CRIMINALITA' VIOLENTA

Racket prostituzione, il racconto della "lucciola": «calci in testa se non pagavamo»

Quattro persone in manette e altre 6 denunciate a piede libero

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1584



PESCARA. La strada la consideravano di loro proprietà. Bisognava versare 150 euro a settimana per l’occupazione del suolo, come fosse una vera e propria tassa.
E’ dettagliata quanto drammatica la ricostruzione di una delle prostitute che con il suo racconto ha fatto sgominare una banda dedica al racket della prostituzione lungo la riviera tra Pescara sud e Francavilla al Mare.
Un vero e proprio esercito della prostituzione, diretto da Michele Colalè, 38 anni di Pescara e la sua compagna Adriana Pasca, 22 anni della Romania.
Un esercito fermato ieri dalla Squadra Mobile di Pescara, diretta da Piefrancesco Muriana. In carcere sono finiti oltre a Colalè e la sua fidanzata anche Cornel Dumitru Anghel, 28 anni della Romania e Bianca Anghel, 22 anni della Romania.
I quattro, secondo quanto ricostruito dalla polizia, erano i componenti di una pericolosa banda criminale accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, e all'estorsione. E' stato ricostruito un giro d'affari di almeno cinquantamila euro al mese.
Michele Colalè e Cornel Dumitru Anghel sono stati individuati come i promotori e capi dell'associazione. I due si occupavano anche del reclutamento all'estero di giovani ragazze romene, mentre le due donne avevano dei ruoli esecutivi e di raccordo tra i capi e le altre prostitute.
Altre 6 persone (Mioara Mihaela Natu, Lanuta Tudorache, Federica di Michele, Teodora Lumei, Costantin Radu e Alessio Cavallucci) sono indagati a piede libero per estorsione.
Le indagini hanno avuto inizio nell'estate del 2014, quando sono state raccolte diverse denunce di alcune giovani romene dedite alla prostituzione nel capoluogo adriatico, nei confronti dei quattro indagati, indicati quali responsabili di reiterate condotte di sfruttamento della prostituzione ed estorsione.
Tutte le ragazze hanno raccontato di questo gruppo che aveva loro imposto il pagamento giornaliero, da ciascuna di loro, di una somma di denaro per poter esercitare la prostituzione nel tratto di strada di cui detto gruppo rivendicava l'assoluto controllo. Chi non pagava veniva picchiata. Le vittime hanno raccontato di strattonamenti, calci in testa, alla schiena e anche alla pancia (nel caso di una donna incinta) oltre a minacce di morte.

SOLDI PER LA STRADA, L’ALLOGGIO E PER I CLIENTI

Una delle vittime, che chiameremo con il nome di fantasia di Lara, si prostituisce da 8 anni, prima in Spagna, insieme alla cugina. Poi le due sono approdate a Pescara perché altre ragazze del giro «ci hanno detto che si lavora bene».
Lara racconta che la coppia di fidanzati Colalè e Pasca vuole 150 euro a settimana per permetterle di prostituirsi in un tratto di strada che considerano di loro proprietà, ovvero tra Pescara e Francavilla al Mare, sulla strada provinciale San Silvestro, angolo via Nazionale Adriatica sud.
I primi contatti tra Lara e i due avvengono in un bar sulla provinciale San Silvestro dove tra un aperitivo e un caffè viene sugellato l’accordo: 150 euro a settimana in cambio dell’autorizzazione a prostituirsi e ‘in omaggio’ la supervisione di Colalè che in caso di problemi, di qualsiasi genere, li «avrebbe risolti». Il lavoro inizia, la prostituta vive in un albergo a pochi passi dal mare di Pescara e la notte si piazza su quella lingua di marciapiede per cui ha pagato.
I pagamenti avvengono regolarmente. Poi la cugina di Lara si trasferisce e lei decide di andare a vivere a Francavilla a casa dei suoi protettori. Ma l’alloggio non è certo gratis: 10 euro al giorno per l’affitto della camera più 15 euro per ogni cliente che portava oltre ai 150 euro per l’occupazione del suolo.
E quando i soldi non c’erano partivano le minacce: «mi dicevano che se non avessi pagato mi avrebbero picchiata».
Ma i soldi la donna li spedisce in Romani alla madre, al marito e al figlio e così da marzo 2015 non paga più.


PROFESSIONALITA’ CRIMINALE»
Il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare parla di «professionalità criminale» con il quale ognuno svolgeva il proprio compito.
Le intercettazioni hanno poi fatto emergere l’attività di reclutamento di nuove ragazze da destinare alla prostituzione in città dove il fenomeno è assai diffuso nonostante le ordinanze e i controlli del tutto inefficienti se è vero che tra le prostitute gira la voce che a Pescara si lavori molto bene.
Sempre nel corso dell’indagine è emerso che l’associazione a delinquere aveva una sua identità non solo interna nei rapporti tra gli associati e le vittime, ma anche nei rapporti con altri sfruttatori o altre organizzazioni dedite allo sfruttamento della prostituzione in città. Gli inquirenti hanno registra telefonate tra i componenti delle varie bande in cui si dice chiaramente di non valicare gli spazi altrui.
E quando qualcuno del sodalizio partiva per la Romania i controllori erano sempre pronti a presidiare la zona. Colalè era il più attivo, si spostava in bicicletta, sistemava le ragazze, cacciava e faceva cacciare quelle ‘abusive’, ovvero quelle che non pagavano i 150 euro al mese per l’occupazione del suolo.

Alessandra Lotti