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Liste di attesa, nel mirino del neo ministro Grillo intramoenia e Cup

Incontro con le Regioni fissato per il 20 giugno

Redazione PdN

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Ministro Grillo

Ministro Grillo

ROMA. Prima azione politica del neo ministro della Salute Giulia Grillo su una delle note più dolenti del servizio sanitario pubblico, la gestione delle liste d'attesa e dell'intramoenia.

Il primo incontro fra il ministro e gli assessori regionali è previsto per il 20 giugno e le liste d'attesa sono fra i temi sul tavolo, con il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, indicato come prioritario dal nuovo capo del dicastero.

In vista del Piano nazionale del governo per tagliare i tempi il ministero ha inviato una circolare a Regioni e Province autonome - che dovranno rispondere entro 15 giorni - chiedendo in particolare informazioni sulle modalità di funzionamento delle "agende" delle strutture sanitarie pubbliche e di quelle private accreditate.

E di spiegare quali siano i criteri individuati per la determinazione dei volumi di attività istituzionale e di quelli di attività libero professionale intramuraria.

Non solo: se con l'offerta aziendale istituzionale non vengono garantite le prestazioni nei tempi massimi di attesa individuati dal Piano regionale, le Regioni dovranno spiegare quali misure siano previste, senza oneri aggiuntivi a carico degli assistiti, e se queste misure vengano effettivamente applicate.

"Basta con la vergogna di ottenere una mammografia dopo 13 mesi, di aspettare fino a un anno una colonscopia, una visita oncologica o neurologica, salvo pagare di tasca propria, impoverendosi sempre di più e facilitando gli affari ai privati", ha scritto il ministro in un post su facebook in mattinata.

E ancora: "Cercheremo di adottare un'adeguata strategia di cambiamento per debellare un fenomeno odioso, che mina l'equità, l'uniformità di trattamento sanitario in tutta Italia, che fa carta straccia della trasparenza, dell'informazione ai cittadini e che attacca alla radice l'universalità del Servizio sanitario pubblico".

Nella circolare a Regioni e province si chiede prima di tutto se le prestazioni vengano effettivamente prenotate attraverso il Centro Unico di Prenotazione (Cup) e se vi facciano capo tutte le "agende" delle strutture sanitarie pubbliche e quelle private accreditate.

In caso contrario, dovrà essere comunicato il numero delle prestazioni prenotate tramite Cup e il numero complessivo delle prestazioni erogate.

Le amministrazioni locali dovranno spiegare quali misure abbiano previsto, senza oneri aggiuntivi a carico degli assistiti, nel caso in cui le prestazioni non vengano garantite nei tempi massimi di attesa previsti dal Piano regionale.

L'iniziativa del ministro intanto ha sollevato qualche preoccupazione.

Il governatore della Toscana Enrico Rossi, pur plaudendo l'azione contro le liste di attesa, ha sottolineato l'importanza di spiegare quali risorse si intenda impegnare. Indirettamente la risposta è arrivata dal coordinatore del Tribunale dei diritti del malato Tonino Aceti: "Le risorse sono importanti, ma alcune cose sulle liste d'attesa si possono già fare", ha detto. Insomma, quello del ministero è il primo passo per mettere mano al secondo motivo, dopo quello economico, che spinge 13 milioni di italiani a rinunciare alle cure, come è emerso dall'Indice di Performance Sanitaria realizzato dall'Istituto Demoskopika.

Sull'argomento parla ancor più chiaro la prima ricerca su tempi e costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali, nell'arco di 3 anni (2014-2017), commissionata dalla Funzione Pubblica Cgil: la media di attesa per una visita è di 65 giorni, contro i 7 nel privato e 6 in intramoenia. La ricerca, uscita in marzo, è stata fatta su un campione di oltre 26 milioni di cittadini in Lombardia, Veneto, Lazio e Campania.