NEL BICCHIERE

Acqua potabile contaminata Casemolino, scontro di analisi tra Ruzzo e Asl

Per la Asl il 19 maggio ha rilevato la «non conformità»

Redazione PdN

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CASTELLALTO. E’ scontro di analisi dopo l'episodio dell'acqua torbida dai rubinetti di Casemolino verificatosi lo scorso 19 maggio quando vennero segnalati anche casi di malori e un ricovero in ospedale.

Due giorni fa la Asl di Teramo ha pubblicato gli esami condotti sull’acqua del rubinetto della frazione di Castellalto. Oggi fa lo stesso anche la Ruzzo. Ma i risultati sono contrastanti.

Secondo la Asl di Teramo il prelievo effettuato nelle immediatezze della segnalazione a Castellalto Casemolino, in un fontanino pubblico, ha evidenziato non conformità per i parametri:  colore non accettabile, odore non conforme, torbidità non accettabile, alluminio 571,00 microgrammi / litro (il limite è 200), Benzo(a) pirene 0,0149 microgrammi / litro.

Il prelievo di ricontrollo effettuato sempre nello stesso punto nel pomeriggio del 19, dopo l’esclusione da parte dell’Ente gestore acquedottistico Ruzzo Reti del serbatoio di Case Molino, ha rilevato il ritorno di conformità.

Ma secondo la Ruzzo, invece, non ci sarebbero mai stati problemi.

La società, oggi, fornisce i dati ufficiali delle analisi compiute sui campioni di acqua prelevati sia dall'utenza domestica dove erano stati segnalati problemi che da un fontanile pubblico nella stessa strada.

Si sottolinea come non siano emerse criticità, fatta eccezione appunto per un intorbidimento leggermente superiore al limite consentito (3,9 e 1,5 contro il limite di 1 fissato dalla legge) e, come detto nell'imminenza dell'episodio, riconducibile ai lavori eseguiti a Poggio San Vittorino, nei giorni precedenti, sulla condotta principale “Tronco Roseto”.

 

Non ci sono livelli rilevanti di altre sostanze, come alluminio, benzopirene, xilene o toluene.

Se gli ultimi sono in quantità irrilevante, l'alluminio alle 11 era presente in 196 microgrammi per litro e a mezzogiorno era sceso a 12,5 microgrammi.

Per quanto riguarda invece il ruolo del potabilizzatore, «si esclude qualsiasi collegamento», dicono dalla Ruzzo.

 

Si esclude inoltre che la causa sia da imputare al serbatoio della frazione di Casemolino che, in ogni caso, prudenzialmente, subito dopo la segnalazione è stato lavato.

Anche volendo ammettere un’eventuale relazione con la rottura dell’adduttrice principale a monte, la stessa non potrebbe esserne stata la causa dato che nelle altre località interessate dalla rottura - e cioè nelle frazioni di Poggio Cono, Valle Canzano, zone alte di Canzano, Santa Lucia, Colle Civetta, Sodere, Feudo Basso, Castelbasso - come noto non sono stati segnalati problemi.

Le analisi sono state eseguite anche nei giorni successivi al 19 maggio sempre con esito negativo.

Ruzzo Reti ricorda, in ogni caso, che l’interruzione dell’erogazione idrica può causare un decadimento della qualità dell’acqua, nel momento stesso della reimmissione, a causa delle potenziali infiltrazioni nella rete di sostanze esterne quando la condotta non è in pressione. Si procede alla pulizia delle condutture proprio per evitare possibili contaminazioni dell’acqua.