SANITA'

Asl Chieti. Lo strano caso della Pet Tac

Il primario di medicina nucleare chiede lumi al manager appena riconfermato

Redazione PdN

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Asl Chieti. Lo strano caso della Pet Tac
CHIETI. Una Pet Tac in leasing, posizionata nel piazzale al SS. Annunziata di Chieti, mette in crisi il “modello D’Alfonso” in sanità, quello dell’ascolto dei tecnici e degli addetti ai lavori per arrivare a soluzioni meditate e non frutto estemporaneo di questo o quel manager in carriera.
Perché è inutile chiamare a raccolta il personale sanitario ed ascoltare le sue segnalazioni, se poi il manager Asl non si serve di questi consigli. Come capita nell’impianto mobile attivato dalla Asl di Chieti dal 17 luglio 2012 per effettuare la Tac ad emissioni di positroni. Si tratta di un macchinario molto avanzato che ottiene immagini dettagliate dei processi funzionali del corpo umano e che evidenzia anomalie non visibili con gli esami radiologici tradizionali.
La Pet (positron emission tomography) Tac è molto utile in campo oncologico e consente diagnosi più precise e tempestive, possibilità di evitare la biopsia e percorsi terapeutici personalizzati. Ma proprio per questo è un macchinario molto complesso ed anche pericoloso nel suo funzionamento: infatti il paziente assume una sostanza molto simile al glucosio (chiamata Fluoro-desossi-glucosio - Fdg) alla quale viene legata una piccola quantità di materiale radioattivo che serve ad evidenziare le aree caratterizzate da un consumo anomalo del glucosio, quali, appunto, le lesioni tumorali. E la Tac permette di visualizzare con precisione la zona del corpo umano dove è localizzato l’anomalo assorbimento di glucosio.
Da due anni su questa Pet Tac, e recentemente durante l’estate durante un incontro sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, il dott. Alessandro Di Felice (già primario di medicina nucleare ed attualmente presidente dell’associazione primari ospedalieri) si scontra con il manager Asl Francesco Zavattaro, anche con l’aiuto dell’Intersindacale sanitaria che ha più volte chiesto chiarimenti sull’argomento. Il 24 giugno scorso il dott. Di Felice chiedeva a verbale di conoscere il percorso dei rifiuti radioattivi, chi fosse il responsabile del procedimento che aveva portato all’installazione di questa Pet Tac (visto che pur essendo in servizio come primario non era stato consultato) e quali fossero i sistemi di sicurezza adottati per i pazienti e per i dipendenti.

La risposta del manager non è stata affatto rassicurante, tanto che lo stesso Di Felice ha controreplicato. E del fatto sono stati informati il commissario D’Alfonso, l’assessore alla sanità Silvio Paolucci, il sub commissario Giuseppe Zuccatelli ed i Carabinieri del Nas. Ma nessuno sembra essersi mosso.
Scrive infatti la Asl:  il responsabile della strumentazione è l’ing. Vincenzo D’Amico, direttore della Uoc (unità operativa complessa Ingegneria clinica), i rifiuti biologi e la sicurezza del luogo di lavoro sono a carico della ditta aggiudicataria e la somministrazione del farmaco avviene in quattro sale dedicate. Risponde Di Felice: l’ingegnere sarà responsabile della procedura amministrativa, non certo di quella sanitaria (e comunque deve avere il titolo di “esperto qualificato” ai sensi della legge 241/2000, di cui non si fa cenno),  la gestione della Pet Tac deve avere autorizzazioni della Regione di cui non si fa cenno (soprattutto per l’isotopo radioattivo F. 18), qualche perplessità c’è – trattandosi di un mezzo mobile - sulle quattro sale di preparazione alla somministrazione del farmaco. Tutto chiaro per D’Alfonso che sabato scorso – insieme all’assessore Paolucci - sedeva accanto al sorridente neo riconfermato manager Francesco Zavattaro? E la direzione regionale della sanità, che dovrebbe fare da filtro a queste criticità, avrà preso qualche iniziativa? Senza dire che anche l’impegno assunto con l’Intersindacale sanitaria dal candidato ora governatore commissario prevedeva un apposito paragrafo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che alla Asl di Chieti viene delegata alla ditta aggiudicataria della fornitura.    

Sebastiano Calella