LE INDAGINI

Sospeso dall’albo degli architetti esercitava comunque: denunciato

La finanza gli sequestra 8mila euro indebitamente percepiti

Redazione PdN

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Sospeso dall’albo degli architetti esercitava comunque: denunciato

ABRUZZO. Esercitava abusivamente la professione ed incassava contributi pubblici per la ricostruzione.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di L’Aquila hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro, di oltre 8 mila euro, emesso dal gip presso il locale Tribunale (Mario Cervellino) nei confronti di un architetto indagato per esercizio abusivo della professione e per aver percepito indebitamente i relativi compensi costituiti da contributi pubblici.

La misura cautelare giunge al termine di indagini delegate dalla Procura della Repubblica di L’Aquila, finalizzate a riscontrare la sussistenza dei requisiti legittimanti l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione degli immobili danneggiati dal terremoto del 2009.

Nell’ambito delle numerose indagini nel settore della ricostruzione “post- sisma”, le Fiamme Gialle Aquilane effettuano spesso accertamenti anche nei confronti di quelle figure professionali che beneficiano, per le loro prestazioni, di contributi pubblici. Nel caso in questione, al termine di un’analitica ricostruzione dei fatti, gli investigatori hanno accertato che un architetto, D.P.G. (di anni 73), al fine di ottenere il ruolo di collaudatore nella riparazione degli immobili danneggiati dal sisma del 2009, aveva falsamente attestato di essere in possesso di tutti i previsti requisiti professionali e delle competenze abilitanti per l’incarico.

Le indagini svolte hanno svelato che il professionista, già prima dell’assunzione dell’incarico, era stato sospeso a tempo indeterminato con provvedimento di natura disciplinare dall’Albo degli architetti, paesaggisti e conservatori: lo stesso, quindi, aveva assunto il ruolo di collaudatore e percepito i relativi compensi, costituiti da contributi pubblici, sulla base di false dichiarazioni.

Tale condotta, integrando gli estremi del reato di cui agli artt. 348 (esercizio abusivo della professione) e 316 ter (Indebita percezione di erogazione a danno dello Stato) del Codice penale, portava all’esecuzione da parte dei finanzieri del provvedimento di sequestro nei confronti dell’indagato della somma pari ai compensi indebitamente percepiti, ammontanti a oltre 8 mila euro.