SANITA'

Abruzzo. Indennità guardie mediche, ora la giunta promette la sospensione delle restituzioni

Ancora a rischio i piccoli ospedali

Redazione PdN

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ABRUZZO. Forse si poteva fare diversamente, forse bisognava valutare meglio. Ora però la giunta D’Alfonso promette uno stop alle riscossioni coattive e forzose delle indennità che i medici delle guardie mediche hanno incassato secondo un accordo decentrato ratificato da una delibera di giunta del 2006 per oltre 10 anni.

Le intimazioni di pagamento sono arrivate nelle scorse settimane e gli importi da pagare a rate sono in diversi casi rilevanti tra i 30-50mila euro.

L’assessore Silvio Paolucci oggi promette un provvedimento per sospendere gli effetti della DGR n. 398/17 e una specifica Legge da presentare in occasione del prossimo Consiglio Regionale per risolvere definitivamente l'annoso problema.

Sono queste le soluzioni concrete emerse durante i lavori della commissione Vigilanza.

Ad annunciarlo è il Presidente della Commissione Vigilanza, Mauro Febbo che sottolinea: «l'assessore Paolucci ha illustrato come sia necessario intervenire immediatamente con uno specifico atto al fine di sospendere il provvedimento nei confronti di centinaia di medici di guardia chiamati a restituire ingenti somme. Mentre con i sindacati si è concordato la necessità di approvare una Legge specifica, come quella della Basilicata, con la quale trova un definitiva e risolutiva soluzione questa vicenda. Nei prossimi giorni mi attiverò con gli uffici competenti, tutti i gruppi consiliari e i sindacati per arrivare alla immediata stesura del testo e approvazione già nel prossimo Consiglio regionale. Piena soddisfazione dal lavoro emerso oggi in Commissione ma rimane il rammarico dei mesi persi, visto che avevo chiesto alla maggioranza di trovare delle soluzione concrete al problema delle indennità di rischio».

 

Sul tavolo anche la situazione sempre più precaria degli ospedali minori come Atessa e Guardiagrele destinatari di provvedimenti di declassamento e ridimensionamento dei servizi e dei reparti.

 

Febbo è tornato a bacchettare Paolucci per il «lavoro non svolto» «nonostante i proclami spot elettorali degli ultimi mesi, da parte di D'Alfonso e Paolucci per riconvertire i due Presidi ospedalieri in Ospedale di Area Disagiata. Non vorrei che si producessero chiacchiere e non la documentazione richiesta».

 

Per l'ospedale di Guardiagrele l'Azienda Sanitaria non ha ancora prodotto gli atti necessari e propedeutici da avanzare al Tavolo di Monitoraggio.

Dalle audizioni odierne è anche emerso che l'Agenzia regionale non ha ancora avuto disposizioni da parte dell'esecutivo regionale di recepire la risoluzione approvata l'8 maggio scorso e quindi nulla ad oggi è stato fatto.

Mentre per l'ospedale di Atessa si stanno elaborando documenti da portare al prossimo tavolo di monitoraggio che si terrà a Luglio, ma in concreto non è stato consegnato nulla alla commissione.

 

EX PRONTO SOCCORSO DI GUARDIAGRELE

Resta alta l’allerta sui piccoli ospedali dal destino ancora incerto.

 

Il Punto di Primo Intervento dell’Ospedale di Guardiagrele (PPI), ex Pronto Soccorso, è ancora a rischio chiusura durante le ore notturne.

La cronica carenza di personale, unita alla necessità di organizzare le ferie estive dei dipendenti ospedalieri, mette a serio rischio un fondamentale servizio per i cittadini.

La notizia è trapelata, nelle ultime ore, da ambienti interni alla ASL.

L’ Associazione “Salute è Diritto”  esprime tutta la sua viva preoccupazione e si dice disposta ad intraprendere tutte le iniziative, anche clamorose, per impedire che il PPI chiuda di notte.

 

«Se la ASL deciderà di tenere chiuso il Punto di Primo Intervento ci recheremo subito alla Procura della Repubblica di Chieti», minacciano dall’associazione, «per denunciare una interruzione di pubblico servizio. Siamo pronti a chiamare a rapporto tutti i nostri associati, oltre mille e cinquecento, perché scendano in piazza con noi. E se non dovesse bastare, siamo disposti anche a gesti clamorosi per impedire che il PPI chiuda. I cittadini del circondario di Guardiagrele meritano rispetto. Il diritto alla salute non può essere messo in discussione per nessuna ragione e, tantomeno, per strategie politico-economiche come già statuito da numerosi TAR della Penisola».