PRIVACY vs CRONACA

Delitto d'oblio

Delitto d'oblio














La legge italiana non si è ancora adeguata alla tecnologia e al web i quali da oltre dieci anni stanno ponendo nuovi e irrisolte problematiche. Una di queste è la regolamentazione del diritto di cronaca e l'eventuale diversa normativa da applicare ad internet per contemperare il diritto costituzionale dell'informazione e quello della privacy. La legge non prevede un diritto all'oblio ma la giurisprudenza si è espressa in maniera non univoca.

Molte persone, però, infastidite dalla facilità di accesso ai vasti archivi digitali on line (grazie ai motori di ricerca) soprattutto di giornali invocano il diritto alla privacy e la cancellazione di articoli di cronaca che non contestano nel merito.

E' successo anche a noi e dopo varie richieste di rimozione di articolo due coniugi hanno ottenuto una sentenza di primo grado che li ha visti vittoriosi.

* CHE COSA DICE LA SENTENZA

* LE NOSTRE MOTIVAZIONI


Non potendo difendere il nostro diritto di cronaca ed il vostro diritto all'informazione abbiamo deciso di acconsentire alla cancellazione di tutti gli articoli che ci verranno indicati. Le richieste e le minacce di azioni giudiziarie, dopo la notizia della sentenza, sono aumentate e provengono anche da persone che sono ancora sotto processo.

Contro questo provvedimento è stato proposto appello in Cassazione.

 LA CRONOLOGIA DEI FATTI


- 23 marzo 2006 pubblicazione dell'articolo contestato

- settembre del 2007, sopraggiunge l'archiviazione dei soggetti. Si aggiorna l'articolo

- fine 2007 prime richieste di cancellazione articolo

- 19 giugno del 2008 altro aggiornamento sulla vicenda

- 2008: i soggetti si rivolgono al Grante della Privacy che apre un procedimento contro PrimaDaNoi.it

- ottobre 2008 pronunciamento Garante della Privacy "nessuna violazione della privacy"

- 2008: i due soggetti non contenti si rivolgono al giudice ordinario di Ortona

- gennaio 2011 sentenza di condanna per violazione della privacy

COSA DICE LA SENTENZA


-Violazione della privacy anche se articolo corretto”

- "articolo corretto viola la privacy e dunuqe diffama"

- “Articolo ha esaurito il suo interesse pubblico dopo 6 mesi” 

- “Articolo mantenuto sulla prima pagina del giornale”  

- “Rimuovere articolo da archivio on line”  

- “Si può mantenere copia cartacea”  

- “Archivi digitali più accessibili di quelli cartacei dunque regole diverse” 

- “Per la durata, gravità e modalità dell'illecito si commina multa di 5mila euro

EMULAZIONE PERICOLOSA

Il 16 gennaio 2013 con una sentenza fotocopia il giudice Rita Di Donato pronunciandosi su un ricorso analogo condanna nuovamente PrimaDaNoi.it al pagamento di circa18.000 euro per "danni all'immagine e alla reputazione" di un ristorante nel quale era avvenuto un fatto di cronaca. Anche in questo caso nessuna contestazione è stata mossa al merito e contenuto dell'articolo. Questa volta iricorrenti non si sono rivolti al Garante della Privacy. Questa volta l'articolo era stato rimosso dai motori di ricerca dopo 3 anni ma la cosa evidentemente non è bastata. Di seguito la sentenza integrale.



* ABRUZZO. AMMAZZATI DALLA GIUSTIZIA, CONDANNATI ANCORA PER AVER TENUTO ON LINE UN ARTICOLO CORRETTO

* SOSPESO LO SCIOPERO MA NON E’ UN PAESE PER PRIMADANOI.IT

* E DOPO LA SENTENZA ARRIVA IL PIGNORAMENTO

* CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA: LA RIVOLUZIONE GOOGLE

* ECCO PERCHE' IL DIRITTO ALL'OBLIO NON PUO' ESSERE APPLICATO AL GIORNALISMO

* IL GIUDICE DICE NO ALL'OBLIO: LA LEGGE NON E' UGUALE PER TUTTI

*** CHE COSA E' SUCCESSO DOPO...