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Accord Phoenix, l’inchiesta e le dimissioni di Shankar minano il futuro dell’azienda

La procura indaga per reati ambientali

Redazione PdN

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L’AQUILA. L'imprenditore anglo-indiano Ravi Shankar azionista di maggioranza di Accord Phoenix si è dimesso a sorpresa gettando nella preoccupazione i dipendenti che però non hanno ancora ricevuto informazioni ufficiali al riguardo.

La notizia è rimbalzata sui giornali locali e si attende di capire quali saranno i risvolti per l’attività.

Accord si è insediata con un investimento privato mai ben stimato, tra 35 e 50 milioni di euro, e con una quota di fondi pubblici di 10,8 milioni concessi dall'agenzia Invitalia e resi disponibile dalla delibera Cipe numero 135.

Quella di Shankar sarebbe un atto dovuto in vista della richiesta di patteggiamento che i suoi legali avanzeranno durante l'udienza del 5 luglio prossimo nell’ambito dell'inchiesta che lo vede indagato con il componente del consiglio di amministrazione Francesco Baldarelli e il responsabile della linea produttiva Hansen Jorgen Lundo per reati ambientali.

A dicembre, la Guardia di Finanza aveva posto i sigilli all'area produttiva. Secondo l’ipotesi accusatoria nello stabilimento, sarebbero stati stoccati rifiuti pericolosi e non - per complessivi 105mila chilogrammi di scarti di materiale elettronico, monitor in particolare - seppure non fossero state istruite le dovute autorizzazioni.

Un mese e mezzo fa, il Tribunale dell'Aquila aveva autorizzato Accord Phoenix ad avviare il piano di bonifica e adeguamento del sito produttivo presentato alle autorità inquirenti per il dissequestro; da allora, sono rientrati in fabbrica 20 operai per eseguire gli interventi previsti sotto la supervisione delle Fiamme Gialle.

Solo a lavori realizzati la società potrà ottenere l'AIA, l'Autorizzazione integrata ambientale, necessaria per l'esercizio di alcune tipologie di installazioni produttive che possono produrre danni ambientali significativi.



STORIE E MISTERI

Il progetto dell'azienda internazionale, attiva nel comparto del trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), prevede l'insediamento di un impianto nel territorio aquilano, presso l'ex polo elettronico del capoluogo abruzzese, dotato di una capacità operativa particolarmente elevata per il comparto, nonché rispetto alle altre aziende già attive nel settore.

Si tratta di una capacità operativa pari a 60.000 tonnellate all'anno, per certi aspetti, «sproporzionata rispetto alle reali esigenze di mercato nel comparto della raccolta, gestione e lavorazione dei RAEE».

Secondo alcune ricerche il mercato potenziale nel raggio di 150 chilometri non supererebbe le 24mila tonnellate.

Ma c’è anche un problema di libera concorrenza e di aiuti di Stato in quanto nell’area lavorano una ventina di aziende che si sono sviluppate esclusivamente con capitali privati.

Della società si parla almeno dal 2013 quando la Accord Phoenix presentò alla Regione un progetto per la realizzazione di un impianto di «messa in riserva e trattamento di RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e altri rifiuti non pericolosi (cavi elettrici)».

Anche allora ci furono promesse e aspettative poi deluse. Anche il dibattito politico si occupò della nuova società.

Il “cattivo” Giorgio De Matteis provò a rovinare la festa al primo cittadino Massimo Cialente sponsor anche allora dell’iniziativa industriale.

Controllando le visure camerali De Matteis scoprì che la sede legale era a L'Aquila e risultava composta da due società, una con sede a Cipro e l'altra con sede a Londra.

Una srl costituita nel 2012 e registrata nel 2013, con un capitale sociale di 10mila euro, di cui ne risultano versati solo 2.500. Il consiglio d'amministrazione era formato dal presidente, un cittadino inglese di origini indiane, e da due italiani.

Dalle carte emerse che il presidente era un indiano, Shankar Ravi Santeshivara, e i due soci il commercialista milanese Ademo Luigi Pezzoni e il marchigiano Francesco Baldarelli.

Pezzoni è uno dei nomi che si trovano nella scalata all'Alitalia e Baldarelli, ex eurodeputato del Pds poi esponente del Pd, è stato ex direttore generale ed ex presidente di Sin, Sistema informatico nazionale per lo sviluppo dell'agricoltura.

Di fatto i reali proprietari della Accord, beneficiari anche di 10mln di euro pubblici, sono schermati da un trust a Cipro e a Londra, due zone che fanno della riservatezza la loro principale ricchezza finanziaria.