PERCEZIONI

Terremoto Abruzzo: realtà falsata, “danni percepiti” e informazioni in ritardo

Dopo due giorni dal sisma 6.5 c’è finalmente il dato ufficiale sugli sfollati 3.300

Redazione PdN

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Terremoto Abruzzo: realtà falsata, “danni percepiti” e informazioni in ritardo

ABRUZZO. Finalmente dopo oltre 48 ore dal sisma del 30 ottobre delle 7.40 arriva il dato ufficiale sugli sfollati: 3.382 persone assistite in regione. Peccato che il dato sia aggiornato a 24 ore prima e che venga postato sulla pagina Facebook del presidente Luciano D’Alfonso che usa il suo profilo social come fosse il sito istituzionale dell’ente che rappresenta. Sito che invece è rimasto pressocchè silente, forse anche a causa dal ponte festivo programmato.

E’ un pò questa la sintesi del disordine organizzativo e informativo e del metro amministrativo che l’Abruzzo vive dopo l’emergenza non ancora finita.

Che senso ha diffondere un dettagliato rapporto con così tanto ritardo (nell’era dell’informazione veloce…) e poi con dati aggiornati a 24 ore prima?

Ma le stranezze non finiscono qui perchè al report “privato” diffuso dal presidente non combacia quello del sottosegretario alla protezione civile, Mario Mazzocca, che sempre 48 ore dopo la scossa, diffondeva dati ufficiali della Protezione civile regionale molto diversi e parziali rispetto a quelli di D’Alfonso.

Solo per fare un esempio nei report inviati con ritardo da Mazzocca si parla di 1500 sfollati nella provincia di Teramo mentre la Prefettura e la Provincia parlavano di 3000, dato sostanzialmente confermato da D’Alfonso che ha anche il pregio di calcolare pure gli altri sfollati delle altre province.

Non c’è stata approssimazione ma solo scelte ben precise che hanno portato il presidente della Regione dopo tre ore dalla scossa in tv, 33 ore dopo a Roma da Renzi e solo 55 ore dopo a Montorio al Vomano uno dei centri più colpiti (oltre 2 mila sfollati).
Tutto questo ha generato caos e confusione se si pensa che l'agenzia Ansa alle 20 del 1 novembre parla di 500 "assistiti" in Abruzzo.

TUTTO TRANNE LA REALTA'

Difficile parlare, dunque, di «ottimo lavoro» come continuano a fare da giorni i maggiori rappresentanti istituzionali perchè proprio dal punto della comunicazione la falla è stata grossa e reiterata.

Giornali e televisioni hanno dato per due giorni notizie davvero distanti dalla realtà mentre appena 12 ore dopo la scossa PrimaDaNoi.it aveva parlato già di più di 3mila sfollati, con un titolo bello grosso che è rimasto il solo.

Il dato si è confermato ed accresciuto, per certo versi, 24 ore dopo quando il numero è salito tra i 3mila ed i 4mila.

Non è escluso che con le ore, rispetto al dato fornito dal presidente, ci possa esser un aumento delle persone bisognose di assistenza ma qualcuno deve dare spiegazioni sui ritardi informativi che gli stessi dati forniti da D’Alfonso testimoniano.

E poi c’è il capitolo danni che pure pare siano ingenti, specie nei centri piccoli e storici dove hanno ceduto proprio le costruzioni più antiche.

Così dopo la grande paura del sisma più violento da 36 anni, l’Abruzzo ha la grande soddisfazione di sdoganare il concetto di “danni percepiti”, un pò come se si trattasse di canicola o umidità. Una cosa è la temperatura e un’altra è quella percepita.



LA DISTORSIONE EFFETTO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE?

In Abruzzo è successa la stessa cosa e per molte ore si è pensato che non fosse successo quasi nulla…

Perchè questo corto circuito delle istituzioni?

Difficile dirlo, come è difficile smentire il concetto del sindaco di Civitella Casanova, Marco D’Andrea, che ha parlato di due realtà parallele: «quella virtuale-mediatica, dove con una tavola rotonda, un selfie o una mail (che noi dei piccoli comuni spesso non possiamo nemmeno leggere) si pensa di aver risolto il problema. E poi c’è quella reale che si vive sul fronte, fatta di problemi veri e reali che si devono risolvere rimboccandosi le maniche e spesso risolvere senza avere alcun mezzo o supporto».

A proposito di dimensione virtuale si registra quella di D’Alfonso, mai come in questo caso è sembrato affetto da presbiopia politica di chi mette a fuoco lontano (Roma ed i palazzi del potere) e non riesce a vedere nitidamente le cose che ha più vicino.

Cosa che deve essere venuta in mente anche al sindaco di Atri, Gabriele Astolfi, che ha contestato duramente la Regione perchè, dopo poche ore dalla scossa le informazioni erano poche ma i famosi centralinisti anonimi e pagati da ignoti hanno continuato a fare chiamate per conto del Presidente della Regione invitando tutti quelli che potevano al grande evento del 10 novembre: la visita del Premier Renzi dove bisogna far fare bella figura.

Non è difficile credere che Astolfi abbia ritenuto poco “sensibile” un tale invito in piena emergenza così a ridosso dell’evento ma anche questo potrebbe dare l’ennesimo indizio di quali siano le vere priorità: c’è un “sì’” da far votare che vale poltrone e potere, il resto viene dopo.



VELOCE MA NON SEMPRE

E a proposito di “dimensione virtuale” D’Alfonso scrive: «Il dossier rappresentato dalla Regione Abruzzo per la velocita' della consistenza dei dati ha riscontrato il riconoscimento degli interlocutori istituzionali».

Come dire: noi siamo stati velocissimi a conoscere per bene tutto quanto era successo ma poi lo abbiamo comunicato solo al Governo che era quello che ci interessava di più. Anche perchè così giornali e tv hanno “mitigato” l’effetto danni.

Un terremoto in piena campagna elettorale è una iattura doppia per chi ci si trova in mezzo e così sembra di “percepire” che determinati sindaci abbiano una facilità di comunicazione con l’ente Regione ed altri, invece, molto meno, solo per un caso i primi sono dell’area di centrosinistra (cioè quella che governa la Regione Abruzzo), mentre gli altri sono di schieramenti opposti.

PERCEZIONI POLITICHE

Sarà un caso ma è quello che si “percepisce” chiaramente, per esempio, anche dalle stesse dichiarazioni del sindaco Maurizio Brucchi (centrodestra) che reitera il concetto: «c'è un'errata percezione dei danni che Teramo, città capoluogo, ha avuto con questo terremoto: noi siamo soli a fronteggiare con i vigili del fuoco qualcosa come oltre 1.000 richieste di verifiche e sopralluoghi. Deve essere ben chiaro che in Abruzzo, il terremoto c'è stato soprattutto a Teramo e provincia».

E la risposta di D’Alfonso conferma la “difficoltà di dialogo”: «La differenza tra Teramo e i piccoli Comuni colpiti sta nella disponibilita' di competenze amministrative capaci di fronteggiare amministrativamente nei primissimi giorni la straordinarieta' degli accadimenti. Teramo citta' merita una condotta "multilivello" ad hoc che concorderemo con il Sindaco e il Prefetto nelle prossime ore».

Come a significare che con gli altri c’è maggiore sintonia, forse per la “disponibilità di competenze” mentre con il sindaco di Teramo….

Dunque Teramo può attendere nonostante le notizie che continuano a giungere come l' ultima emergenza dei due condomini di proprietà dell'Ater, in via Adamoli e in via Giovanni XXIII, nel quartiere di Colleatterrato dove i vigili del fuoco hanno sottolineato vizi di agibilità per le lesioni ai pilastri.

Da questa sera gli edifici inagibili nel territorio comunale sono 148 e le persone oggetto di Ordinanza di sgombero sono 306, cui vanno aggiunte le 300 che già sono ospitate nelle aree di accoglienza notturna per le quali sono già in corso le opportune verifiche.

Difficoltà di comunicazione, organizzazione e comprensione confermata ancora una volta anche da Mario Mazzocca che bacchetta a sua volta proprio il sindaco di Atri (quello che aveva contestato la Regione) perchè «non solo non ha richiesto alla nostra protezione civile l’effettuazione di sopralluoghi, ad oggi non ci risulta ancora aver aperto il COC (Centro Operativo Comunale). Per altro, contattato telefonicamente da operatori dell’Ospedale di Atri ed informato tempestivamente l’Assessore Paolucci, abbiamo subito verificato come in poche ore si è riusciti ad allocare i pazienti del Reparto di Rianimazione in altri presidi mettendoli in condizioni di sicurezza».

Insomma anche qui la “percezione” è che qualcosa abbia sfrenato la lingua e acuito il senso di critica.

Il terremoto (in piena campagna referendaria) non ci voleva proprio.