LA SENTENZA

Truffa con le azioni Tercas, la maxi inchiesta è crollata: assolti i 28 imputati

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

318

 

 

TERAMO. Sono stati tutti assolti i 28 imputati accusati di truffa in concorso con le azioni della Tercas, tra cui l'ex direttore generale della banca, Antonio Di Matteo e diversi dirigenti, direttori di filiali e anche semplici impiegati, ai quali l'accusa contestava di aver venduto delle azioni facendole passare invece per cosiddetti «pronto contro termine».

In altre parole, secondo la Procura teramana, ai clienti sarebbero state vendute azioni spacciandole per investimenti a un anno con un rendimento garantito.

I fatti contestati agli imputati risalgono al 2011, con l'inchiesta partita dalle denunce di alcuni risparmiatori.

 

 

IL FATTO NON SUSSISTE

Tutti assolti dal giudice Flavio Conciatori con la formula perché il fatto non sussiste; per due capi di imputazione, che interessavano solo alcune posizioni, la formula è stata perché il fatto non costituisce reato.

A processo, oltre all'ex dg Antonio Di Matteo, all'ex responsabile pro-tempore dell'area finanza della Tercas, Lucio Pensilli, e all'allora responsabile pro-tempore dell'area commerciale, Alessio Trivelli, erano finite altre 25 persone tra responsabili dei vari servizi, direttori di filiale, vicedirettori di filiale, addetti alla riprofilatura dei clienti e semplici dipendenti: Piero Lattanzi, Franco Maiorani, Fabrizio Di Bonaventura, Franca Marozzi, Mariagabriella Calista, Pietro Sciarretta, Nicola Celli, Rosanna Arcieri, Valentina Angelozzi, Enrico Robbuffo, Luisa Ferri, Silvana De Sanctis, Marco Nardinocchi, Maria Lucia De Laurentiis, Monica Di Luciano, Luca Ettorre, Christian Torreggianti, Elena Malatesta, Carlo Pavone, Giancarlo Stacchiotti, Mazzocchitti Lidia, Rastelli Rosanna, Valentini Maria Carmela, Danilo Ranalli e Marinella Petrini.

Il pm Enrica Medori, nella precedente udienza, aveva chiesto la condanna per 15 persone, con le condanne più alte richieste proprio per gli ex vertici Tercas: sei anni per Di Matteo e Pensilli e quattro per Trivelli.

«La sentenza assolutoria è l'epilogo del mirabile operato del Tribunale - ha commentato l'avvocato Gianni Falconi, legale di Di Matteo insieme alla collega Claudia Di Matteo - la magistratura ha restituito onorabilità e prestigio al dottore Di Matteo. L'accertata insussistenza dei fatti dimostra che la Tercas, nel periodo in cui è stata diretta da Di Matteo, non ha mai negato agli investitori il riacquisto delle proprie quote né più né meno di quanto è accaduto nell'operazione del 2010, perché la Banca le collocava nella certezza che avrebbe potuto riacquistarle in quanto aveva la necessaria solidità finanziaria e perché ha sempre anteposto gli interessi dei suoi clienti ai propri».

 

IN AULA

Nelle scorse udienze i testimoni hanno raccontato in aula che ai clienti veniva offerta la vendita di azioni Tercas con l’impegno da parte della banca di riacquistarle dopo un anno riconoscendo un interesse del 3% netto. Ma nella maggior parte dei casi nel contratto di vendita l’impegno al riacquisto e la garanzia dell’interesse non era formalizzato.

 Il commissario Sora ha pure  riferito di un cliente che aveva acquistato azioni per 600mila euro che è stato rimborsato perché in grado di esibire un documento firmato da un direttore di filiale in cui la banca si impegnava al riacquisto e alla corresponsione dell’interesse.

Ma nella maggior parte dei casi non è andata così.

Così, quando alla scadenza del presunto riacquisto delle azioni cominciarono ad arrivare i reclami dei clienti che chiedevano alla banca di onorare l’impegno preso, «la prima risposta data alla clientela», ha detto Sora, «fu che l’investimento da loro sottoscritto non era di pronti contro termine ma di vendita di azioni a fermo» e quindi la Tercas non aveva alcun obbligo nei loro confronti.

Il meccanismo era stato ideato, ha raccontato sempre Sora in aula, perchè la banca aveva bisogno di alleggerirsi di azioni proprie per non alterare il patrimonio di vigilanza.

Con la sentenza di primo grado giunta dopo 7 anni viene tutto cancellato e sconfessato.