TRAGEDIA E FOLLIA

Tragedia Viadotto, l’autopsia conferma: «Filippone ha ucciso anche la moglie»  

Due testimoni confermano che l’uomo era lì quando la donna è stata ritrovata a terra

Redazione PdN

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CHIETI. Non si sarebbe trattato di una caduta accidentale ma di una morte violenta: Fausto Filippone ha ucciso anche sua moglie. 

Marina Angrilli ed il marito, intorno alle 11.40, erano nell’appartamento di loro proprietà (dove però non vivevano) ed è qui che l’uomo avrebbe scaraventato dal secondo piano la consorte.

La donna sarebbe stata spinta sotto, improvvisamente.

Lo confermano le prime indiscrezioni trapelate sull'esito dell'autopsia, eseguita all'obitorio di Chieti. Insomma l’ipotesi che la follia omicida di Filippone sarebbe scoppiata in quell’appartamento di Chieti Scalo sembra confermata.

 L’uomo è stato visto vicino al corpo della moglie molto agitato, almeno da due testimoni.

 

ERA A CHIETI ALLE 12

«Quando è arrivata l'ambulanza Filippone era lì intorno, si muoveva nervosamente nel cortile. Dopo qualche secondo è arrivata una seconda ambulanza e dietro una volante della Polizia. I poliziotti sono scesi. Non ho badato a cosa facessero né a cosa facesse il marito che era lì presente perché a un certo punto un operatore del 118 gli ha chiesto se avesse un documento della signora. Lui ha detto: 'Vado a cercarlo'. Poi è tornato subito dopo dicendo di non averlo. Poi sono andati via tutti insieme: le ambulanze, la volante e il marito della signora».

È il racconto del medico Giuliano Salvio ripetuto ieri in varie interviste.

Erano circa le 12 del 20 maggio, uscendo di casa, a Chieti Scalo, per prendere l'auto, Salvio ha trovato Marina Angrilli in terra nel cortile. «Non c'era nessuno. Uno o due minuti dopo ero piegato sulla signora e ho visto qualcuno che camminava nervosamente intorno a me. Allora ho chiesto: 'Cosa è successo?'. 'È caduta dal secondo piano' mi ha risposto. Ho chiesto: 'Lei conosce la signora?' 'Si, è mia moglie'».

Il medico ha, però, spiegato di non aver potuto sentire se la donna cadendo avesse urlato perchè in quel momento scendeva a piedi per le scale che non hanno finestre e, dunque, è impossibile sentire sia “tonfi” che eventuali urla.

Il testione ha inoltre confermato di non conoscere la donna che non viveva lì, così come non aveva mai visto Filippone prima e di averlo riconosciuto in seguito, dalle immagini dei Tg.

 

«Quando è arrivata l'ambulanza Filippone era lì intorno, lì vicino, però si muoveva nervosamente nel cortile», ha ribadito il testimone, «in realtà è passato diverso tempo. Io ho dovuto accertarmi che arrivasse il 118, ho fatto una telefonata di conferma, assistevo la donna che nel frattempo cominciava a sanguinare in maniera vistosa però il marito ha fatto una cosa molto strana: mi si è avvicinato e mi ha detto prendi questo numero. Dal suo telefonino mi ha dettato un numero e ha detto: 'io devo andare a prendere mia figlia'. La cosa mi è sembrata immediatamente molto strana e, d'istinto, gli ho detto, forse con un tono molto deciso, 'tu resti qui e vai via solo quando è arrivato il 118'. Lui è rimasto lì in piedi, andava e veniva, qualche volta si affacciava per vedere le condizioni della moglie. È rimasto lì finché sono arrivati i soccorsi. Dopo qualche secondo è arrivata una seconda ambulanza e dietro una Volante della Polizia. I poliziotti sono scesi però io non ho badato a cosa facessero loro, né a cosa faceva il marito che era lì presente. Osservavo ed ero vicino alla signora mentre veniva soccorsa. La signora era molto agitata dava problemi per il trasbordo in barella».

 

 

ALTRI DETTAGLI EMERSI

Cosa poi è successo è al vaglio degli inquirenti: di fatto nessuno ha impedito a Filippone di andare a prendere la figlia, raggiungere il viadotto, lanciarla nel vuoto e poi fare la stessa fine sette ore dopo. L'autopsia avrebbe consentito di appurare che, per tipologia di lesioni e di traiettorie, la donna non si sarebbe suicidata.

A quanto se ne sa sarebbe stato escluso anche un malore o  colluttazioni. Si sarebbe trattato di una caduta improvvisa.

A far propendere per l'ipotesi dell'omicidio c'è la valutazione tra il punto di caduta e il punto di impatto, oltre alla tipologia delle lesioni riportate. L'accertamento ha consentito di appurare che si è trattato di una caduta estremamente improvvisa.

La donna è poi morta nel primo pomeriggio, in ospedale. Sono stati prelevati altri tessuti per ulteriori esami che saranno pronti tra alcune settimane.

 

LUDOVICA MORTA SUL COLPO

L'autopsia sul corpo della figlia, Ludovica, ha stabilito che la bambina di 10 anni è morta sul colpo, come pure si è sempre pensato. Stessa cosa anche per il padre.

Anche in questi casi saranno effettuati altri esami, tra cui quelli tossicologici per appurare se, tra le altre cose, alla bambina fosse stato somministrato qualcosa.

 

IL BUCO NELLA RICOSTRUZIONE ED IL MOVENTE

Intanto a mancare è ancora un movente (se si esclude la follia improvvisa). Ombre ancora da dissipare anche nel periodo che va dalla morte della donna, alle 12, fino a quando il 49enne arriva al viadotto.

La Squadra Mobile di Chieti, diretta da Miriam D'Anastasio e coordinati dal pm Lucia Anna Campo, stanno lavorando senza sosta da due giorni.

L'attenzione della Polizia è concentrata su quanto accaduto nell'appartamento di Chieti Scalo la mattina di domenica 20 maggio. 

 

 

 

LA DINAMICA

Fino ad ora la dinamica accertata è questa.

Il 49enne, la mattina di domenica 20 maggio porta la moglie, 51 anni, nella casa di Chieti Scalo. Non si sa cosa succede, ma l'autopsia suggerisce che sia stato lui a spingerla improvvisamente giù dal balcone. L'uomo che ha soccorso per primo la donna, Giuliano Salvio, è un medico. Intorno alle 12 esce di casa per prendere l'auto e nel cortile trova Marina Angrilli a terra. Perde molto sangue. Capisce che è una caduta dall'alto. Chiama i soccorsi. Arriva anche Filippone. Lui vuole andare via. Gli lascia un biglietto con un numero di telefono. Salvio chiede chi sia e quando Filippone gli risponde il marito lui lo trattiene fino all'arrivo del 118. La chiamata al 113, aveva riferito ieri il questore di Chieti, Raffaele Palumbo, arriva alla centrale alle 12:06.

Secondo la testimonianza Filippone va via insieme alla ambulanza e alla volante.

A questo punto l’uomo va a prendere la figlia dai parenti. Si dirige sul viadotto Alento della A14, getta la bambina dal viadotto di 40 metri, resta appeso per sette ore alla rete di recinzione al di là della balaustra e alle 20 si lascia andare.

Il movente della tragedia, pero', ancora non c'è.

 

QUALCOSA ACCADUTO 15 MESI FA

Gli unici dati certi, secondo quanto ricostruito, sono il cambiamento caratteriale e lo stato di tristezza dell'uomo, sopraggiunti in seguito alla morte della madre avvenuta ad agosto 2017. L’uomo ha però parlato di 15 mesi fa, quando tutto sarebbe iniziato. Si è pensato allora all'insorgere di una malattia maligna e devastante della madre che poi è morta.

Una malattia particolare come l'Alzheimer. 

«Credo che la vita di mio cognato sia stata profondamente segnata dalla malattia e poi dalla morte della madre -spiega Francesco Angrilli, ematologo dell'ospedale di Pescara- Era tempo che la mamma di Fausto era ammalata di Alzheimer, e questa malattia si è fatta chiaramente sempre più progressiva: la morte è stato il punto terminale di un percorso di aggravamento della malattia. Dietro a questi 15 mesi ci vedo la sofferenza e anche l'impotenza perché lui era profondamente legato alla madre: non credo che un suo eventuale disagio dipendesse da una problematica relativa alla vita matrimoniale».

«Se poi mio cognato aveva delle problematiche sue nessuno di noi ha mai avuto dei segnali importanti: lo vedevamo triste e un po' chiuso in se stesso per questo dispiacere della madre però che nella loro vita famigliare ci fossero screzi, liti e dissapori di rilievo non esiste proprio. Viviamo nella stessa palazzina, l'avremmo saputo», aggiunge.

«Credo che questo suo vissuto lui lo abbia ben mascherato. Non è che negli ultimi mesi le sue abitudini di vita fossero cambiate: vita familiare, frequentazione comune con gli amici e poi il loro lavoro. Tutte le volte possibili andavano in vacanza insieme, quindi un nucleo familiare unito e legato - continua - Fausto era una persona tranquilla, uno poteva essere in accordo o in disaccordo con il suo modo di pensare, ma a doverlo descrivere prima di quello che è successo domenica, io non me la sento di descriverlo come una persona violenta o a rischio di azioni violente».



FUNERALI SEPARATI

Potrebbero esserci funerali separati per i tre.  «Siamo ancora in attesa che l'autorità giudiziaria ci dia il via libera. Personalmente credo che bisognerà farli separati: però è ancora presto per pensarci, è una decisione su cui bisognerà ragionare», diceva Angrilli, fratello di Marina, ieri.

Le due famiglie dovranno decidere sull'addio ad una famiglia sterminata da un padre e un marito che poi si è tolto la vita.

In mattinata la decisione è arrivata: i funerali saranno separati e la famiglia Angrilli non rivelerà luogo e data.