DINAMICA E MISTERI

Tragedia viadotto, poliziotti hanno visto Ludovica volare giù: è stato fatto tutto il possibile?

Alcuni particolari fanno sorgere domande che non trovano ancora risposte. Ancora mistero sul movente della follia 

Redazione PdN

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FRANCAVILLA. «La bambina era in una condizione di shock emotivo perché evidentemente si rendeva conto della tragica drammaticità di quel momento e non aveva alcun tipo di autonomia, alcun tipo di indipendenza psicologica per potersi difendere dal padre».

A raccontarlo a Radio Capital è lo psichiatra Massimo di Giannantonio arrivato sul viadotto della A14 al chilometro 390, in qualità di negoziatore, chiamato dalla polizia quando la tragedia si stava per compiere.
Dettagli che aggiungono dolore a dolore e che fanno comprendere che la povera bimba si è resa conto di cosa stesse accadendo.
Fausto Filippone e la figlia Ludovica di 10 anni erano su quel viadotto da almeno 30 minuti, intorno alle 13, perchè alcuni passanti avevano visto l’auto parcheggiata ed i due che camminavano a piedi a circa 200 metri.

Lanciato l'allarme, una pattuglia ha dovuto raggiungere il luogo, impiegandoci, ipotizziamo, almeno una decina di minuti. Dopo l’arrivo dei poliziotti questi hanno dovuto rendersi conto della situazione disperata e decidere di chiamare il negoziatore. Saranno passati almeno altri 10 minuti per la richiesta più il tempo per far arrivare il negoziatore. 
Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori Fausto Filippone era seduto sul guardrail (probabilmente sulla parte alta)  insieme alla figlia Ludovica di 10 anni. Era già visibilmente alterato, agitato, pronunciava frasi sconnesse e non permetteva a nessuno di avvicinarsi.


Sempre secondo la dinamica ufficiale, insieme a Di Giannantonio, erano presenti almeno altri due poliziotti che hanno cercato di dissuadere l’uomo ormai deciso al peggio.
All’improvviso l’uomo, con uno scatto, avrebbe gettato la figlia di sotto, facendole fare un volo di almeno 40 metri.
Un’azione che deve essere stata fulminea poichè nessuno ha tentato di bloccarlo nè è stato fatto negli istanti immediatamente successivi, per bloccare l'omicida in flagranza di reato.
Le forze dell’ordine sono rimaste impietrite davanti ad un gesto del genere.
In quel punto il guardrail, in tutto è alto almeno circa 180 cm ed ha, appena dietro, una rete alta circa 2 metri. Filippone, doveva per forza essere seduto sulla parte più alta del guardrail e puntando i piedi sul guardrail vero e proprio, deve essere riuscito nella folle manovra di scaraventare la figlia. Diversamente per compiere il folle gesto avrebbe impiegato più tempo con più difficoltà.  
Non era particolarmente muscoloso nè prestante ma ci è riuscito facilmente e di sicuro al primo tentativo (altrimenti i poliziotti sarebbero riusciti a bloccarlo).
Sono attimi di terrore puro, guidati solo dalla imprevedibile follia: nessuno avrebbe mai potuto immaginare e prevedere un’azione così anche se arrivati a quel punto era una delle due alternative.
Sta di fatto che poi, una volta gettata la figlia, Filippone ha dovuto scavalcare la rete per posizionarsi lì dove lo abbiamo visto tutti ed è rimasto per sette ore.



Anche questa manovra non deve essere stata nè facile nè veloce, eppure Filippone l’ha compiuta senza che alcuno dei presenti abbiano tentato di afferrarlo, per esempio per una gamba, o bloccarlo in qualche modo con gesti altrettanto improvvisi, prima che fosse completamente dall’altra parte della rete.
Tentativi che forse potevano esser fatti ma che avrebbero richiesto freddezza, prontezza e una dose elevata di rischio da calcolare in una frazione di secondo.
Sta di fatto che Filippone, una volta dall’altra parte, autore di un omicidio in flagranza di reato, ha tenuto tutti sotto scacco per sette ore, perseverando nella sua lucida, macabra e spietata violenza impedendo di soccorrere la figlia.

E al programma "la vita in diretta" (alle ore 17.30 di oggi) Di Giannantonio, invece, precisa più volte di essere arrivato almeno due ore dopo l'inizio della tragedia (e dunque verso le 15, due ore dopo la morte di Ludovica).  


«UOMO RIGIDO E SEVERO»  

«Ho trovato di fronte a me un muro insormontabile», ha detto il negoziatore Di Giannantonio, psichiatra, docente dell'università D'Annunzio, candidato Pd alle ultime regionali e opinionista tv. «Filippone ha dovuto cercare dentro di sé il coraggio per lanciarsi nel vuoto, mai ha provato a cercare dentro di sè il coraggio per uscire da quel viadotto. Nella sua mente tutto era definitivamente finito e non c’era nessuna via di uscita».

Di Giannantonio, però, in una intervista al Corriere della Sera, a differenza di quanto raccontato in radio, non pare che abbia visto di persona la ragazzina ancora in vita.

Lo psichiatra, infatti, al Corsera dice: Ludovica «potrebbe essere stata vittima dello stato di esaltazione del padre. Riferiscono i poliziotti di averla vista in piedi, immobile, assolutamente amimica».

L’uomo, racconta sempre lo psichiatra, diceva di non capire nel modo più assoluto i motivi per i quali aveva compiuto queste cose tremende. «Commentava, a proposito del trovarsi in quella situazione, appeso alla rete del cavalcavia, di essersi trasformato in un fenomeno da baraccone, mentre lui era una persona perbene».

Secondo lo psichiatra Filippone era una persona molto rigida, un perfezionista, molto chiuso e con molte regole che si imponeva di rispettare, «uno che dipendeva dal giudizio degli altri e per il quale l’immagine esterna contava molto. Anche la moglie viene descritta come una persona rigida e severa. Potrebbe esserci stato uno scontro tra personalità di cui lui non era assolutamente consapevole».

E sulle pagine del Corriere Di Giannantonio avanza anche una diagnosi: «Ritengo che lui fosse affetto da una depressione psicotica con spunti persecutori e paranoidei, che non mi è mai capitato di vedere in una forma così grave. Lui faceva finta che tutto andasse bene, che la sua vita scorresse perfettamente ma in realtà non era così».



LE RAGIONI DI UNA FOLLIA
Se le ragioni di una follia rimangono per ora imperscrutabili i punti sui quali si deve fare luce ora è l’esatta dinamica di quanto accaduto su quel viadotto e se davvero tutto quello che si poteva fare è stato fatto.
Poi bisognerà tentare di ricostruire con precisione cosa è successo nella casa di Chieti dove un testimone ha riconosciuto Fausto Filippone sgomento mentre si teneva a distanza dal corpo della moglie appena volato dal balcone.

La moglie Marina Angrilli è descritta da tutti amici e parenti serena, anche nell’ultimo periodo, non c’erano particolari problemi nè familiari nè economici. Anche Filippone sul lavoro è stato descritto come tranquillo e misurato anche se forse di recente era apparso più taciturno e triste.



«Intorno a mezzogiorno ho sentito un urlo straziante e poi un tonfo», ha racconta al Corriere della Sera Giuliano Salvio, un medico che abita nella stessa palazzina di Chieti Scalo.

Salvio, dopo aver capito che Marina Angrilli era precipitata dal terzo piano, ha tentato di soccorrerla.
«Non c’era nessuno intorno a lei, solo dopo qualche minuto è arrivato quell’uomo, era molto nervoso, farfugliava, si teneva le mani fra i capelli». Ma, continua il medico, «lui restava sempre a qualche metro di distanza, malgrado lei perdesse molto sangue». E poi se n’è andato, lasciando lì la moglie appena deceduta, dicendo a Salvio: «Ti lascio questo numero, io devo andare a prendere mia figlia».

«Fausto Filippone» racconta invece Francesco Angrilli, fratello della moglie che ha smentito problemi coniugali tra i due, «quaranta minuti più tardi (siamo tra le 12.20 e le 12.40 ndr) ha chiamato la casa di nostra madre, nonna Anna. Con lei era rimasta la piccola Ludovica. Lui ha detto: Anna sto arrivando, fammi venire incontro mia figlia, l’aspetto all’incrocio, davanti alla pasticceria… Che fretta aveva?». Forse è stato un modo per evitare di parlare con la suocera, far vedere che era alterato e magari, anche così, ha evitato di dover rispondere alla domanda 'dov'è Marina?'
E sempre Angrilli giura che Fausto sembrava tranquillo: «Venerdì mattina mi ha visto rasare il prato davanti casa e mi ha detto: “Lascia stare, riposati, domani ci penso io”. E se n’è andato in palestra».

Secondo il negoziatore Di Giannantonio: « la morte della madre di Filippone è stato uno dei fattori che hanno provocato la decisione. Ha detto che la sua vita era irreversibilmente iniziata a cambiare in termini intollerabili 15 mesi prima».
La mamma è morta ad agosto, ovvero 9 mesi fa, cosa era successo prima?
La sorella di Fausto Filippone, Antonella, conferma: « Mio fratello era di un’educazione e una grazia incredibili. È vero che dalla morte di nostra madre Lilia, lo scorso 18 agosto, si era intristito, provava un senso di solitudine. Ma non c’erano problemi economici, nessuna crisi di coppia. Venerdì sera Fausto, Marina e Ludovica erano andati insieme nel paese di Caramanico a seguire un concorso canoro».