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Sulle concessioni balneari il Consiglio Regionale approva la norma (incostituzionale?)

E’ successo ancora, il centrodestra conferma i sospetti ma vota la norma a firma di Luciano Monticelli

Redazione PdN

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L’AQUILA. «Il testo è una risposta originale dell’Abruzzo a un problema che assilla da anni tutte le regioni costiere d’Italia e che ha danneggiato direttamente la nostra economia contribuendo a rallentare gli investimenti sul turismo», afferma il primo firmatario della legge, Luciano Monticelli. «Io trovo che la politica migliore non sia quella che riempie di chiacchiere i giornali locali stilando atti politici dal fiato corto, ma quella che risolve problemi concreti dei lavoratori e delle imprese: aver dato finalmente una risposta chiara sul demanio marittimo è un risultato estremamente positivo per l’Abruzzo, che fa il paio con la riforma del commercio su aree pubbliche inserita nel quadro della legge europea 2016. Due questioni concrete e rilevanti, interessate entrambe dalla Direttiva Servizi, su cui sono state trovate soluzioni ampiamente condivise dopo un ampio confronto con tutte le forze politiche e le parti sociali interessate».

«Condividiamo la norma e l’abbiamo sottoscritta augurandoci che superi il rischio di impugnativa da parte del Governo ma siamo consapevoli dei rischi concreti in tal senso».

E’ quanto dichiarano in una nota congiunta i Consiglieri regionali Lorenzo Sospiri (Forza Italia) e Mauro Di Dalmazio (Abruzzo Futuro) commentando l’esito della votazione relativa al Progetto di Legge, presentato dal Consigliere Monticelli, sulla tutela del legittimo affidamento dei concessionari balneari.

Non è la prima volta che il Consiglio regionale abruzzese vota consapevolmente una norma che poi sarà dichiarata incostituzionale e di certo non sarà la prima volta che leggi approvate siano cassate dalla Corte Costituzionale, anzi si può affermare che non è fenomeno raro.

Ora un nuovo rischio sembra aprirsi anche per quanto riguarda la legge regionale sulle concessioni Balneari che non dovrebbe essere di competenza locale anche perché l’Europa ha già fissato regole e paletti ben precisi ai quali l’Italia deve adeguarsi al più presto.

Nel caso di specie i sospetti sono quelli di uno sconfinamento della potestà legislativa della Regione nel campo normativo che la Costituzione affida invece allo Stato. Anche questo «errore volontario» è già stato commesso in diverse occasioni come nel caso delle norme delle piattaforme petrolifere o della via verde della costa o dei finanziamenti alla Saga.

«Legge – sottolineano Sospiri e Di Dalmazio – approvata grazie al senso di responsabilità della minoranza che è rimasta al suo posto in Aula. Siamo fortemente convinti che la categoria dei balneatori, una risorsa così importante per l’economia nazionale e abruzzese, debba trovare la doverosa risposta normativa. In Commissione avevamo proposto un progetto di Legge che, ne siamo ancora convinti, avesse tutti gli strumenti per essere realmente risolutivo rispetto a una problematica sempre più stringente che necessita di una soluzione immediata. Purtroppo in questi anni stiamo assistendo a una crisi settoriale sulla quale sono evidenti le responsabilità del Governo nazionale».


«La nostra proposta sulla tutela dell’affidamento – aggiungono i Consiglieri di centrodestra – è stata scritta ispirandoci a quanto approvato dalla Regione Toscana calibrandolo in modo tale da superare tutti i rischi della incostituzionalità e siamo sicuri potrà tornare utile quando la Legge approvata oggi sarà impugnata, perché contraria ai principi dell’art. 117 della Carta costituzionale. Superando le logiche di parte – concludono Sospiri e Di Dalmazio - abbiamo deciso si sottoscrivere il testo del collega Monticelli per dare un segnale di condivisione rispetto a un tema di straordinaria importanza».

Il tema è di certo importante e riguarda tutte le concessioni balneari che nei decenni si sono trasformate in «proprietà di fatto» e che ora a causa dell’Europa rischiano di saltare e di essere messe a bando.

Rimane l’interrogativo circa l’utilità di una legge che presto sarà cassata e che forse potrà servire solo a dimostrare la «buona volontà» della classe politica locale.

Buona volontà che però non porterà né soluzioni né benefici.