IL FATTO

Crac Banca Etruria, imprenditore aquilano risarcito per intero

Primo caso in Abruzzo dopo arbitrato con Anac

Redazione PdN

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L'AQUILA.  Primo caso in Abruzzo di risarcimento totale delle somme perse nel crac di Banca Etruria da uno dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate che si sono visti azzerare i risparmi in seguito al decreto "Salva Banche", riguardante, oltre all'istituto bancario con sede ad Arezzo, anche le altre tre 'bad bank', Carichieti, Banca Marche e Cariferrara.

Il lodo arbitrale dell'Anac, con sottoscrizione del giudice arbitro, il presidente Ferruccio Auletta, ha riconosciuto l'intera somma investita e andata in fumo all'imprenditore aquilano Domenico Ioannucci, presidente del Comitato "Difesa dei risparmiatori della Banca Etruria di Pizzoli", comune vicino all'Aquila, dove la filiale aveva centinaia di clienti.

Si tratta del primo comitato sorto in Italia dopo il crac delle quattro banche, vi aderirono circa 1500 obbligazionisti e azionisti.

Ioannucci è stato tra i pochissimi a non aderire alla formula del rimborso forfettario automatico dell'80 per cento di quanto andato perduto.

«E' una bella soddisfazione vedersi riconosciuto un diritto sacrosanto - commenta - Ho sempre sostenuto che nell'investire le somme ci è stata nascosta dolosamente la vera situazione della banca che a Pizzoli aveva acquisito la fiducia di molti risparmiatori. Ci hanno venduto obbligazioni con rendimento simile ai titoli di Stato che quindi non determinavano grandi incassi, con un rischio altissimo che non ci è stato fatto percepire, ma che dirigenti e funzionari conoscevano. Mi sono sempre battuto per il riconoscimento dell'intera somma».

Sono circa 10 i risparmiatori che hanno seguito l'iter di Ioannucci.

 

«E' una sentenza che si somma alle poche sinora simili in Italia - spiega l'avvocato Vanna Pizzi che ha curato il ricorso ed è legale del comitato di Pizzoli - Una bella soddisfazione professionale, questa sentenza, che in realtà è un vero e proprio lodo, un provvedimento del giudice, ha efficacia esecutiva: se non eseguita spontaneamente da parte del Fondo Interbancario potrebbe essere posta a esecuzione forzata»  chiarisce il legale.

In Abruzzo sarebbero circa cinquemila gli azionisti e obbligazionisti che hanno perso tutto per via del crac delle quattro bad bank acquisite da Ubi Banca.