INERZIE COSTOSE

Ripristino ex miniera Abbateggio, ad un anno dalla sentenza è ancora tutto fermo

La società è in liquidazione, la Regione fa melina

Redazione PdN

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ABBATEGGIO. La messa in sicurezza del sito minerario ‘Imbocco del Pilone’ nel comune di Abbateggio è più ardua del previsto.

Rischia di diventare, a tutti gli effetti, una di quelle classiche odissee burocratiche-ambientali che si trascinano per decenni. Ci sono tutti gli ingredienti giusti: sentenze chiare, il privato che non agisce (anche perchè in liquidazione), il pubblico chiamato a rimetterci soldi e tempo e che nel frattempo preferisce fare melina.

 

Nei mesi scorsi il commissario ad acta  Carlo Clementi ha chiesto alla Regione Abruzzo di trovare e stanziare almeno 100 mila euro per l’anticipazione delle spese preliminari per il conferimento di un incarico esterno di progettazione esecutiva per la messa in sicurezza.

La risposta sarebbe dovuta tornare indietro al commissario il 27 aprile 2018 ma a quanto pare la Regione non ha mai risposto.

La vicenda si trascina da anni: il sito minerario Imbocco del Pilone era stato oggetto di una concessione alla Sama (concessione mineraria di roccia asfaltica e bituminosa denominata San Valentino), ma era poi stato dismesso, con l’assenso della Regione.

Il Comune di Abbateggio, con ricorsi presentati dagli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno, aveva censurato questa determinazione perché non c’era stata alcuna indicazione alla concessionaria sulla messa in sicurezza dei siti minerari dismessi.

Secondo i giudici in tutta questa storia c’è un dato pacifico ovvero la «situazione di abbandono della galleria mineraria Imbocco del Pilone».

 

Nel 2017 il Consiglio di Stato ha ordinato Tra, le altre cose, alla Regione Abruzzo di disporre la messa in sicurezza del sito dismesso entro un determinato termine, poi scaduto.

Perchè si è cominciato da subito a mantenere questo atteggiamento attendista.

 

L’ARRIVO DEL COMMISSARIO

In caso di inottemperanza della Regione la sentenza aveva previsto la nomina di un commissario ad acta: a settembre 2017 è arrivato Clementi che ha chiamato in causa tutte le parti.

 

Prima di tutto ha interessato la Regione Abruzzo, il Comune di Abbateggio e la Provincia di Pescara per verificare, mediante l'interpello, se all'interno degli enti regionali comunali e provinciali ci fossero dipendenti in possesso della professionalità necessaria per assumere l'incarico per la redazione la progettazione esecutiva per la messa in sicurezza del sito minerario dall'importo stimato di 900.000 euro.

Perché è chiaro che il privato dovrà mettere tutto a posto (ma la società è in liquidazione) e se ne lo farà lo dovrà fare l'ente pubblico che poi si potrà rivalere, rischiando magari di non rifarsi mai.

Il commissario nei mesi scorsi ha bocciato anche gli elaborati prodotti dalla società Sama, parlando di un elaborato «molto generico privo di parametri finanziari».

Il lavoro da fare per il ripristino dei luoghi è enorme:  29 interventi per la realizzazione di strade adatte al passaggio dei veicoli, 10 interventi per la realizzazione di sentieri pedonali, 25 interventi per il ripristino della sede ferroviaria, 5 interventi per il consolidamento delle gallerie, 22 interventi per il ripristino originale.  

Dal computo metrico fatto dal Comune di Abbateggio si parla di oneri tecnici, progettazione, gestione del cantiere per un totale che si avvicina ai 4 milioni di euro. Già nel 2016 la Regione aveva invitato la Sama a produrre una garanzia per l'importo di 500.000.

Soldi mai arrivati. E’ chiaro, a questo punto, che gli enti pubblici sono rimasti con il cerino in mano e tocca a loro fare i lavori ma soprattutto anticipare soldi.

 

a.l.