IL CASO

«Aumento tumori nel Teramano», partita petizione per spostare Laboratori del Gran Sasso

L’iniziativa è del medico teramano Elso Castelli che dichiara ma non fornisce dati

Redazione PdN

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TERAMO. «Nelle zone a ridosso dei laboratori vi è un aumento di mortalità per tumore importante si parla del 15-20% … Adesso non voglio andare a dire il numero esatto, ci sono patologie tumorali che non si vedevano a determinate età».

Ne è convinto Elso Castelli, medico e responsabile del comitato Azione Popolare («nato per tutelare la salubrità dell’acqua del Ruzzo che bevo quotidianamente»)  che in una recente intervista a Teleponte ha messo sul banco degli imputati il laboratorio di Fisica nucleare per le commistioni di sostanze nocive con il sistema dell’acquifero del recente passato.

Il medico ha dichiarato di aver raggiunto le 500 firme per avviare un referendum per la rimozione dei laboratori dal cuore del Gran Sasso. Non si sa da dove abbia tirato fuori i dati sull’aumento delle mortalità anche perchè dai report non emerge.

Le sue dichiarazioni però hanno fatto scalpore come prevedibile, forse solo un mezzo per farsi pubblicità visto che una vicenda così seria avrebbe meritato il doveroso supporto di dati.  

Lui è convinto che la politica sia chiamata ad intervenire e troppo spesso si fa melina per perdere tempo: «si nomina una commissione, si nomina un comitato, si mette l'amico dell'amico dell'amico, il tecnico di conoscenza. Si perde tempo e se passerà un anno noi siamo pronti con iniziativa referendaria e per l'acqua Penso che i numeri li facciamo subito».

Verissimo, anche se proprio per questo le dichiarazioni dovevano essere supportate da qualcosa di più perchè non si parla di una partita di calcio ma della salute pubblica e di problemi che si trascinano da 40 anni.

Secondo il medico, la Regione per statuto dovrebbe impedire la prosecuzione del lavoro del laboratorio di fisica nucleare «perché può compromettere la salubrità dell'acqua».

La Ruzzo reti, sconcertata, ha espresso  «stupore per la gravità e il tenore delle dichiarazioni che non tengono conto della realtà dei fatti e rischiano di creare un allarme ingiustificato nella popolazione: non v’è alcun pericolo».

L’associazione teramana Robin Hood, pure questa allarmata, ha chiesto la messa a disposizione della documentazione a comprova delle dichiarazioni del medico: «siamo pronti», dichiara Pasquale Di Ferdinando, «a inviare noi esposti alla Procura. Nel contempo chiederemo all’Assessorato regionale alla Sanità e alla direzione locale della ASL di Teramo i dati dell’aumento di alcune tipologie tumorali nelle zone a ridosso del laboratorio e come mai non sono stati attenzionati per la tutela della Salute Pubblica, è il loro compito istituzionale».

Il tutto avviene dopo oltre un anno e mezzo dall’inizio di una inchiesta della magistratura che poi si è arricchita di molti altri esposti e che per ora rimane segreta. Come segreti sono gli sviluppi che ruotano intorno all’incredibile scandalo silenziato dei Laboratori Infn abusivi che violano una serie di norme sulla sicurezza pubblica e non impediscono con certezza contaminazioni pericolose con l’acqua che viene distribuita.

Gli enti a tutti i livelli non favoriscono nè confronto nè trasparenza e con questo tentano di difendere se stessi e le grosse responsabilità.

Il consigliere Leandro Bracco (Sinistra Italiana), invece, ricorda che lo scorso anno non è stato pubblicato alcun report da parte dell’Agenzia sanitaria regionale, «circostanza gravissima dinanzi alla quale bisogna quanto prima porre rimedio»

 

Secondo Bracco, insomma, le affermazioni di Castelli circa il boom di tumori nei 47 Comuni che costituiscono il Teramano «non possono e non devono cadere nel vuoto. Il Comitato in questione – prosegue Bracco – parla di rischi per la salute provocati dal non ottimale funzionamento dei depuratori gestiti dalla Ruzzo Reti e dalla presenza dei Laboratori di Fisica Nucleare del Gran Sasso. Si tratta senza alcun dubbio – rileva il Consigliere regionale – di una questione estremamente delicata che deve essere analizzata e approfondita sotto molteplici aspetti».

Per Bracco se da un lato non bisogna cedere all’allarmismo considerata l'assenza di dati scientifici (come d’altronde precisato da Valerio Filippo Profeta, responsabile del Dipartimento di assistenza sanitaria territoriale della ASL di Teramo), dall'altro la vicenda solleva un'altra rilevantissima questione che non può passare sotto traccia.

«E' indispensabile infatti – evidenzia Bracco – che i dati sulle patologie oncologiche vengano raccolti e studiati. Tutto questo sembra non accadere più in Abruzzo. Grave infatti è lo stallo nel quale si trovano le attività connesse al Registro Tumori regionale».

Proprio questo Registro è uno strumento che consente di valutare l'andamento temporale delle patologie di matrice tumorale di alcune aree o popolazioni particolarmente esposte. Consente inoltre di effettuare non solamente valutazioni circa l’efficacia delle reti oncologiche ma anche analisi epidemiologiche che attengono alle potenziali cause.



L’AGENZIA SANITARIA REGIONALE SMENTISCE UFFICIALMENTE

«Nel Report del 2016», spiega il direttore Asl Alfonso Mascitelli, «è emerso chiaramente come non si sia osservato un rischio complessivo più elevato di tumore per i cittadini residenti nella Provincia di Teramo rispetto al resto della popolazione italiana. In base alle stime AIOM-AIRTUM erano attesi nella Provincia di Teramo un totale di 1910 casi di tumore, ma se ne sono osservati 1831. Nel Report, si è rilevato nella Provincia di Teramo un rischio più elevato, rispetto alla media italiana, di tumori del sistema nervoso centrale, dello stomaco e delle vie urinarie e per questi ultimi si è trattato di un risultato per ora isolato. A fronte di tali criticità, tuttavia, sono stati anche osservati, sempre nella provincia di Teramo, casi in meno, rispetto agli attesi, di tumori del polmone, di tumore della tiroide, e di tumore della prostata. Nel complesso, quindi, sono emerse e sono state correttamente evidenziate situazioni che potranno essere approfondite, come peraltro in altre Province, con le prossime analisi».

 

Il Registro dei tumori in Abruzzo è nato nel 2015 e in poco meno di tre anni e mezzo ha prodotto 4 studi epidemiologici, di cui l’ultimo si riferisce ai dati di incidenza del cancro in Abruzzo nell’anno 2016, distinti per sede, sesso e ambiti provinciali.

 

Alla base deve esserci una rigorosa attività di verifica della qualità dei dati, in Abruzzo si procede all’analisi di oltre 14.000 casi sospetti, e questo giustifica i tempi posticipati con cui vengono comunicati i dati dei Registri tumori anche di altre regioni.

L’Ultimo Report pubblicato è disponibile sulla homepage dell'Agenzia Sanitaria Regionale (www.asrabruzzo.it).