INTERROGATORI

Inchiesta Rigopiano, secondo giorno di interrogatori

Il comandante polizia provinciale consegna memoria: «mezzo non più assegnato a noi»  

Redazione PdN

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PESCARA. Seconda giornata di interrogatori in procura nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di  Rigopiano. Sfilano gli indagati che da una ventina di giorni hanno avuto pieno accesso agli atti di indagine nonostante l’inchiesta non sia ancora formalmente chiusa.

Questo ha permesso alle difese di conoscere tutte le prove raccolte dagli investigatori ed organizzare al meglio una risposta documentata. Lunedì scorso è stata la volta dell’ex prefetto Provolo che ha consegnato alcuni documenti che dovrebbero provare che la sala operativa venne aperta il 16 gennaio come scritto nella lettera inviata al ministero e non il 18 come hanno testimoniato alcuni componenti dello stesso organismo.

Tra le altre carte anche un foglio con le firme dei presenti ad una riunione che non sarebbe accompagnato nè dal  verbale nè da un protocollo.

Questa mattina intanto si è avvalso della facoltà di non rispondere Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il Piano di reperibilità provinciale, indagato per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Pescara sul disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) dove, in seguito a una valanga, il 18 gennaio scorso morirono 29 persone.

Chiappino, assistito dall'avvocato Paolo Cacciagrano, si è presentato alle 9 in punto al quinto piano del Palazzo di Giustizia di Pescara, rimanendo in silenzio davanti al procuratore, Massimiliano Serpi, e al Pm Andrea Papalia, titolari dell'inchiesta.

Chiappino è finito sotto la lente degli inquirenti, insieme ad Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara, a Paolo D'Incecco, dirigente del settore Viabilità e referente di Protezione civile della Provincia, Mauro Di Blasio, responsabile del settore Viabilità, e Giulio Honorati, comandante della Polizia provinciale di Pescara, in riferimento alle fasi dell'emergenza che hanno preceduto il ritrovamento dei corpi delle vittime.

La Procura, in considerazione del loro operato a partire dal 15 gennaio scorso, sostiene che nessuno di essi adottò le necessarie misure affinché, nell'ambito delle procedure del piano di reperibilità, si attivasse la fase di attenzione e, a seguire, di preallarme e infine di allarme.

Ai cinque viene anche contestata la mancata attivazione della sala operativa di Protezione civile e la doverosa ricognizione dei mezzi spazzaneve con la chiusura al traffico del tratto di strada della Provinciale 8 che da Farindola risale fino a località Rigopiano.

 

 

IL COMANDANTE HONORATI IN SILENZIO

«Il contenuto della memoria depositata oggi dimostra che le funzioni di protezione civile, almeno dalla fine del 2016, non erano più in capo alla Polizia provinciale, e che il mezzo di cui Honorati avrebbe omesso la ricognizione funzionale e dunque l'individuazione del mal funzionamento, non faceva parte del parco macchine della Polizia provinciale, ma di quello del settore amministrativo, con la conseguenza che non era in capo alla Polizia provinciale o al comandante della Polizia provinciale il compito di farne la manutenzione, la ricognizione e gli altri adempimenti funzionali a renderlo efficiente».

Così l'avvocato Vincenzo Di Girolamo, che insieme all'avvocato Marco Pallegrini assiste il comandante della Polizia provinciale di Pescara, Giulio Honorati, al termine dell'interrogatorio di questa mattina.

Honorati, indagato per omicidio colposo e lesioni plurime colpose, si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha presentato una memoria difensiva tramite i suoi legali.


 

RESPONSABILE VIABILITA’ PROVINCIA DI BLASIO: «FATTO QUELLO CHE SI DOVEVA»

«Di Blasio ha chiarito quello che doveva fare e cosa ha fatto effettivamente, ovvero ha spiegato che è stato tutta la notte sul territorio a prestare assistenza alla popolazione». Così l'avvocato Gino Placido Pelliccia, legale di Mauro Di Blasio, responsabile del settore Viabilità della Provincia di Pescara.

L'interrogatorio di Di Blasio è durato due ore e mezza.

«Abbiamo chiarito le nostre funzioni, i nostri compiti e quello che dovevamo fare - ha aggiunto l'avvocato Pelliccia - e noi diciamo che l'abbiamo fatto».

Di Blasio è indagato per omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose.