LA DENUNCIA

Comune Pescara: «governo Mascia mai determinato predissesto». Ma Diodati smentisce

Botta e risposta tra opposizione e maggioranza

Redazione PdN

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Comune Pescara: «governo Mascia mai determinato predissesto». Ma Diodati smentisce

PESCARA. «Il Governo di centrodestra guidato dal sindaco Albore Mascia non ha mai determinato alcun predissesto delle casse finanziarie del Comune. Finalmente dopo tre anni la verita' e' venuta a galla».

Festeggiano i consiglieri comunali di Forza Italia Marcello Antonelli, Luigi Albore Mascia, Eugenio Seccia, Fabrizio Rapposelli e Vincenzo D'Incecco, quelli di Pescara Futura con Carlo Masci, e Pescara in Testa dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale (del giugno scorso) che ha dichiarato illegittimo il provvedimento con cui nel 2013 il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha imposto al Comune di Pescara (ma anche a tutti gli altri comuni italiani) un taglio dei trasferimenti Imu quale 'fondo di solidarietà' mai sancito con un decreto del Presidente della Repubblica.

«Un taglio di 5 milioni di euro che di fatto ci fece chiudere il bilancio con un disavanzo inesistente, colpa del Governo Letta», hanno spiegato i consiglieri.

«Quella somma oggi dovrà essere restituita alla citta' che sta ingiustamente pagando tasse al massimo».

Lunedì il centrodestra porterà in Consiglio comunale un ordine del giorno con cui chiederà al sindaco Alessandrini di citare in giudizio il Ministero per l'Economia e le Finanze e il Ministero della Giustizia; se la proposta non dovesse essere approvata dalla maggioranza, Mascia & co valuteranno la possibilita' di attivare una class action con tutti i cittadini interessati.

Per colpa di quel taglio, insistono dal centrodestra, il bilancio 2013 si chiuse con un disavanzo di amministrazione di 4,2 milioni. Ma, se il Ministero non avesse tagliato quella somma si sarebbe chiuso il 2013, l'ultimo anno dell'amministrazione di centro-destra del sindaco Albore Mascia, con un avanzo d'amministrazione di 611mila euro, «smentendo in maniera chiara chi ci ha addebitato il predissesto del Comune di Pescara», hanno sottolineato i consiglieri di opposizione.

A seguito di quella sentenza il sindaco Alessandrini ha scritto alla Presidenza del Consiglio dei Ministeri inoltrando l'istanza di rimborso.

Si tratta di una cifra non prevista nel bilancio di previsione dell’Ente, in attesa della definizione della procedura, ma che nel caso in cui venisse restituita dallo Stato sarebbe di grande respiro per l’Amministrazione e per la città, perché potrebbe essere impiegata nella gestione di tutti i servizi, ovvero consentirebbe ulteriori risparmi per la comunità.

Ma questo non basta perche' nel 2013 i rimborsi che dovevano arrivare al Comune per la gestione del Tribunale da parte del Ministero della Giustizia, a fronte delle somme ingenti anticipate dal Comune stesso, non sono mai arrivati, e parliamo di 1,5 milioni per il 2011, 2,9 per il 2012 e 3,2 per il 2013, ovvero 7,7 di mancati rimborsi per spese gia' pagate dal Comune.

«Questo significa», hanno aggiunto dal centrodestra, «che, sommando tutte le somme dovute, la reale situazione di cassa del Comune di Pescara al 31 dicembre 2013 era pari a 14,9 milioni, perfettamente in linea con i fondi degli anni precedenti. Questo e' stato il presupposto errato per il quale il Comune di Pescara ha dichiarato il predissesto portando le tasse al massimo e penalizzando pesantemente la città».


«NON E’ COSI’»

Secondo l’assessore Diodati, se è vero che i 5 milioni restituiranno respiro alla città non è vero, invece, che hanno inciso sul baratro delle casse comunali.

«Preme sottolineare, se mai ce ne fosse ancora bisogno», spiega ancora l’assessore, «che le cause del predissesto sono riconducibili essenzialmente alla grave crisi di liquidità che, come argomentato anche dal Collegio dei revisori dei Conti in occasione del parere all’Assestamento generale di bilancio in data 25-11-2014 riteneva: “non più procrastinabile un intervento straordinario di riequilibrio dato che la situazione presenta criticità in grado di provocare il dissesto non sanabile con mezzi ordinari di gestione”».

Secondo l’esponente della giunta Alessandrini, la grave crisi finanziaria è stata acuita dalla drastica riduzione dei trasferimenti erariali passati dai 25 milioni circa del 2010 a meno di 4 milioni nel 2015, ma l’Amministrazione di allora, consapevole dei tagli subiti, avrebbe dovuto porre in essere le necessarie misure correttive sulla riduzione dei costi e sull’aumento delle entrate derivanti dalla fiscalità locale, «dal momento che nel 2013 vi erano ampi margini di manovra sotto questo punto di vista».