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Honeywell Atessa, firmato l’accordo: salvi i 380 lavoratori

Raggiunta intesa con i sindacati

Redazione PdN

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ATESSA. Dopo 8 mesi di trattativa e 60 giorni di sciopero, Honeywell e i sindacati hanno raggiunto un accordo per il destino dello stabilimento di Atessa

 

 Il sito produttivo non chiuderà e tutti i 380 lavoratori resteranno al loro posto.

Nessun licenziamento, dunque. L’impegno sottoscritto dalla multinazionale che produce turbocompressori per motori diesel presso il ministero per lo Sviluppo Economico è quello di porre i lavoratori in cassa integrazione straordinaria fino al febbraio 2019 e prevedere un sistema di incentivazione, concordato in un verbale ad hoc, con cui incentivare l’uscita dei lavoratori che potranno beneficiare di 50mila euro, oltre a mille euro per ogni anno di anzianità, o in alternativa, di 22 mensilità.

«Siamo riusciti a trovare una soluzione che potrà affrontare positivamente sul piano sociale questa pesante vertenza occupazionale» ha commentato il segretario nazionale della Fim, Ferdinando Uliano.

 Durante l’anno di cassa integrazione straordinaria e anche successivamente, comunque, si impegnerà in un piano di reindustrializzazione, mettendo a disposizione gratuitamente lo stabile per iniziative industriali che occupino almeno il 30% degli attuali occupati.

Sia il Mise che la Regione si attiveranno per sostenere tutti i progetti. Ora il sindacato sarà impegnato, conclude Uliano, «a seguire tutto il processo di reindustrializzazione con appositi incontri di verifica».

 

COSA PREVEDE L’INTESA

L’intesa raggiunta prevede:  cessione a titolo gratuito dello stabilimento Honeywell all’investitore che presenterà

un progetto di reinsediamento valido. La valutazione sarà effettuata da Regione, Ministero dello Sviluppo Economico ed Invitalia; attivazione delle procedure per affidare ad una società di advisor la ricerca di imprese

pronte ad investire sullo stabilimento di Atessa; avvio della procedura che attiverà la cassa integrazione per un periodo di dieci mesi; elargizione di un bonus di addio che varierà in base all’anzianità lavorativa.

 

La Fiom esprime un parere moderatamente positivo per un’intesa che, «seppur difficile e sofferta, prevede elementi positivi per i lavoratori e per i possibili processi di reinsediamento».

 

Nei prossimi giorni si terranno le assemblee dei lavoratori che valuteranno il lavoro svolto.

 

«L’incentivo che verrà riconosciuto ai lavoratori che andranno via subito - spiegano i sindacalisti - sarà pari a 50.000 euro più 1.000 per ogni anno di anzianità o, a scelta, 22 mensilità; per chi resterà in forza e posto in cassa integrazione per i prossimi 10 mesi ci sarà una riduzione progressiva di 1.000 euro al mese».