IN CRISI

Honeywell Atessa, ancora protesta dei 420 lavoratori davanti ai cancelli

Rifondazione: «dipendenti pugnalati alle spalle dalla multinazionale e dal governo»

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

963

ATESSA. Manifestazione di protesta questa mattina davanti allo stabilimento Honeywell di Atessa.

I lavoratori da 8 giorni sono in sciopero e presidiano i cancelli. Nello stabilimento della multinazionale Honeywell Garrett, 420 lavoratori producono ogni anno più di 700 mila turbo e oltre 1.600.000 rotori. In quello stabilimento ci sono stati investimenti per milioni di euro anche con fondi pubblici; e poi soldi pubblici per finanziare la cassa integrazione negli anni scorsi, flessibilità dei lavoratori per andare incontro alla flessibilità della produzione ed i loro sacrifici per ottenere il premio come miglior stabilimento europeo per organizzazione del lavoro secondo i parametri Honeywell di produzione snella ed efficiente.

Tutto questo non è bastato alla dirigenza Honeywell che intende chiudere lo stabilimento di Atessa senza nemmeno dichiararlo ufficialmente. «La multinazionale scarica i lavoratori nonostante i sacrifici imposti quando si diceva loro che servivano flessibilità e dedizione per mantenere in efficienza lo stabilimento», denuncia Rifondazione Comunista che ha partecipato questa mattina alla protesta.

«Alla multinazionale», commenta Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, «non sono bastati 2 piani di esuberi che hanno interessato 115 lavoratori e 7 piani di ammortizzazioni sociali, con cassa integrazione e messa in mobilità. Ora vogliono il sacrificio estremo: l'accettazione della chiusura di una fabbrica che i lavoratori hanno reso fiore all'occhiello della produzione in Italia per spostate tutto in Slovacchia, dove più facile è lo sfruttamento dei lavoratori, costano meno e la multinazionale usufruisce di nuovi incentivi pubblici. Hanno allargato l'Unione Europea all'est consentendo aiuti di stato con cui la multinazionale ha realizzato il suo nuovo stabilimento e senza introdurre un salario minimo europeo per contenere competizione al ribasso sui salari. Le delocalizzazioni sono favorite da un quadro di regole a favore del capitale e contro il lavoro».

«Non ci sono giustificazioni alla scelta disonesta dei massimi dirigenti Honeywell. Rifondazione Comunista è al fianco dei lavoratori in lotta. Meritano la massima solidarietà», assicura Marco Fars, segretario regionale Rifondazione Comunista - Sinistra Europea.

«Difendono il proprio futuro e un territorio contro una multinazionale senza scrupoli che ha deciso di scaricarli solo per ottenere margini di profitto più alti», va avanti Carmine Tomeo, responsabile lavoro regionale Rifondazione Comunista - Sinistra Europea. «Per questo, siamo vicini ai lavoratori ed ai sindacati in lotta per mantenere la produzione in Italia, ad Atessa e faremo quanto possibile per contribuire, in ogni sede ci sarà possibile, al successo della vertenza. È vergognoso che il ministro Calenda si schieri di fatto contro i lavoratori esigendo la sospensione dello sciopero e del bloco dei cancelli prima di convocare un tavolo al ministero con la multinazionale. Secondo il ministro i lavoratori dovrebbero accettare supinamente di far copiare i codici per avviare le nuove linee produttive in Slovacchia rinunciando alla difesa del proprio lavoro. Il governo PD sta dalla parte della Honeywell?»