L'INTERVENTO

Emergenza Gran Sasso: «sfiducia e l’ombra di interessi su gestione acqua. Serve profondo cambiamento»

L’appello di Vincenzo Di Marco sindaco di Castellalto

Redazione PdN

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ABRUZZO. «Sulla emergenza acqua che si è venuta a creare la settimana scorsa, non bastano più rassicurazioni. I cittadini hanno bisogno di impegni e fatti concreti. La sfiducia nelle istituzioni raggiunge nella nostra provincia, su questa e su altre questioni, un livello molto alto».


Lo dice Vincenzo Di Marco, sindaco di Castellalto, a proposito della complessa e poco trasparente emergenza del Gran Sasso che pare stia portando tutti i proverbiali nodi al pettine, nodi che si sono intrecciati da oltre 30 anni a questa parte e che, a causa dell’inerzia e imperizia di classi dirigenti ed enti pubblici “ingolfati”, si è andata amplificato con il conseguente incancrenimento di un sistema che ormai appare profondamente malato.

Il sindaco di Castellalto spiega che nei giorni dell’emergenza del 9 maggio ha mantenuto un comportamento «fermo e rispettoso dei dati e delle analisi ufficiali fornite dall’Arta», che hanno dimostrato che l’acqua è sempre stata potabile e non è mai stato tentato di percorrere strade alternative, come la modifica dei menu delle mense scolastiche o la fornitura di acqua minerale a scuola.

«Questo però non basta. C’è un sentimento di sfiducia diffuso nella popolazione, che ritiene di essere presa in giro in nome di interessi che nulla hanno a che fare con la salute pubblica», dice Di Marco, «allora, è compito delle istituzioni e della politica adoperarsi per ristabilire il primato della sicurezza del consumo dell’acqua pubblica, attraverso alcune azioni, e diverse le abbiamo indicate nella riunione con il Vice Presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli».


Istituzioni che purtroppo non stanno dando il buon esempio nè stanno contribuendo a fare chiarezza sull’accaduto. Le visioni sono diverse e tutte volte ad una autodifesa per mascherare evidenti responsabilità o semplice sciatteria.

Non accresce la fiducia nelle istituzioni, per esempio, questo più o meno velato attacco alla Asl di Teramo e al servizio Sian diretto dalla dottoressa Marconi che in presenza di un rapporto dell’Arta (che classificava odore e sapore dell’acqua non idonei) ha fatto quello che la legge le imponeva di fare. Allo stesso modo quando sono stati pronti i risultati analitici della stessa Arta ha dichiarato cessato il pericolo.

E quello che è successo i primi giorni di maggio non è ancora chiaro a quasi un mese, nessuno ha fornito risposte esaustive sulle cause.

La Ruzzo -che gestisce l’acquedotto- appare la società più reticente e meno propensa a spiegare per esempio come mai i sistemi di monitoraggio non abbiano funzionato, se esistano ancora e se siano in funzione. Se le vasche di accumulo vengano utilizzate normalmente e nel dettaglio come venga gestito un sistema così complesso e delicato quale quello della captazione dell’acqua sotto il Gran Sasso.

 

A tracciare una guida sul da farsi è sempre il sindaco di Castellalto: la prima cosa da fare «condivisa da molti sindaci, è la modifica della legge regionale n. 9 del 2011: una legge che espropria i comuni e i sindaci della gestione dell’acqua e li relega al ruolo di espressione di pareri. Le comunità locali devono avere un ruolo decisorio, proporre e assumere azioni concrete sulla programmazione e gestione di investimenti e controlli sull’acqua».

 

«In questi giorni», dice Di Marco, «ho riflettuto molto su questo tema e credo, come ho detto in sede di riunione, che ormai è necessario fare un passo in avanti, percorrendo l’unica strada possibile attraverso alcune decisioni concrete. E’ maturo il tempo per costituire nella nostra regione un coordinamento tecnico-scientifico sulla salute dell’acqua dell’Abruzzo, partendo subito da quella che sgorga dal cuore del Gran Sasso e che viene erogata dalla Ruzzo Reti alla nostra provincia. Prima di tutto raccogliendo dati. Teniamo conto che l’Istituto Zooprofilattico di Teramo ha già sistemi facilmente adattabili per la raccolta di informazioni in grado di gestire il monitoraggio delle acque in maniera unificata. Si possono coinvolgere  in Abruzzo anche altre qualificate competenze oltre all'IZS: Asl, Arta, Università, oggi poco coordinate tra loro sul tema acqua. Insomma, è indispensabile arrivare all’elaborazione di un’azione forte all’altezza di certificare lo stato di salute dell’acqua, di produrre nel breve le prime soluzioni che le istituzioni pubbliche devono adottare e definire in fretta i lavori di messa in sicurezza da fare sotto al Gran Sasso. Sia chiaro: a quell'acqua la nostra comunità non rinuncerà mai!».



 

Secondo il sindaco è necessario migliorare il sistema di gestione dell’emergenza della crisi idrica, «perché i cittadini non possono andare a letto con la convinzione che l’acqua non sia potabile e svegliarsi la mattina che l’acqua è tornata potabile. Se si rileva una problematica è necessario rivedere il tutto».

«I vertici delle istituzioni di controllo», aggiunge, «si devono coordinare in maniera strutturata con i vertici che assumono le decisioni. Sull’acqua ci sono state e ci saranno altre criticità, come quella dell’approvvigionamento estivo. Sarà strategico, allora, costruire un sistema di gestione dell’emergenza che parta dall’analisi del problema e arrivi alle proposte e alle soluzioni per concludersi nella comunicazione alla popolazione in tempi veloci. Vale la pena ricordare che lo scorso martedì 9 maggio la non potabilità dell’acqua ha messo in crisi circa 300.000 persone, oltre che migliaia di aziende, tutte le scuole, senza dimenticare gli ospedali, le sale operatorie, i servizi per le dialisi e tanti servizi essenziali alle persone. Tutto questo non può e non deve più ripetersi . Nel caso dovessero tornare a presentarsi emergenze come quella vissuta, deve essere pronto subito un protocollo di azioni concrete da attuare per minimizzare le difficoltà alla popolazione.  E’ arrivato il momento di non ridurre tutto ad uno spot sull’acqua , ma di mettersi in marcia velocemente per ristabilire il primato del pubblico e della sua credibilità, ricordando che nel 2011 si è svolto un referendum dove il 95% degli italiani si è espresso contrario alla gestione privata dell’acqua ribadendo che essa deve rimanere pubblica».