IL FATTO

Ex Sercom Pagliare di Sassa, stabile sotto sequestro

L’area abbandonata da 10 anni

Redazione PdN

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L’AQUILA. Il Nucleo di Polizia Ambientale della Municipale ha messo sotto sequestro il complesso ex Sercom di Pagliare di Sassa. Le autorità competenti contestano lo sversamento di barattoli di vernice fresca ed altro materiale inquinante ritrovati nei pressi della struttura. Quella della ex Sercom resta la più grande opera incompiuta del territorio aquilano, al centro di ricorsi al Tar e contenziosi.
Nel marzo del 1999, rientrò nell’ambito del “Programma per lo sviluppo delle attività ricreative e ricettive”, che era stato deliberato dal Consiglio comunale, e, a seguito del parere favorevole espresso dalla commissione appositamente istituita per l’esame delle relative proposte progettuali, fu approvato il progetto presentato dalla ditta Sercom e da altri proprietari dei terreni. Venne dunque firmata una convenzione tra la stessa ditta Sercom di Catanzaro e l’amministrazione comunale, nella quale si specificava che l’inosservanza della tempistica stabilita per la realizzazione degli interventi avrebbe portato alla decadenza dei benefici e al ripristino dell’originaria destinazione urbanistica.

Era prevista, in particolare, la costruzione di un centro commerciale, di un cinema multisala, di un palazzetto dello sport, di una discoteca e dei servizi annessi. Il termine per la realizzazione delle opere, inizialmente fissato al 10 maggio 2004, ha subito, negli anni, diverse proroghe, in ragione del subentro di altre ditte alla Sercom, quali la Basileus prima e la Ri.Investimenti poi, slittando infine al 20 gennaio 2008.
Oggi la struttura è tornata ad essere proprietà del Comune. La giunta comunale ha deliberato nei mesi scorsi il ripristino della destinazione urbanistica ad “attrezzature generali” dell’area e starebbe pensando di assegnare l’edificio ad un’industria dolciaria per celiaci di Milano.
A questa ipotesi, però, si è opposta la senatrice del Movimento 5 Stelle, Enza Blundo che ha ricordato anche che gli ex proprietari, non avendo rispettato le condizioni stabilite dalla convenzione con il Comune dell'Aquila ed avendo perso ogni diritto sull'intera area e sulle strutture realizzate dal gennaio 2008, «riceveranno la somma di 13,2 milioni di euro a titolo di indennità di esproprio»