euro ma si è parlato solo di Teramo….»   

Perchè?

«Credo che abbia inciso una volontà di creare discontinuità... si è voluto destabilizzare un management che dava fastidio…»

«Il presidente Nisi? Lo incontro, anche di recente, ci salutiamo con la massima cordialità…»

Ma come fa una banca come la Tercas in difficoltà ad acquistare un’altra banca in difficoltà, la Caripe?

«Si tratta di operazioni tutte autorizzate dalla Banca d’Italia, poi magari uno può dubitare ma è tutto da provare…»

L’ex direttore è convinto che la banca potesse salvarsi e potesse resistere agli assalti e pare questo l’oggetto di una sua denuncia prossima che depositerà «a Teramo» e dalla quale sembra nutrire molte aspettative.

«Vogliamo che chiarezza venga fatta a Teramo proprio perché apre uno scenario diverso sui motivi della sorte della banca. Una denuncia che in qualche modo si va a ricollegare con una sentenza che è stata adottata circa un anno fa a Chieti, la famosa sentenza Valletta dal nome del relatore…»

E l’acquisizione di Banca Popolare di Bari è stata una operazione limpida?

«Banca d’Italia ha tutto il mio rispetto e se ha valutato allora è tutto cristallino»

Si sente responsabile?

«No»

Sulle sue dimissioni ha detto di aver sbagliato e che oggi non lo rifarebbe ma avrebbe atteso con maggiore fiducia l’emersione della verità.

 

«Sono finiti i Tancredi, i Di Sante, i Nisi?», ha chiesto il giornalista riferendosi ai grossi imprenditori finanziati e finanziatori che molto potere avevano sulla banca e sulla città. «La colpa è anche questa che la politica non gestisce più determinate situazioni?»

«Si tratta di persone che hanno voluto tutte il bene della banca e della città e che non hanno mai fatto politica in prima persona come Nisi.

«Si sente Belzebù?»

«Nient’affatto, ho subito molti attacchi e centinaia di lettere anonime che in parte ancora conservo perchè non si sa mai…»

    «Ed il carcere?»

«Sono stati 14 giorni ed una esperienza umana dove ho trovato molte persone con un animo che spesso è difficile trovare per il corso di Teramo».

Poi la domanda di storia ed il silenzio imbarazzato su uno dei tanti misteri che è destinato a durare forse per sempre…

 

a.b.