L'INTERROGATORIO

Tentato omicidio a Pescara: indagata accusa malore e l’aggressore confessa

Daniela Lo Russo e il figlio Michele Gruosso sono in carcere da sabato

Redazione PdN

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PESCARA. Ha accusato un lieve malore Daniela Lo Russo, la donna accusata insieme al figlio, Michele Gruosso, di aver tentato di uccidere il marito somministrandogli il farmaco "coumadin", potente anticoagulante.

 

L'indagata, che sarebbe cardiopatica, si trovava stamattina in Tribunale per essere interrogata dal gip Gianluca Sarandrea.

A un certo si e' sentita male e il giudice ha fatto chiamare i soccorsi.

Giunti sul posto, hanno misurato la pressione alla donna e hanno, quindi, accertato che non era nulla di grave.

Lo Russo e' stata poi riaccompagnata in carcere, dove si trova rinchiusa da sabato scorso con l'accusa di tentato omicidio aggravato in concorso.

L'interrogatorio di garanzia della 42enne e' stato rinviato a domani, alle 11, perche' deve nominare un nuovo difensore. Madre e figlio erano assistiti dallo stesso avvocato, Leonardo Casciere, ma, nel corso dell'interrogatorio del giovane, si e' creata una situazione di incompatibilità.

essione con mazze da baseball sotto casa, la sera del 10 luglio, per procurargli lesioni interne che, con il Coumadin, lo avrebbero portato a morte sicura.

 

E sempre stamattina Andrei Edwin Zabala Mosquera, il colombiano residente a Silvi accusato di lesioni personali aggravate in concorso ai danni del 52enne di Spoltore (Pescara), titolare di una piccola attivita' edile, ha ammesso l’aggressione.

L'uomo, assistito dall'avvocato Alessandro Arienzo, davanti al gip del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, e al pm, Rosangela Di Stefano, ha sostenuto che Daniela Lo Russo e suo figlio Michele Gruosso sono i mandanti: «Dovevo solo dargli una lezione - avrebbe detto al gip - Dovevo colpirlo in modo lieve e non ucciderlo».

«Il mio assistito - ha detto ai cronisti l'avvocato Arienzo al termine dell'interrogatorio - ha chiarito tutti gli aspetti della vicenda e le dinamiche reali. Ha ammesso l'aggressione, ma si e' dichiarato innocente rispetto ad un suo coinvolgimento per quanto concerne tutti i fatti piu' gravi, relativi cioe' all'accusa di tentato omicidio. Doveva solo dargli una lezione - ha ribadito il legale - I motivi non posso riferirli, comunque, sono ragioni di carattere morale che non posso specificare».

Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, il Coumadin, sarebbe stato sciolto in bottiglie di integratori, tipo Gatorade, che la donna faceva bere al compagno anche durante il ricovero ospedaliero.

Decisiva, come riporta Il Centro, anche l’intuizione del primario di Ematologia, Paolo Di Bartolomeo, che di fronte a quei valori del sangue, con i livelli di coagulazione scesi al 23 per cento, ha fatto analizzare un campione dal centro antiveleni di Pavia.

Ed è emerso che l’uomo era imbottito di Coumadin e tranquillanti.