TERREMOTO E SVISTE

Sindaco Amatrice indagato, l’ordinanza mai revocata e i cittadini rientrati nella palazzina pericolosa

Il Comune non vigilò, dice l’accusa

Redazione PdN

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Non poteva mancare la truffa sul terremoto di Amatrice: falsa raccolta fondi

 

AMATRICE. Calcoli errati e nessun collaudo statico. Una palazzina solo sulla carta in regola con le norme antisismiche. Emerge tutto questo dalle pagine dell'avviso di conclusione delle indagini notificato dalla Procura di Rieti al sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, e ad altri 7 tra tecnici, dirigenti e funzionari pubblici nell'ambito dell'inchiesta sul crollo della palazzina di piazza Sagnotti che costò la vita a sette persone.

 

I reati contestati sono disastro colposo, omicidio colposo e lesioni personali colpose.

 

 

Nell'inchiesta, oltre il sindaco Sergio Pirozzi, risultano indagati anche il geometra Ivo Carloni, in qualità di progettista e di direttore dei lavori, quattro tra tecnici e dirigenti del Genio Civile di Rieti, Giovanni Conti, Valerio Lucarelli, Maurizio Scacchi e Maurizio Peron, il comandate della Polizia Municipale di Amatrice, Gianfranco Salvatore, e il responsabile dell'Ufficio tecnico dello stesso Comune, Virna Chiaretti.

 

 

 

L’ORDINANZA DI SGOMBERO MAI REVOCATA

Secondo gli inquirenti la palazzina non fu adeguatamente ristrutturata dopo il terremoto dell'Aquila del 2009 e per questo crollò dopo il sisma che colpì ad Amatrice. Dopo quel sisma fu firmata una ordinanza di sgombero per le famiglie, poi vennero effettuati lavori ma giudicati insufficienti per la procura per migliorare la stabilità dell’edificio. Infatti la ordinanza del 2009 di sgombero non fu mai revocata eppure le famiglie ritornarono nello stabile senza che nessuno in Comune controllasse o se ne accorgesse.

 

Dopo gli evidenti segnali di cedimento, l'allora sindaco di Amatrice, Carlo Fedeli, aveva deciso di sgomberarla.

 

Il progetto e la messa in sicurezza, scrive la Procura, non tennero conto della fragilità sismica dell'edificio, desumibile analizzando i danni causati dal sisma nonostante la distanza, oltre 30 chilometri, tra Amatrice e l'epicentro.

 

L'intervento avvenne sulla base di un progetto che conteneva un «indicatore di rischio inattendibile e non realistico» e un «errato coefficiente di vulnerabilità sismica addirittura superiore a 1». La ristrutturazione si limitò a una «scucitura/smontaggio della muratura in pietra», ma senza collegare tra loro i solai con barre d'acciaio. In particolare la Procura segnala che il progettista adottò un modello di calcolo «fondato su presupposti errati e non conforme alle leggi previste per le costruzioni in zona sismica».

 

Per dirne una: gli inquilini avevano segnalato, anche dopo la ristrutturazione, che porte e finestre continuavano a chiudersi male.

I 4 tra tecnici e dirigenti del Genio civile di Rieti indagati, sempre secondo i magistrati, approvarono il progetto nonostante contenesse carenze e violazioni e in assenza della verifica dei cinematismi locali di collasso. Uno dei funzionari attestò l'esecuzione del collaudo "pur non risultando agli atti nemmeno la nomina di un collaudatore".

 

 

 

 

 



«COOPERAZIONE COLPOSA»

«In cooperazione colposa tra loro, nelle rispettive qualità e con le condotte commissive e omissive, non impedivano il crollo dell'edificio».

Recita così uno dei passaggi dell'avviso di conclusione delle indagini notificato ieri mattina al sindaco di Amatrice.

 

Al sindaco Pirozzi, che si è detto estraneo ai fatti contestati, la Procura imputa di aver consentito «il rientro, nonché la permanenza fino al 24 agosto 2016, nelle proprie abitazioni, degli inquilini sebbene non avesse revocato l'ordinanza di sgombero emessa dal suo predecessore».

«Usano due pesi e due misure - dice Pirozzi - vogliono abbattere un simbolo, distruggere un uomo, ma non ci riusciranno».

 

«Pirozzi avrebbe dovuto revocare l'ordinanza di sgombero, prima di far rientrare le persone in casa», dice il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva. Non avrebbe dovuto sostenere che l'immobile era tornato agibile, «il che non era».

Al sindaco della città martire del terremoto di un anno e mezzo fa - con quasi 250 vittime - arriva la solidarietà prima di tutto dei suoi colleghi. Dal presidente dell'Anci Antonio Decaro, primo cittadino di Bari - «basta, siamo dei bersagli dopo qualsiasi calamità», dice - al sindaco di Firenze Dario Nardella, che parla di sè e degli altri come «parafulmini, l'ultimo anello della catena». «Sono le uniche solidarietà che voglio», dice Pirozzi che non commenta quella espressa del governatore Pd del Lazio Nicola Zingaretti, suo rivale, il quale si è definito «garantista».