DIRITTI E LAVORO

Sciopero dei lavoratori della grande distribuzione, presidio Sambuceto

Chiedono rinnovo contratto, in Abruzzo è massa 5 mila dipendenti

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1096

 

 

SAN GIOVANNI TEATINO. Manifestazione questa mattina, nei pressi di Ipercoop di San Giovanni Teatino  dei lavoratori della Distribuzione Moderna Organizzata e della Distribuzione Cooperativa presenti in Abruzzo.

Lo sciopero indetto congiuntamente dai sindacati di categoria di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs a livello nazionale è finalizzato a sollecitare un avanzamento dei negoziati di rinnovo dei contratti nazionali di lavoro.

I lavoratori delle grandi catene distributive locali e nazionali sono in attesa da quattro anni del contratto nazionale di lavoro e stanno vivendo una situazione di grave disagio e precarietà.

Per dare un significato forte alla protesta dei lavoratori, si è svolto un presidio unitario con le maestranze delle varie catene distributive quali Ipercoop, Auchan, Metro, Gruppo Gabrielli, Finiper e Obi.

«La manifestazione di questa mattina - ha spiegato Lucio Cipollini, segretario della Filcams Cgil Provinciale di Pescara - ci vede oggi protestare per i contratti collettivi nazionali di lavoro del settore del commercio, e in particolare della distribuzione cooperativa e di Federdistribuzione e quindi nel concreto la grande distribuzione. Questi lavoratori sono senza contratto da quattro anni, con peggioramento delle condizioni di lavoro rispetto a colleghi che lavorano in altre aziende, sia a livello economico che dal punto di vista normativo. Stiamo parlando di lavoratori che non hanno di fatto più una vita privata perché lavorano domeniche e festivi, come in questo periodo natalizio, senza dimenticare che si comincia a parlare anche di aperture a Natale e Santo Stefano. Questi lavoratori non ne possono più e quindi chiediamo che le cose cambino. Chiediamo poi il rinnovo del contatto per i lavoratori della Distribuzione Cooperativa e per Federdistribuzione abbiamo una situazione particolare perché questi lavoratori non hanno mai avuto un contatto nazionale di lavoro e per questo si è creato anche un vuoto normativo che viola la costituzione».

In Abruzzo sono oltre 5mila i lavoratori che operano nella grande distribuzione .


Dura anche l’assessore regionale Marinella Sclocco (Liberi e Uguali): «La barbara liberalizzazione delle aperture dei negozi non produce più occupazione e non incrementa i consumi, anzi sta producendo lavoro “incivile” e lavoratori sfruttati ed esausti. Sostenere i lavoratori – ha spiegato l’Assessore di Liberi e Uguali – significa difendere il lavoro e la sua dignità. Non ci scordiamo che l’articolo 4 della Costituzione non solo riconosce il diritto al lavoro, ma gli dà un’attribuzione precisa descrivendolo come un'attività o una funzione che concorre al progresso materiale o spirituale della società. E come può il lavoro concorrere al progresso della società, se i suoi ritmi stanno distruggendo il tessuto sociale? Ikea – incalza la Sclocco – ha licenziato una mamma per insubordinazione: non poteva rispettare i turni per accompagnare il proprio figlio disabile ad effettuare delle cure mediche. Ryanair ha minacciato i lavoratori in Italia, Irlanda, Regno Unito, Germania e Spagna che avrebbero aderito allo sciopero indetto per rivendicare migliori condizioni di lavoro. Amazon ha chiuso le trattative per la definizione di un contratto integrativo dei dipendenti della logistica sottoposti a turni inumani ed è stata condannata per aver licenziato ingiustamente una donna infortunatasi sul lavoro che ha superamento del periodo di assenza dal lavoro. La Sevel si è “scusata” dopo aver negato il permesso ad un lavoratore di andare in bagno, costretto ad urinarsi addosso. Il lavoro non può essere un luogo di minacce in Italia, come nel mondo.  E lottare per i diritti – conclude l’assessore di Liberi e Uguali – non è solo un fine, ma un dovere morale che abbiamo per mantenere sana la nostra società e le nostre comunità, tenendole lontano da ogni forma di sfruttamento ed ingiustizia».