IL SACCHEGGIO

Honeywell, 300 licenziamenti. Scoppia la rabbia: «Ministero, Regione e politici inermi»

Chiesto l’intervento al nuovo governo Lega-M5s

Redazione PdN

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LANCIANO. «Questo è il momento della rabbia, non solo verso Honeywell, ma anche verso le istituzioni locali e nazionali. La politica locale, senza distinzione di colore, non è riuscita a farsi valere sui tavoli ministeriali. Il vecchio governo non è riuscito a evitare che la Honeywell delocalizzasse e non ha approvato la cig da lui stesso suggerita, mentre il nuovo non è riuscito a far rinviare di qualche mese i licenziamenti in attesa di un'eventuale riconversione».

Così interviene sulla vertenza Honeywell la Fim Abruzzo.

La multinazionale ad Atessa ha prodotto turbo diesel per molti marchi automobilistici. Nato nel 1991 come Piaggio, lo stabilimento è poi divenuto Turbo Atessa fino all'ingresso della Honeywell-Garret.

La vertenza in corso è iniziata a luglio 2017 quando la Honeywell ha dato disposizione di fare il backup dei codici di produzione di Atessa per utilizzarli in uno stabilimento della Slovacchia.

La multinazionale produce turbo anche in Romania e Francia. Nel 2006 la Honeywell aveva 600 dipendenti diretti e 500 nell'indotto, ora 60, nella Val di Sangro. Nel 2008 sono stati persi i primi 150 posti di lavoro e la produzione dei turbo è passata da 2 milioni 400 mila pezzi a circa 800 mila l'anno

«La decisione di Honeywell di non accogliere la richiesta del Mise di continuare a tenere a libro paga i lavoratori - prosegue la Fim - è un affronto alle istituzioni italiane e un'ulteriore mortificazione ai lavoratori. Al tavolo ministeriale la Honeywell ci dice che ci sono aziende interessate alla riconversione, poi invia le lettere di licenziamento».

Il sindacato ha chiesto un incontro urgente al ministro Di Maio per cercare soluzioni che favoriscano la riconversione e cercare di gestire al meglio la vertenza che, con questa fuga in avanti dell'azienda, rischia di avere un epilogo disastroso per i 300 lavoratori rimasti e loro famiglie.

 

Anche la Uil chiede al nuovo Governo di intervenire subito con una legge per evitare e proteggere l'Italia dalle delocalizzazioni, così come spiega Nicola Manzi, coordinatore regionale.

In questi anni di crisi sono stati persi oltre mille posti di lavoro legati a Honeywell. La prima fase di delocalizzazione è iniziata tra 2006 e 2008 con il trasferimento in Romania delle attività dell'indotto locale Compi e Metalpresse.

Dal 2008 alla cessazione delle attività e alla delocalizzazione in Slovacchia solo attività per la sopravvivenza dello stabilimento.

«Hanno delocalizzato - prosegue il sindacalista - nonostante commesse e bilanci positivi per spostare il lavoro in un altro Paese europeo con stipendi più bassi e prendere contributi Ue e nazionali come hanno fatto per decenni in Italia. La delocalizzazione è stata pianificata da tempo e chi sapeva ha taciuto, anzi, ha negato il rischio di chiusura».

«Le istituzioni provinciali e regionali - dichiara ancora l'esponente Uilm - erano al corrente delle difficoltà dei lavoratori Honeywell di Atessa, perché tutte le procedure di Cig e mobilità portano anche la loro firma. Il Mise, la Regione Abruzzo e la politica inermi davanti a una multinazionale americana gestita da dirigenti francesi. Il ministro Calenda non aveva leve per far cambiare idea agli americani ed evitare il dramma dei licenziamenti per oltre 500 famiglie legate alla Honeywell, mentre per l'Embraco la soluzione si è trovata. In Abruzzo - conclude Manzi - prevale la linea della visita al capezzale delle aziende in crisi o chiuse con tanti proclami e passerelle».