DIRITTO DI CRONACA E

«Ti stacco la testa pezzo di merda». Minacce al direttore di PrimaDaNoi.it

Un "signore" chiede la rimozione di un vecchio articolo e al no esplode...

Redazione PdN

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 L'AUDIO. PESCARA. «Pezzo di merda, poi vedrai cosa ti succederà, figlio di puttana». «Le carte che mi hanno negato te le faccio mangiare (bestemmia). Io ti stacco la testa pezzo di merda. Io ti stacco la testa di merda che ti ritrovi. Infamone, pezzo di merda cornuto e mazziato».

Finisce con queste frasi una telefonata durata oltre 30 minuti ricevuta dal direttore PrimaDaNoi.it (ne pubblichiamo un estratto di circa 16 minuti). Dall’altro capo del telefono un signore di Pescara con una richiesta ben precisa: eliminare gli articoli che riguardano le sue vicende giudiziarie e il suo arresto del 2008.
Al rifiuto l’uomo si imbestialisce, minacciando il direttore e accusandolo di varie cose tra le quali «mi stai rubando i soldi» in riferimento a non meglio identificati mutui che le banche non gli avrebbero concesso una volta scoperto dai motori di ricerca del suo curriculum giudiziario.
«Io le faccio male, penalmente e civilmente», assicura ad inizio conversazione. «lei si farà male Biancardi, poi non venga a piangere sotto casa mia. Io le levo le mutande». E ancora «lei sta facendo dossieraggio» lasciando gli articoli on line. «Io la distruggo, mi creda, ho le armi per distruggerla. Lei mi tolga da PrimaDaNoi.it poi so io come acchiappare gli altri figli di puttana (gli altri giornali on line che hanno ancora la notizia del suo arresto, ndr)»
«Io ho perso un altro contratto stamattina», continua l’uomo insistendo che le banche vedono «che sono un criminale grazie alla pubblicità che mi fate voi. E’ come se venissi nel suo ufficio e le rubassi i soldi. Perché lei mi sta rubando i soldi, Biancardi».
L’uomo arriva poi a confermare che le cose scritte nell’articolo sono tutte giuste ma «non possono rimanere 4 anni per far contento a lei».

PERCHÉ LO FA?
«Perché lo fa, cosa ci guadagna a tenermi lì sopra Biancardi? Cosa le entra in tasca, mi faccia capire. Cosa ha guadagnato con il mio articolo? Cosa sta guadagnando a fare sta stronzata? Il fatto è successo. Il processo non è iniziato e io mi dichiaro innocente»
E poi l’imprenditore continua a non capire i motivi: «mi sono inculato qualcuno della sua famiglia? E’ una cattiveria personale?»
Il direttore replica: «io faccio solo il mio lavoro. Se non ci conosciamo come fa ad essere un fatto personale?». Ma lui persevera: «io la vado a denunciare se non mi leva da lì, per reati penali che non le dico altrimenti si va a tutelare. Lei ha contro di me fino a questo momento oltre 2 milioni di danni… si figuri come sta messo bene lei».
L’uomo lancia il suo ultimatum: 3 giorni o scatena la sua potenza d’avvocati contro il giornale. Il direttore resta fermo. E lui s’infuria: «non scherzi con me Biancardi. Che cazzo vuoi fare? Chi credi di essere pezzo di merda. Poi te ne accorgerai cosa ti succede figlio di puttana».
Quando la telefonata sembra finita l’uomo riprende con le minacce: «io sto guardando i cazzi suoi, mi creda», dice ancora al direttore che vuole troncare la conversazione. «Meglio se diventiamo amici …»
«Io sto facendo onestamente il mio mestiere», ribatte Biancardi.
«Buon divertimento, si diverta», continua a dire al telefono l’uomo per poi giocarsi la carta del: «io non l’ho minacciata. La distruggo penalmente e civilmente» e sostiene che quando dice «vengo sotto casa sua» è solo «per fargli vedere le carte da fargli mangiare».
«Io ho fatto il mio mestiere», chiude il direttore, «mi conferma indirettamente che non ci sono errori e che gli articoli sono corretti e ci vedremo nelle aule di tribunale».
E qui scatta l’ennesima bomba: «Finchè non la vedrò piangere sotto casa mia non mi divertirò. Io in qualche modo la devo distruggere. Fino all’ultima goccia di sangue mi devi dire perché (bestemmia) ti acchiappo e ti stacco la testa. Ora ti sto proprio a minacciare. Io te la stacco la testa. Io te la stacco la testa pezzo di merda».

Le voci sono camuffate per evitare l'identificazione dell'uomo.

CI SONO DIRITTI INSOPPRIMIBILI IN UNA DEMOCRAZIA CIVILE
Sono molte le ipotesi formulate dal "signore" sul perchè questo giornale non intende cancellare gli articoli (al costo di pagarne -per ora- le conseguenze in giudizio), la risposta esatta però non la trova.
Ci sono diritti insopprimibili in una democrazia civile, e se vengono a mancare questi ci sarebbe un inevitabile scadimento del bene comune e delle libertà di tutti. Crediamo sia fondamentale (così come prescrive la Costituzione) difendere il diritto di cronaca perchè questo significa conoscere meglio la società in cui viviamo ed i fatti accaduti che non si cancellano. Un arresto è solo un episodio, un flash in una storia lunga di una persona. Prendersela con un giornale che scrive è paradossale e incivile, specie se i tempi della giustizia sono lunghi e dopo anni non vi è una definizione della questione. La privacy in questa vicenda non c'entra nulla ed è utilizzata solo come pretesto. Fino ad oggi la legge stabilisce che il diritto di cronaca debba prevalere sulla privacy.
Sono molte decine le richieste che riceviamo costantemente, qualcuna anche cortese, il problema sta assumendo dimensioni considerevoli ed in molti continuano a rivolgersi alla magistratura ingaggiando pretestuose cause contro di noi.
Ad ogni modo richiedere la cancellazione degli articoli è una pretesa al momento non supportata da alcuna norma, per questo non ci piegheremo alle richieste di qualsivoglia prepotente per difendere fino in fondo il vostro diritto di cercare e trovare informazioni che possano esservi utili in ogni momento per scegliere e decidere per il meglio.
a.b.