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D’Alfonso in consiglio: complimenti al pm e sfottò sui retroscena di Bussi

«Il Fatto quotidiano non lo leggo», il presidente non vuole rispondere e chiarire il suo ruolo

Redazione PdN

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ABRUZZO. In un primo intervento il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, è mite, pacato, quasi angelico: si dice pronto a collaborare con la giustizia e ad accertare la verità, ringrazia il magistrato che gli fa ‘pubblicità’ sulle tante cose che la Regione dice e fa. Nel secondo intervento cambia tutto: inizia con una presa in giro diretta all’antagonista grillino e si conclude con una mancata risposta ufficiale dell’esponente istituzionale ai cittadini su fatti di una gravità forse mai incrociata in terra d’Abruzzo.

Consiglio regionale funestato dai silenzi (compresi quelli del sistema di amplificazione che non ha contribuito ad accrescere la dignità degli interventi), dalle divagazioni non pertinenti e dalle dimenticanze allusive.

Il presidente Luciano D’Alfonso sotto indagine in tre diverse inchieste per reati gravi su appalti pubblici, prova a recuperare la serenità dando al Consiglio informazioni richieste circa le indagini in corso ma in realtà ripetendo quanto già abbondantemente di dominio pubblico e fornendo qualche lettura personale e opinione.

Ha ringraziato la magistratura che -secondo la sua visione- contribuirebbe a fare pubblicità alla tantissima attività che la Regione fa e che non riesce a comunicare  mentre, proprio grazie all’interesse suscitato dalle inchieste, c’è la possibilità di aprire dibattiti utili.

D’Alfonso si è detto certo e sicuro di poter provare la sua estraneità da ogni addebito anche perchè tutta l’attività in Regione «è videoregistrata».

Ha poi chiaramente detto in un passaggio che la sua attività è sempre e comunque improntata all’interesse pubblico:  «statene certi».

Fede a parte, i fatti raccontano invece di un interesse pubblico che non si concilia con la mancata trasparenza, mancato dialogo o con l’ acceleratore a tavoletta su procedure che andrebbero meglio meditate o valutate, specie se relative ad opere per centinaia di milioni di euro di cui pochi, molti o troppi ripongono dubbi.

D’Alfonso è stato oggi molto diverso dall’ultimo intervento in materia giudiziaria in Consiglio regionale quando prese di mira la Squadra mobile di Pescara e l’investigatore Giancarlo Pavone per le indagini non gradite sulla City di Pescara condotte dal pm Anna Rita Mantini (elogiata pubblicamente).

Oggi il presidente ha voluto ringraziare i carabinieri per la sensibilità dimostrata («la costumatezza e la misura») ed il pm Antonietta Picardi che sa essere persona «preparata e capace».

 

SU BUSSI MEGLIO GLI SFOTTO’

Se, dunque, piovono rassicurazioni sulle recenti inchieste che sembrano allargare il proprio raggio, impera la siccità più totale, invece, sul versante oscuro e intrigato (nel senso di notevoli intrighi presenti) della sentenza di primo grado sulla discarica di Bussi anticipata e sul ruolo non secondario proprio di D’Alfonso e del direttore Cristina Gerardis, conosciuta proprio al Processo di Bussi nel 2014 e poi nominata in Regione.

La risposta all’interrogazione firmata da Domenico Pettinari (M5s) si è aperta con un siparietto simil-ironico nel quale D’Alfonso si è scusato con la platea e con il firmatario per aver dimenticato di studiare e prepararsi sul punto perchè «assorbito da altro» poi facendo credere di voler rispondere comunque ha riletto i punti salienti dell’interrogazione che chiedeva se corrispondessero al vero le notizie riportate dagli articoli del Fatto Quotidiano che svelavano ulteriori retroscena circa la sentenza anticipata, la cena ed i colloqui di d’Alfonso con il giudice Romandini a casa di un ex consigliere comunale di Pescara, e presunte cifre milionarie orbitanti sul racconto emerso solo grazie al lavoro del giornalista Antonio Massari.

D’Alfonso ha allora dichiarato di leggere molto, tanti giornali «letture impegnate anche di settimanali» ma di non leggere e di non volerlo fare il Fatto Quotidiano e, dunque, di non sapere di cosa si parlasse negli articoli citati.

Inutile dire che all’interrogazione che lo stesso D’Alfonso maneggiava in pubblico  erano allegati gli articoli di cui ha parlato tutta Italia ma il presidente di tutti gli abruzzesi ha deciso di rispondere così, fingendo di non sapere quello che sa ma non ha mai raccontato in pubblico pure parlandone davanti ai magistrati della procura di Campobasso.

Niente di più che una semplice bugia professata in un contesto pubblico, ufficiale e istituzionale senza alcun tipo di remora.

Niente di più che respingere così l’accertamento della verità che in altri casi invece auspica e dichiara di voler addirittura favorire.

 Non per lo scandalo nello scandalo di Bussi che ha fatto emergere aderenze e frequentazioni non opportune in assoluto ma che in questo caso sono state l’occasione per dar vita a scenari ancora misteriosi che non fanno onore a nessuno specie in un clima di continui silenzi.

La vicenda emersa solo grazie alla ricostruzione del giornale di Travaglio  non è stata smentita da nessuna delle parti ed  ha fatto invece dichiarare a Montedison di querelare tutti.

Il caso ruoterebbe intorno ad una prima cena tenuta da D’Alfonso con il giudice Romandini un paio di mesi prima della sentenza del 19 dicembre 2014. In quella occasione Romandini gli avrebbe anticipato il verdetto (assoluzione e derubricazione del reato doloso di avvelenamento in colposo).

La notizia non si sa come è giunta anche all’avvocato dello Stato, Cristina Gerardis, che nel frattempo aveva parlato con l’ex commissario Goio secondo il quale c’era stato un passaggio di «una cosa» che lui credeva fossero soldi persino quantificati dal giornale in 3mln di euro. D’Alfonso avrebbe poi informato i pm Giuseppe Bellelli, Annarita Mantini e Giampiero Di Florio.

 

«3 MLN IN BALLO»

Nel frattempo la voce gira e viene alle orecchie di tutti gli avvocati del processo. Pochi giorni prima della camera di consiglio per la sentenza, poi, si scoprirà -sempre grazie al giornale- di presunte pressioni del presidente Romandini sulle giurate della Corte d’Assise, pressioni volte ad una assoluzione dei 19 imputati della Montedison.

Tra le altre cose Massari riportava una frase pronunciata 15 giorni prima della sentenza, dall’avvocato di Stato, Cristina Gerardis in una cena con numerosi partecipanti: «Circolano 3 milioni di euro per la sentenza del processo Bussi. Me lo ha detto Luciano D’Alfonso».

Via sms D’Alfonso aveva smentito categoricamente («oltre la smentita. Si guadagnerà un fruttuoso contenzioso civile!»).


Il Fatto Quotidiano ha poi rivelato di email inviate da Gerardis persino al ministro della giustizia Orlando per informarlo di presunte anomalie e di un sms inviato da un avvocato nel quale si diceva che Gerardis avrebbe raccontato di presunte manovre volte a corrompere i giudici.

Ne è nata una inchiesta giudiziaria a Campobasso che ha archiviato dopo aver ascoltato i vari testimoni i quali hanno fornito le loro versioni. Dunque nessun reato commesso da nessuno.

      Sulla vicenda tuttavia non solo continua a prevalere l’omertà di Stato ma la si ostenta con atteggiamenti che non sono mai stati così vistosamente  inopportuni e che fanno male prima di tutto alle istituzioni stesse.


a.b.

LE DOMANDE A CUI LE ISTITUZIONI NON VOGLIONO RISPONDERE


PRESSIONE SUI GIUDICI POPOLARI

1) Il malcontento di alcuni giudici popolari era già noto ad alcuno prima della sentenza?

2) Qual è la vera ragione per cui i giudici popolari non hanno denunciato le presunte “pressioni” del presidente Camillo Romandini?


3) Che ruolo ha svolto in questa vicenda l’allora avvocato dello Stato Cristina Gerardis e quando è venuta a conoscenza delle “pressioni” e del verdetto?


4) Che cosa ha fatto la Gerardis quando è venuta a conoscenza di notizie riservate del Collegio? Da chi ne è venuta a conoscenza e con chi ne ha parlato?


5) Ricordate il caso del primo giudice della Corte d’assise Geremia Spiniello? E’ stato ricusato in seguito a sue dichiarazioni in tv appena dopo la fine di una udienza del processo dicendo la frase (ambigua) «faremo giustizia per il territorio». Le domande allora sono: c’è qualcuno che può indicare una intervista televisiva di un qualsiasi giudice appena dopo l’udienza e nella stessa aula? L’inflessibile Spiniello prima di quella volta aveva rilasciato interviste simili?



LA SENTENZA ANTICIPATA


6) D’Alfonso era a conoscenza della sentenza prima del 19 dicembre 2014 come ci risulta e come pubblicato da Il Fatto; chi informò D’Alfonso e a chi ne parlò il governatore?


7) D’Alfonso conosce il giudice Camillo Romandini? Lo ha incontrato tra il 2014 ed il 2015 e se sì per quali ragioni? Se sì hanno per caso parlato anche della sentenza di Bussi?


8) D’Alfonso ha mai informato la Gerardis del verdetto prima della sentenza?


9) D’Alfonso e Gerardis hanno poi informato altri esponenti istituzionali della notizia che loro sapevano essere certa e proveniente da fonte attendibile (e non semplici voci)?


10) I pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini erano a conoscenza delle notizie riservate e se sì da chi sono stati informati? Se sono stati informati hanno aperto un fascicolo di indagine magari ancora segreto per la verifica delle informazioni?


11) Ipotizzando che la notizia di eventuali pressioni sui giudici popolari e di un verdetto già scritto era cosa nota, qualcuno pensò di informare anche il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, la più alta autorità in materia e per di più di Chieti dunque conosciuto e conoscitore della realtà locale?


12) Che ruolo hanno svolto i vari avvocati delle parti civili e nello specifico della Solvay? Notizie di presunte irregolarità sono giunte fino a loro?


13) Che ruolo hanno svolto gli avvocati degli imputati della Montedison? Anche a loro la notizia è giunta in anticipo?


14) Ci risulta che esistono diverse “prove” che potrebbero raccontare vari spezzoni della storia in possesso di alcuni “attori” anche non protagonisti. A che cosa sono servite queste “prove” visto che non sono servite a denunciare possibili reati? Potrebbe esserci almeno in astratto la possibilità che tale materiale possa essere utilizzato in maniera impropria e divenire mezzo di “pressione” verso figure istituzionali?


15) Ammettendo pure che –come dicono molti- le anticipazioni del verdetto sono state giudicate “non attendibili” e “voci generiche” perché nessuno ha sentito il bisogno di denunciare il 20 dicembre, giorno dopo la sentenza, affinchè le autorità competenti accertassero la verità? Perché i politici che sanno continuano a tacere? Chi sta guadagnando da questa vicenda e chi ci sta perdendo?