IL FATTO

Villini storici nella Pineta, il primo è andato giù

Il sottosegretario Vacca aveva promesso approfondimento

Redazione PdN

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PESCARA. Sit in di protesta ieri mattina in via Figlia di Jorio a Pescara contro l’abbattimento di due villini storici immersi nella Pineta Dannunziana di proprietà di Carlo Toto.

Dopo l’abbattimento di un primo villino, si profila l’arrivo delle ruspe anche per un secondo a pochi metri di distanza sempre su Via Figlia di Jorio, nel cuore della suggestiva Pineta Dannunziana di Pescara.

Al loro posto, dopo il passaggio delle ruspe, sorgeranno due ville moderne (ci sono già randering precisi che mostrano cosa sarà creato https://www.primadanoi.it/gallery/cronaca/578299/pescara-ruspe-sui-villini-dannunziani-carlo-toto-ora-ci-vuole-due-palazzine-modernissime.html )

 

con altimetrie e volumetrie aumentate.

Prevista anche una riduzione drastica degli spazi verdi esterni che erano il vero fulcro di queste case dannunziane, 200 metri quadrati al massimo di interni, appoggiate in lotti verdi di 700 metri quadrati.  

 

Intanto la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell’Abruzzo sta valutando la possibilità di attivare, oltre a quelle già esistenti, ulteriori forme di tutela previste dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, non per ‘congelare’ l’attività edilizia della pineta dannunziana, ma  «per garantire la conservazione del rapporto equilibrato tra gli edifici del “Rione Pineta” e i singoli lotti nei quali sono stati edificati, e che rappresenta l’aspetto più significativo del “piano Liberi”, ideato a partire dall’emergenza monumentale del Kursaal Aurum» .

Allo stato attuale, inoltre, con l’applicazione del cosiddetto “decreto sviluppo” anche a brani del tessuto edilizio storico della città come quello della pineta dannunziana, tali peculiari aspetti non sembrano essere tutelati a sufficienza, fanno notare dalla Soprintendenza.

 

 

«La Soprintendenza  conferma quanto denuncio da anni», interviene Maurizio Acerbo (Rc). «E' la legge regionale edilizia che ha recepito in maniera folle il famigerato decreto sviluppo di Berlusconi all'origine di tanti scempi edilizi».

Nel PRG Acerbo aveva fatto inserire nel 2003 una norma sulle B1 che tutelava pienamente edifici della Pineta dopo le rivoluzioni del passato ma viene totalmente sorpassata da  legge regionale che prevede indiscriminato aumento di volumetria del 20% e deroga a tutti i parametri del Piano regolatore.

«La Regione», continua Acerbo, «non era obbligata a quel tipo di recepimento visto che altre regioni (per esempio Puglia, Marche, Toscana, e tante altre) hanno recepito "decreto sviluppo" in maniera diversa salvaguardando potestà pianificatoria dei comuni e senz apremialità indiscriminate e incontrollabili».
Acerbo  fece per un anno ostruzionismo in Regione contro questa legge approvata dal centrodestra contro la quale si erano pronunciate tutte le associazioni ambientaliste.

Ha più volte chiesto pubblicamente di abrogare questa norma ma in questa legislatura regionale il Pd D'Alfonso non lo ha fatto e nemmeno l'opposizione pentastellata ne ha fatto oggetto di battaglia politica.

 

Il presidente dell’Ordine Agronomi e Forestale di Pescara, Colarossi, ha dichiarato recentemente sui giornali che per salvare la Pineta Dannunziana di Pescara è necessario togliere i vincoli di tutela per riportarla al grado di parco pubblico fruibile dalla cittadinanza.

Le associazioni ecologiste Organizzazione Regionale Pro Natura Abruzzo, coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio – Delegazione Abruzzo, FAI delegazione di Pescara e Archeoclub Pescara criticano le affermazioni del presidente Colarossi e ricordano che «la pineta è stata oggetto di studi scientifici seguiti dal prof Pirone, dal prof Damiani e da tantissimi altri esperti in materia di botanica, esperti di alberi che hanno realizzato pubblicazioni scientifiche importanti, università, enti di ricerca».  

Istituita con la legge regionale n.36 del 2000 la Riserva Naturale Pineta dannunziana va a tutelare l’ultimo lembo dell’antica foresta litoranea di Pini d’Aleppo scampata alla distruzione e al massacro della cementificazione degli ultimi 70 anni. Un polmone verde in cui si possono ancora rintracciare specie rare e in via di estinzione dei boschi litoranei e della macchia mediterranea.

«Togliere i vincoli a una riserva naturale regionale di questa importanza significa solo peggiorare le cose», spiegano le associazioni, «La biodiversità sparirebbe nel giro di pochi anni, trasformando la pineta in semplice parco urbano, uno dei tanti. Per prima cosa è necessario approvare il Piano di Assetto Naturalistico,  creare un comitato direttivo della Riserva con un direttore altamente qualificato. Infine è fondamentale un minuzioso restauro paesaggistico con ripristino della vegetazione autoctona della riserva, eliminando il disturbo antropico nelle aree di pregio, multando severamente chi non rispetta l’area protetta, predisponendo un servizio di sorveglianza ed eliminando le specie aliene  che hanno invaso interi tratti della Riserva»

«Per questo motivo», spiegano le associazioni, «è fondamentale ricostruire l’anima della Riserva e non abolirla» .