IL PROCESSO

Atti incendiari: Di Santo il ‘bombarolo’, «non volevo far male a nessuno»

L’uomo ha parlato oggi in Tribunale dove è in corso il processo

Redazione PdN

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2485





 


PESCARA. «Non volevo far male a nessuno. Ero esasperato. Non volevo farmi giustizia da solo, ma segnalare la lungaggine del sistema giudiziario».
Si è difeso sostanzialmente così, oggi, davanti Tribunale collegiale di Pescara, il 'bombarolo' , Roberto Di Santo, 58enne di Roccamontepiano, arrestato a gennaio 2013 a Rosciano dopo dieci giorni di latitanza, con l'accusa di vari atti incendiari a Pescara e a Chieti.
L'imputato, che ha parlato poco piu' di 30 minuti, ha ammesso tutti gli addebiti. Al termine del suo esame ha chiesto al collegio di tornare i liberata' per qualche giorno per produrre prove.
Il Tribunale ha respinto la richiesta. L'udienza e' stata rinviata al prossimo 7 gennaio per la discussione. Nello specifico Di Santo e' accusato di aver piazzato un ordigno incendiario a Cepagatti. L'uomo ce l'aveva con i condomini dello stabile con cui aveva dei problemi anche perchè stava eseguendo dei lavori di ristrutturazione in uno degli appartamenti, di proprietà della sorella e, a quanto pare, non riusciva a portare avanti bene la sua attività.
Per questo ha prima bruciato il mezzo e poi ha messo a punto l'ordigno. A disinnescarlo sono stati i carabinieri del Gis che il comando generale dell'Arma ha fatto arrivare nel pescarese su richiesta del comando provinciale.


Nell’occasione Di Santo aveva confezionato anche un video nel quale raccontava che era impossibile introdursi nell'appartamento senza far saltare tutto in aria. Le bombole, però, non è chiaro se per dimenticanza o volutamente, erano state lasciate chiuse.
Qualche giorno dopoha dato fuoco alla macchina della sorella davanti al Tribunale di Chieti.
La sua latitanza è andata avanti ancora per alcuni giorni e ad un certo punto consegnò a Rete 8 un videomessaggio. Venne poi rintracciato intorno alle 13 in contrada Pescara Secca sulla Bonifica di Rosciano in uno dei tanti capannoni passati al setaccio dai militari dell'Arma