LE TESTIMONIANZE

I racconti dei sopravvissuti, «noi su un divano tranciato in due da una trave»

Le condizioni di salute di chi ce l’ha fatta sono buone

Redazione PdN

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PESCARA. A 24 ore dall’estrazione dei primi sopravvissuti cominciano ad emergere i racconti di chi ha vissuto nell’inferno di macerie e neve.

Gli ospiti dell’Hotel Rigopiano che sono stati estratti da quello che resta del resort di lusso sono stati trovati tutti in buone condizioni di salute, solo uno ha avuto necessità di una operazione al braccio a causa di uno schiacciamento.

I bambini sono sereni, hanno confermato questa mattina i responsabili dell’ospedale, sono apparentemente sereni, giocano e mangiano i loro cibi preferiti, biscotti ma anche hamburger e patatine.

I grandi invece cominciano a parlare e ripercorrere quelle drammatiche ore.

Come fa Adriana Vranceanu, mamma di Gianfilippo e Ludovica e moglie di Giampaolo Parete, il sopravvissuto che per primo ha dato l’allarme tramite il suo datore di lavoro Quintino Marcella.


Le tute da sci indossate per la partenza e mezza bottiglietta d'acqua hanno aiutato Adriana e i bimbi a resistere prima dell'arrivo dei soccorsi. Sotto la neve al freddo, scioccati dal boato e dal buio piombato all'improvviso mamma Adriana e Gianfilippo hanno di rassicurare Ludovica, di appena 6 anni, bloccata nella sala biliardo accanto alla loro.

«Urlavamo ma le nostre parole erano deformate. Questo perche' - ha raccontato la mamma - ci hanno spiegato, la neve fa questo effetto. Pero' sentivo che mia figlia era viva».

Tutti e tre sono stati sistemati in un'unica stanza nel reparto di rianimazione dell'ospedale Civile di Pescara. Con loro anche il papà, già tecnicamente dimesso.


E ricorda quelle ore interminabili anche Giampaolo Matrone portato questa mattina alle 5.30 all’ospedale di Pescara. Lui è stato mano nella mano con la moglie, Valentina Cicioni, fino a quando i vigili del fuoco lo hanno salvato. «Le stringevo la mano e le parlavo per tenerla sveglia perché volevo che rimanesse sempre vigile. La chiamavo, poi a un certo punto non l'ho sentita più e ho capito che mi stava lasciando».

Vicino a lui, Matrone ha raccontato di un'altra donna che non dava segnali di vita.

«Ho cercato di chiamare qualcuno fino a quando ha fatto buio. Ma nessuno rispondeva. Poi ha continuato a nevicare, è venuto giù un altro mezzo metro di neve. Era troppo rischioso rimanere là», ha detto invece Fabio Salzetta, il manutentore dell'hotel Rigopiano, tratto in salvo all’alba di giovedì, insieme a Parete. «Erano tutti raggruppati nella speranza di andarsene ma non avevamo paura, nessuno si immaginava che potesse succedere una cosa così».


Lui adesso ricorda solo «neve, neve e basta».
Fabio si è salvato perchè era andato a caricare il pellet nel vano caldaia.

«Ho sentito la porta chiudersi violentemente, pensavo fosse caduta la neve dal tetto. Ma poi ho provato ad aprire e non si apriva. Ho sfondato l'inferriata e sono riuscito a venire fuori. A quel punto ho visto che l'hotel non c'era più».
Fabio fuori trova Giampiero Parete e insieme cominciano a correre, cercando di non affondare nella neve che ha sommerso tutto e chiamando a squarciagola chi era rimasto in albergo. Inizia a scavare con le mani e va avanti per diverso tempo.

«Ho cercato fino a quando ha fatto buio di chiamare qualcuno, ma non rispondeva nessuno - racconta continuando a guardare la montagna dritta davanti a lui -. Poi ha continuato a nevicare e a tutta quella che già c'era si è aggiunto un altro mezzo metro di neve, era impraticabile rischiare di andare là e sono tornato indietro».

Così si è chiuso in macchina assieme a Giampiero e insieme hanno cominciato ad inviare messaggi nella speranza che qualcuno raccogliesse il loro grido di aiuto. Un'intera notte così, uno accanto all'altro in un auto quasi interamente sommersa, sapendo che le persone che ami sono sepolte sotto centinaia di tonnellate di detriti e neve.


E il tecnico assicura: «C'era la neve, tanta neve, e c'era il rischio di dover rimanere là, di dover mangiare e dormine in albergo. Ma nessuno immaginava». No, nessuno si aspettava che venisse giù la montagna.

Fabio cerca ancora disperatamente Linda, sua sorella l'ha urlato per ore: la ragazza lavorava al centro benessere dell'albergo ed era lì mercoledì. Per tutta la giornata di ieri l'uomo è andato in giro a mostrare la sua foto ai soccorritori.
«Cercatela lì - diceva - dietro la nicchia in cucina».


Per Samuel, 7 anni, estratto vivo dalle macerie dell'hotel e ancora in attesa di riabbracciare i genitori Domenico e Marina Serraiocco dei quali al momento non si sa nulla, parla lo zio, Alessandro Di Michelangelo. «Domenico e la moglie erano, sono, molto apprensivi con il figlio, 'non andare lì, stai attento, non ti muovere', spero che anche in quei momenti fossero vicini al bambino» dice Alessandro in un'intervista all'Ansa. Nell'ospedale di Pescara Samuel ha trascorso la notte sedato, con accanto la nonna materna. Gli psicologi, racconta Alessandro, agente della Digos a Chieti, «ci hanno spiegato come comportarci: non dobbiamo fare alcun riferimento specifico alla tragedia, ma lasciare che sia il bambino a raccontare i fatti». Il timore è che nei ricordi di Samuel ci sia un 'buco' psicologico: mamma e papà che sono lì con te, mentre forse l'immagine che vedi precede temporalmente anche di molti minuti la catastrofe.

E nel reparto di Rianimazione c’è anche chi ringrazia Marcella, il ristoratore che ha allertato i soccorsi dopo i messaggi del suo dipendente, Parete.

«Grazie! Grazie! Ti dobbiamo la vita di Francesca», gli hanno detto i familiari di Francesca Bronzi, la ragazza arrivata sana e salva in ospedale stamattina. Lui stringe la mano a tutti e fa gli auguri.


Proprio Francesca ha raccontato: «ero al buio, in uno spazio piccolissimo, senza acqua e senza cibo
. Molte persone erano nella sala garden, alcuni, tra cui me e Stefano, nella sala camino e i bambini nella sala biliardo».

La ragazza continua a chiedere del suo fidanzato Stefano Feniello che ieri compariva nella lista delle persone vive da estrarre ma che non è ancora arrivato in ospedale.  I familiari della giovane, oltre a confermare che «lei sta bene fisicamente», criticano la «mancanza di organizzazione» e l'assenza di informazioni ufficiali. I due ragazzi erano andati a Rigopiano per festeggiare il compleanno di lui e la vacanza nell’Hotel era proprio il regalo di Francesca.


Giorgia Galassi
, la ragazza di 22 anni salvata dall'inferno di Rigopiano, insieme al fidanzato Vincenzo Forti ha invece raccontato a Radio G Giulianova che nel momento della slavina si trovava insieme ad altri vicino al camino a bere un te quando all’improvviso «ci è crollato tutto addosso, ci siamo trovati chiusi in una scatola, non abbiamo capito più niente».

La ragazza ha raccontato di essere stata insieme al fidanzato, ad un’altra ragazza e di essere stata anche in contatto con una signora con un bambino (Adriana Parete e Gianfilippo): «eravamo convinti che ci venissero a salvare anche se il secondo giorno abbiamo perso un po’ la speranza. Noi sentivamo i rumori dei soccorritori, il primo segnale lo abbiamo avuto ieri mattina alle 11 e allora abbiamo cominciato a gridare. I soccorritori sono stati fantastici, sempre presenti per motivarci. Ci hanno parlato ininterrottamente. Sicuramente è stato un miracolo, non è fortuna. Non c’era niente da mangiare, abbiamo mangiato il ghiaccio». I telefonini non prendevano e poi ad un certo punto si sono anche spenti. «Faceva abbastanza freddo ma per fortuna Vincenzo (il fidanzato, ndr) non mi ha mollata un secondo. E’ stata lui la mia forza».

«E' stata una bomba, mi sono ritrovato i pilastri addosso. Ero seduto sul divano e i pilastri sono scivolati in avanti tagliandolo in due. Ci siamo salvati per questo». Così Vincenzo Forti, uno dei superstiti dell'hotel Rigopiano, ha raccontato all'amico Luigi Valiante i drammatici momenti dopo la valanga che ha travolto la struttura. Forti è stato estratto dai soccorritori insieme alla fidanzata Giorgia Galassi.

«Io sono rimasto senza scarpe - ha aggiunto - Indossavo i leggings che mi aveva prestato la mia fidanzata. In un attimo ci siamo ritrovati in tre in un metro quadrato. Ci siamo abbracciati, nutrendoci di neve. Poco distante si sentivano anche le voci di un altro ragazzo e dei bambini, con cui non è stato possibile comunicare. La paura è stata tanta e abbiamo pregato».